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(...)
Siamo tanti, siamo tanti e ce ne sono tanti altri.
Dicevo prima a una giornalista, venendo qui, che
mi diceva partendo da via D'Amelio "Siamo in
pochi"... ho detto no, aspettiamo di essere
all'albero Falcone per vedere quanti siamo.
Ecco, io vorrei dire a quella giornalista che avevo
ragione io, non è vero che siamo in pochi,
siamo in tanti, pensiamo ai tanti che sono a casa,
pensiamo ai tanti che sono al lavoro ma che sono
anche qui con il cuore, con la mente, che sono insieme
a noi. Pensiamo ai tanti che sono a casa e che non
sono potuti venire.
Dicevo proprio questo, io prima non avevo mai partecipato
ad una manifestazione, ma non per questo ero mafiosa,
o indifferente per qualcosa che non mi interessava.
Mi interessava, mi stava a cuore, ma la vivevo in
maniera diversa.
Il problema è che oggi abbiamo la necessità
di essere qui, di stare insieme, di farci vedere
anche dagli altri, quegli altri che pensano di poter
vincere un'altra volta (si riferisce ai mafiosi,
ndr).
C'è stato un momento nella storia di questi
ulmtimi dieci anni in cui avevamo pensato che ce
la potevamo fare, che stavamo lì lì,
che il risultato stava per arrivare, che davvero
stavamo risolvendo un problema così grave,
così terribile, che ci aveva schiavizzato
per tanti anni e poi con la nostra rabbia, con la
nostra volontà, con la nostra capacità
di reagire eravamo riusciti a ottenere dei risultati.
E poi, come sempre, quasi per magia o per incantesimo
quando sembra di toccare il risultato... non è
la prima volta che succede a Palermo, è vero?
Quando sembra che stiamo per raggiungere un risultato
importante... bum, crolla di nuovo tutto quanto
e si ricomincia tutto da capo.
Io credo che stiamo ricominciando da capo in qualche
modo però ci portiamo dentro tutto quello
che in questi anni avevamo conservato, dentro il
cuore, forse con una punta di delusione pensando
che non fosse più possibile.
E invece è possibile, io lo so, io ci credo.
Adesso, ancora di più ci credo. Io ho un
osservatorio privilegiato, vado tutti i giorni nelle
scuole, sono ridiventata un'utente della scuola,
e quando con quanto entusiasmo, con quanta... foga,
davvero, con quanta serietà i nostri bambini
rispettano le sollecitazioni... penso che se ognuno
di noi, ognuno di voi che siete qui o che c'erano
stamattina diventerà contagioso e riuscirà
a coinvolgere ancora tante persone, veramente penso
che ce la possiamo fare. Però non possiamo
fermarci più. Non possiamo fare soste in
questo cammino, come i nostri tedofori che stanno
andando verso lo Stadio Comunale. Non possono fermarsi,
sedersi sul marciapiede, fumarsi una sigaretta e
perdere tutto. (...) Dobbbiamo continuare a camminare.
Ricordo i giorni successivi alla morte di Giovanni,
di Francesca e dei ragazzi della scorta. Ricordo
Paolo in quei giorni, ricordo il suo dolore, ma
ricordo anche la sua voglia di fare. Ci diceva "devo
fare in fretta, perchè non ho tempo",
e lui sapeva perfettamente cosa stava dicendo, eravamo
noi che non capivamo. Non aveva tempo perchè
sapeva perfettamente che da vivere ormai gli restava
ben poco , lo sapeva con certezza, ne era perfettamente
consapevole. Però quando c'era una manifestazione
per ricordare Giovanni, lui non mancava mai. E io
ricordo una sera, tornò a casa e ci raccontò,
con un sorriso - aveva ritrovato quel sorriso che
dopo la morte di Giovanni non aveva più -,
ci raccontò di questi bambini che avevano
parlato di Giovanni, che avevano lanciato i palloncini,
che erano stati capaci di vivere con gioia anche
la memoria di Giovanni.
Ecco, oggi io credo che Paolo veramente è
felice di tutto quello che questa città è
riuscita a fare per ricordare Giovanni, perchè
oggi davvero - io credo stamattina in particolare
- abbiamo vissuto la gioia della memoria, perchè
i nostri bambini ci hanno fatto questo dono straordinario,
ci hanno fatto capire che la vita vince sulla morte,
che bisogna viverla gioiosamente, perchè
(viverla senza gioia, ndr) è quello che loro
vorrebbero, loro (i mafiosi, ndr) hanno affrontato
tantissime difficoltà spesso sul sorriso
sulle labbra, qualche volta senza riuscire nemmeno
a sorridere, ma sicuramente non si sono fermati
mai. Adesso basta perchè la commozione altrimenti
mi prende e io non voglio, non voglio. Perchè
tengo fede a una mia promessa: non ho mai voluto
piangere per la morte di Paolo perchè mi
sembrava di perder tempo, non possiamo perdere tempo.
Allora vi dò una comunicazione, mi metto
una veste ufficiale e mi faccio portavoce di un
qualcosa che si è realizzato e si vuole realizzare.
Io non so se voi ricordate che tempo fa, quando
vennero tolte le scorte ai magistrati, ci furono
delle persone (Dario Fo, Franca Rame, Nino Caponnetto)
che fecero un appello, dissero: paghiamo noi le
scorte ai magistrati, facciamo un appello per raccogliere
fondi che poi manderemo al Capo dello Stato perchè
li utilizzi per pagare la scorta ai magistrati visto
che si disse anche che era un problema di fondi,
di soldi. Ebbene quella raccolta andò avanti
per diversi mesi, si raccolse una certa cifra, non
quanto di preciso anche se ero garante di quella
raccolta e di qual fondo. Oggi, siccome non è
una cifra certamente sufficiente a pagare una scorta
a tutti i magistrati a cui è stata tolta,
si è deciso di utilizzare quei fondi in maniera
diversa. Io sono stata incaricata di dare questa
informazione qui a Palermo (...).
Questa iniziativa si chiama "Diamo ai bambini
la possibilità di vedere tutelati i loro
diritti". Il diritto al gioco, al sorriso,
alla salute, all'istruzione, tutti quei diritti
che appartengono ai bambini e che troppo spesso
nella nostra società vengono calpestati.
Si è deciso allora di individuare alcune
delle tantissime realtà che vi sono a Palermo
e in provincia e di devolvere questi fondi - non
vi so dire la cifra, ripeto, lo saprete poi dai
giornali - al Centro S. Chiara, all'Albergheria,
all'Ass. di quartiere di Monreale e di Salina di
Trabia, alle Suore Missionarie della Carità,
cioè le suore di Madre Teresa di Calcutta
che operano alla Kalsa. L'ultimo soggetto individuato
necessita di una spiegazione.
Voi sapete che Libera e l'Arci organizzano ogni
anno una Carovana Nazionale Antimafia che percorre
le strade della Sicilia, dei quartieri di Palermo,
e per i paesi della Sicilia, e al seguito della
Carovana Antimafia c'era Lucignolo.
Lucignolo era un ludobus, che si fermava nelle piazze
e nei quartieri, e che a un certo punto s'è
fermato perchè non ce la faceva più
a camminare (...) Un contributo verrà dato
per l'acquisto di un nuovo Lucignolo perchè
i bambini possano vedere garantito il loro diritto
al gioco. Io credo che dovremmo ringraziare tutta
l'Italia per aver contribuito in questo modo a conservare
e a garantire i diritti più elementari dei
nostri bambini, che saranno gli adulti di domani
e, se vivranno bene questa loro infanzia, saranno
sicuramente degli adulti migliori. |
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Beni
confiscati
la realtà di chi lavora sulla confisca e il riutilizzo
dei beni appartenuti alla mafia |
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Storia
e Memoria
Eventi recenti e meno recenti, persone che non possono essere
dimenticate |
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Persone che hanno affrontato le mafie a viso aperto |
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Il problema delle mafie affrontato quotidianamente |
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Cultura
Storici, giornalisti, scrittori, punti di vista a confronto
con le mafie |
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