Rita Borsellino

Ascolta l'audio dell'intervento
(prima parte)


Ascolta l'audio dell'intervento
(seconda parte)

Rita Borsellino è vicepresidente dell'associazione Libera e sorella del magistrato ucciso dalla mafia

maggio 2002
a cura di Enrico Natoli e Maria Mazzei
(...) Siamo tanti, siamo tanti e ce ne sono tanti altri. Dicevo prima a una giornalista, venendo qui, che mi diceva partendo da via D'Amelio "Siamo in pochi"... ho detto no, aspettiamo di essere all'albero Falcone per vedere quanti siamo.
Ecco, io vorrei dire a quella giornalista che avevo ragione io, non è vero che siamo in pochi, siamo in tanti, pensiamo ai tanti che sono a casa, pensiamo ai tanti che sono al lavoro ma che sono anche qui con il cuore, con la mente, che sono insieme a noi. Pensiamo ai tanti che sono a casa e che non sono potuti venire.

Dicevo proprio questo, io prima non avevo mai partecipato ad una manifestazione, ma non per questo ero mafiosa, o indifferente per qualcosa che non mi interessava. Mi interessava, mi stava a cuore, ma la vivevo in maniera diversa.
Il problema è che oggi abbiamo la necessità di essere qui, di stare insieme, di farci vedere anche dagli altri, quegli altri che pensano di poter vincere un'altra volta (si riferisce ai mafiosi, ndr).
C'è stato un momento nella storia di questi ulmtimi dieci anni in cui avevamo pensato che ce la potevamo fare, che stavamo lì lì, che il risultato stava per arrivare, che davvero stavamo risolvendo un problema così grave, così terribile, che ci aveva schiavizzato per tanti anni e poi con la nostra rabbia, con la nostra volontà, con la nostra capacità di reagire eravamo riusciti a ottenere dei risultati.
E poi, come sempre, quasi per magia o per incantesimo quando sembra di toccare il risultato... non è la prima volta che succede a Palermo, è vero? Quando sembra che stiamo per raggiungere un risultato importante... bum, crolla di nuovo tutto quanto e si ricomincia tutto da capo.

Io credo che stiamo ricominciando da capo in qualche modo però ci portiamo dentro tutto quello che in questi anni avevamo conservato, dentro il cuore, forse con una punta di delusione pensando che non fosse più possibile.
E invece è possibile, io lo so, io ci credo. Adesso, ancora di più ci credo. Io ho un osservatorio privilegiato, vado tutti i giorni nelle scuole, sono ridiventata un'utente della scuola, e quando con quanto entusiasmo, con quanta... foga, davvero, con quanta serietà i nostri bambini rispettano le sollecitazioni... penso che se ognuno di noi, ognuno di voi che siete qui o che c'erano stamattina diventerà contagioso e riuscirà a coinvolgere ancora tante persone, veramente penso che ce la possiamo fare. Però non possiamo fermarci più. Non possiamo fare soste in questo cammino, come i nostri tedofori che stanno andando verso lo Stadio Comunale. Non possono fermarsi, sedersi sul marciapiede, fumarsi una sigaretta e perdere tutto. (...) Dobbbiamo continuare a camminare.

Ricordo i giorni successivi alla morte di Giovanni, di Francesca e dei ragazzi della scorta. Ricordo Paolo in quei giorni, ricordo il suo dolore, ma ricordo anche la sua voglia di fare. Ci diceva "devo fare in fretta, perchè non ho tempo", e lui sapeva perfettamente cosa stava dicendo, eravamo noi che non capivamo. Non aveva tempo perchè sapeva perfettamente che da vivere ormai gli restava ben poco , lo sapeva con certezza, ne era perfettamente consapevole. Però quando c'era una manifestazione per ricordare Giovanni, lui non mancava mai. E io ricordo una sera, tornò a casa e ci raccontò, con un sorriso - aveva ritrovato quel sorriso che dopo la morte di Giovanni non aveva più -, ci raccontò di questi bambini che avevano parlato di Giovanni, che avevano lanciato i palloncini, che erano stati capaci di vivere con gioia anche la memoria di Giovanni.

Ecco, oggi io credo che Paolo veramente è felice di tutto quello che questa città è riuscita a fare per ricordare Giovanni, perchè oggi davvero - io credo stamattina in particolare - abbiamo vissuto la gioia della memoria, perchè i nostri bambini ci hanno fatto questo dono straordinario, ci hanno fatto capire che la vita vince sulla morte, che bisogna viverla gioiosamente, perchè (viverla senza gioia, ndr) è quello che loro vorrebbero, loro (i mafiosi, ndr) hanno affrontato tantissime difficoltà spesso sul sorriso sulle labbra, qualche volta senza riuscire nemmeno a sorridere, ma sicuramente non si sono fermati mai. Adesso basta perchè la commozione altrimenti mi prende e io non voglio, non voglio. Perchè tengo fede a una mia promessa: non ho mai voluto piangere per la morte di Paolo perchè mi sembrava di perder tempo, non possiamo perdere tempo.

Allora vi dò una comunicazione, mi metto una veste ufficiale e mi faccio portavoce di un qualcosa che si è realizzato e si vuole realizzare. Io non so se voi ricordate che tempo fa, quando vennero tolte le scorte ai magistrati, ci furono delle persone (Dario Fo, Franca Rame, Nino Caponnetto) che fecero un appello, dissero: paghiamo noi le scorte ai magistrati, facciamo un appello per raccogliere fondi che poi manderemo al Capo dello Stato perchè li utilizzi per pagare la scorta ai magistrati visto che si disse anche che era un problema di fondi, di soldi. Ebbene quella raccolta andò avanti per diversi mesi, si raccolse una certa cifra, non quanto di preciso anche se ero garante di quella raccolta e di qual fondo. Oggi, siccome non è una cifra certamente sufficiente a pagare una scorta a tutti i magistrati a cui è stata tolta, si è deciso di utilizzare quei fondi in maniera diversa. Io sono stata incaricata di dare questa informazione qui a Palermo (...).

Questa iniziativa si chiama "Diamo ai bambini la possibilità di vedere tutelati i loro diritti". Il diritto al gioco, al sorriso, alla salute, all'istruzione, tutti quei diritti che appartengono ai bambini e che troppo spesso nella nostra società vengono calpestati. Si è deciso allora di individuare alcune delle tantissime realtà che vi sono a Palermo e in provincia e di devolvere questi fondi - non vi so dire la cifra, ripeto, lo saprete poi dai giornali - al Centro S. Chiara, all'Albergheria, all'Ass. di quartiere di Monreale e di Salina di Trabia, alle Suore Missionarie della Carità, cioè le suore di Madre Teresa di Calcutta che operano alla Kalsa. L'ultimo soggetto individuato necessita di una spiegazione.
Voi sapete che Libera e l'Arci organizzano ogni anno una Carovana Nazionale Antimafia che percorre le strade della Sicilia, dei quartieri di Palermo, e per i paesi della Sicilia, e al seguito della Carovana Antimafia c'era Lucignolo.
Lucignolo era un ludobus, che si fermava nelle piazze e nei quartieri, e che a un certo punto s'è fermato perchè non ce la faceva più a camminare (...) Un contributo verrà dato per l'acquisto di un nuovo Lucignolo perchè i bambini possano vedere garantito il loro diritto al gioco. Io credo che dovremmo ringraziare tutta l'Italia per aver contribuito in questo modo a conservare e a garantire i diritti più elementari dei nostri bambini, che saranno gli adulti di domani e, se vivranno bene questa loro infanzia, saranno sicuramente degli adulti migliori.
> speciali > torna su
A Palermo
L'indice dello speciale
Beni confiscati
la realtà di chi lavora sulla confisca e il riutilizzo dei beni appartenuti alla mafia
Storia e Memoria
Eventi recenti e meno recenti, persone che non possono essere dimenticate
Testimoni
Persone che hanno affrontato le mafie a viso aperto
Cittadini attivi
Il problema delle mafie affrontato quotidianamente
Cultura
Storici, giornalisti, scrittori, punti di vista a confronto con le mafie