 |
 |
 |
 |
 |
Mario
Almerighi
Mario Almerighi è Presidente della IX sezione
penale del Tribunale di Roma. |
maggio 2002
a cura di Enrico Natoli e Maria Mazzei
|
 |
|
 |
Mentre
vedevo il film mi è venuta unidea che
io propongo a questa platea, agli organizzatori.
Io ho pensato anche raccogliendo alcuni spunti dellintroduzione
di Marco Travaglio. In questi giorni abbiamo assistito
a tutto un balletto di interpretazione e di interventi
che riguardano Giovanni Falcone e il suo pensiero
ciascuno a proprio uso e consumo. Questopera
meritoria di Giorgio Bongiovanni e dei suoi collaboratori
credo che sia un lavoro che dovrebbe essere divulgato
il più possibile; credo che la proiezione
di questo filmato sia proprio un fatto di democrazia
per questo paese. Proiettarlo alla televisione,magari
al posto di una trasmissione di Pippo Baudo e/o
di altri. Anche perché è un filmato
che non si innesta nella scia delle dichiarazioni
ad uso di fini di parte a cui abbiamo assistito
in questi giorni.
E la riproduzione del pensiero autentico di
Falcone e Borsellino. E giusto che gli italiani
conoscano direttamente il pensiero di Falcone e
Borsellino. Allora io penso che potrebbe partire
da qui, da questa sera scusate, io sono un
ottimista di natura ma no credo che se Bongiovanni
presentasse il suo documentario a qualsiasi delle
tv private o pubbliche non credo che verrebbe accolto,
quindi probabilmente una cosa del genere sarebbe
possibile solo attraverso una spinta che venga dal
basso, come si diceva una volta, cioè da
noi, attraverso una petizione, una raccolta di firme
che chieda alla televisione, a qualsiasi televisione,
la proiezione di questo film. Questa è una
proposta che faccio qui e credo che valga molto
di più delle quattro cose io adesso andrò
a dire con la vostra pazienza a voi.
Vorrei partire da un sentimento che ha accompagnato
Falcone fino alla sua fine, ad una profonda sofferenza
delluomo che riusciva a sopportare grazie
al suo alto senso dellironia. Da cosa nasceva
questa sofferenza delluomo? Qualcuno in questi
giorni ha scritto che Falcone è sempre stato
sconfitto: si è presentato come consigliere
istruttore al tribunale di Palermo ed è stato
sconfitto, come superprocuratore è stato
sconfitto, si è presentato al Consiglio Superiore
della Magistratura ed è stato sconfitto,
ci sono tante spiegazioni sul punto di come sai
stata vissuta la figura di Falcone nellambito
della magistratura.
Si va dalle invidie, alla denuncia di protagonismo
a tutta una serie di altre componenti, ma devo dire
che il suo isolamento allinterno della magistratura
sia stata una conseguenza del fatto che Giovanni
Falcone era uomo delle istituzioni, aveva una cultura
istituzionale che purtroppo nel nostro paese no
è molto diffusa. E questa solitudine lo ha
accompagnato anche nel suo rapporto con lo stato.
quello che la mia testimonianza vuole proprio denunciare
lesigenza che questa sofferenza non prosegua
anche dopo la morte, perché quando era vivo
poteva difendersi con lironia o rintuzzando
questo tirarlo per la giacchetta da una parte
o dallaltraadesso purtroppo non può
difendersi dobbiamo farlo noi.
E vero che Giovanni era un uomo delle istituzioni;
il problema è che le istituzioni lo avevano
lasciato solo. Questo volersi appropriare
da parte di tutti del patrimonio che ci ha
lasciato Giovanni Falcone è la riproduzione
cinematografica di quello che succedeva quando era
vivo. Lindomani dellattentato dellAddaura:
è stata lunica volta che lho
visto spaventato, perché il giorno dopo mi
disse Da oggi sono più solo, anche
nei confronti dello stato. La verità.
Io non voglio fare polemica ma non voglio neanche
soggiacere a questa sorta di imposizione a livello
di mass media che è passata in questi giorni
in cui il messaggio esclusivo è stato: Giovanni
è un eroe dello stato, Giovanni appartiene
a tutti, tutti hanno il diritto di piangerlo.
Allora io non voglio fare polemica, ma qualcosa
devo pur dire. Che cosa è che ha determinato
nella vita di Giovanni questa sua solitudine? Nel
nostro paese prevale la cultura dellappartenenza,
quello che conta è il potere del gruppo,
il poter del partito, o il potere perché
no? della corrente di magistrati. Giovanni
soffriva per questo. Oggi sarebbe indicato, se fosse
ancora vivo (come fu indicato subito dopo lAddaura),
come una toga rossa, né più
né meno come vengono indicati i magistrati
di Milano. E stupefacente quello che dice
Totò Riina! Io mentre parlava Totò
Riina pensavo a qualcun altro. [applauso].
Falcone non è un patrimonio di parte, nessuno
se ne può appropriare. Falcone è un
patrimonio dello stato, nel senso astratto perché
uomo delle istituzioni. Ma possiamo indicarlo come
simbolo di questo stato? di uno stato che combatte
attraverso la legge sulle rogatorie la cooperazione
internazionale voluta dallintera Europa? Di
uno stato che con la legge Lunardi crea delle difficoltà
per i controlli con la legge sugli appalti pubblici?
Di uno stato che abroga la legge sul falso in bilancio
che è la legge di cui pubblici ministeri
di Milano si sono serviti per arrivare alla corruzione,
alla collusione tra imprenditoria e politica, con
implicazioni anche della criminalità mafiosa?
E uno stato che può permettersi il
lusso di indicare Giovanni Falcone come suo simbolo
uno stato che presiede una legge e un disegno di
legge attuale che prevede la condanna fino a 18
anni di galera per il magistrato che abusando delle
sue funzioni condanna limputato ingiustamente
senza nulla dire, nellipotesi di abuso di
potere, dellassoluzione?
Ecco, io credo, a differenza di molti, sicuramente
più ottimisti di me, che con la morte di
Falcone è iniziata anche la morte del processo,
degli strumenti giudiziari dei quali Giovanni Falcone
si serviva. Io penso che in un paese dove cè
un fatturato della mafia, della criminalità
organizzata di 100 mila miliardi di lire allanno
dove vanno a finire questi soldi? Cosa ha fatto
lo stato in tutti questi 10 anni per cercare di
capire quale fosse il flusso di quel denaro che
certamente la mafia ha fatto di tutto per investire.
Io credo che la mafia faccia politica non solo con
la violenza; e purtroppo devo dire che ricorre alla
violenza solo quando la violenza serve alla sua
politica.
E allora io penso che noi abbiamo un grande debito,
noi paese, per fare in modo di poter dire che Giovanni
Falcone è un simbolo rappresentativo dello
stato italiano, un impegno politico perché
vengano curate le patologie denunciate dai giudici.
Chiediamo un ritiro della delega. Il mondo politico
litiga per appropriarsi anche delle indagini giudiziarie,
strumentalizzando lesito delle indagini giudiziarie
e cercare di avere il consenso elettorale, senza
cercare di avere il consenso per affrontare le malattie
evidenziate dai giudici. Io credo che anche nella
magistratura ci siano dei punti da chiarire, ci
sia un debito nei confronti di Giovanni Falcone:
più passano gli anni più io vedo i
giudici assomigliare a degli skippers nella barca
a vela. Io mi rendo conto che la magistratura non
può essere unisola felice in un mondo
che non lo è quale quello della nostra democrazia.
Però e concludo i giudici hanno
il dovere di non guardare il vento prima di organizzare
la prua della barca. Hanno di dovere di remare qualsiasi
vento ci sia. Questa è lindipendenza
come la concepiva Giovanni Falcone, e per questo
è stato isolato sia nellambito delle
istituzioni sia nellambito della magistratura.
Io credo che il giorno in cui potremo dire che la
mafia è sconfitta, che sono recisi i legami
tra mafia e politica, solo quel giorno potremo dire
che Giovanni Falcone è un patrimonio di tutti,
è un patrimonio dello stato. |
 |
|
 |
|
 |
|
|
 |
|
 |
 |
|
 |
 |
Beni
confiscati
la realtà di chi lavora sulla confisca e il riutilizzo
dei beni appartenuti alla mafia |
 |
 |
Storia
e Memoria
Eventi recenti e meno recenti, persone che non possono essere
dimenticate |
 |
 |
Testimoni
Persone che hanno affrontato le mafie a viso aperto |
 |
 |
Cittadini
attivi
Il problema delle mafie affrontato quotidianamente |
 |
 |
Cultura
Storici, giornalisti, scrittori, punti di vista a confronto
con le mafie |
| |
|
|
|