 |
 |
 |
 |
 |
Don
Luigi Ciotti
Ascolta l'audio dell'intervento
Don Luigi Ciotti è il presidente
di Libera, l'associazione antimafia che racchiude
oltre seicento associazioni su tutto il territorio
nazionale. |
maggio 2002
a cura di Enrico Natoli e Maria Mazzei
|
 |
|
 |
Mi dispiace dovere dire una verità
sacrosanta e scomoda, che non piacerà certamente
a qualcuno. La mafia non morirà mai, cari
amici, se non cambia la politica e un certo modo
di fare politico. Ma questo esame di coscienza non
è rivolto solo a quelli di oggi, ma rivolto
a quelli che ci hanno accompagnato anche nell'arco
di questi anni.
Perchè non dimenticando il positivo, non
dimenticando l'onestà di molti e la coerenza,
ci sono state troppe leggi frutti di compromessi
e di alibi, che ci hanno portato a questo risultato.
Ma la mafia non morirà anche se non sentiamo
più prepotente il bisogno del nostro impegno,
della nostra continuità.
Amici, siamo chiamati per nome tutti a mettere quel
di più che è necessario! Chiunque:
associazioni, persone... dov'erano molti nell'arco
di questi anni?
Allora è necessario certamente un ruolo della
politica che noi dobbiamo tallonare... non dobbiamo
fare sconti a nessuno, dobbiamo far emergere il
positivo e riconoscere l'impegno e l'onestà
di molti uomini politici che hanno fatto bene in
questi anni, e anche chiamare per nome quelli che
hanno schiacciato tutto questo.
Ma dall'altra parte, vi prego, è necessario
il nostro impegno: umile, coerente, fatto di continuità.
Ma c'era un passaggio che volevo condividere con
voi, che è ancora più inquietante
delle mafie. Sapete qual è, sullo stesso
piano e sulla stessa forza... è un orizzonte
culturale, che passa in pillole, che penetra nelle
nostre case, in cui quello che conta è l'apparire,
l'immagine, il potere, la forza, il possesso, il
denaro.
Abbiamo forme di pubblicità - anche qui da
non generalizzare, vi prego - che non vendono più
solo prodotti, ma stili di vita, che sono gli stessi
"valori" delle mafie.
Provate a pensare perchè il potere, il possesso,
il denaro, la forza, sono gli stessi "valori".
E quindi un occhio d'attenzione là, ma l'altro
occhio deve essere attento a quell'orizzonte culturale
che ci sta fregando tutti, di fronte al quale tutti
siamo chiamati, mai come in questo momento, ad avere
il coraggio di essere delle persone inadeguate a
quest'orizzonte culturale.
Ma faremmo torto a Falcone, a Francesca, ai ragazzi
della scorta e a tutti gli altri, se non dicessimo
con chiarezza qui - a fianco delle cose importanti
e positive: la nostra stima e la riconoscenza a
questi magistrati, alle forze dell'ordine, a quel
positivo che c'è, ripeto, di uomini con ruoli
e competenze diverse... a quella politica vera.
Ma faremmo torto se non gridassimo con forza che
nel nostro paese si sta perdendo la percezione del
senso dell'illegalità.
Soprattutto, io faccio fatica, di fronte a dei ragazzini
che noi non vogliamo prendere in giro, che hanno
voglia, che accompagnati dai loro insegnanti ed
animatori, fanno in tutt'Italia percorsi per educarci
e educare alla responsabilità, alla legalità.
Facciamo fatica quando ci sono degli scenari di
persone che calpestano la legalità.
Perchè quelle modifiche, quelle leggi...
che mentre molti si autoassolvono in questo paese,
tanti poveri cristi pagano il prezzo e continuano
a pagarlo. Allora no... e penso a fatica, anche
se con rispetto e mai generalizzando, alla fatica
di molte vittime e di molti testimoni di giustizia
che si sono ritrovati in una condizione certamente
non facile. A volte infatti dimenticati, non adeguatamente
sostenuti, dopo aver messo in gioco tutto il loro
contributo per costruire giustizia in questo paese.
Ci vuole quella continuità, quella veemenza...
allora certamente dipende dalla politica, ma dipende
anche dall'impegno di ciascuno di noi. E chiediamo
questa coerenza.
L'ultima cosa, che mi sembra importante dire: nell'abbracciare
Francesca, Giovanni... ci sono deglia nniversari
che usano le persone e stravolgono la storia, e
altri che rinnovano la memoria, la gratitudine e
l'impegno. Dipende da noi, dalla nostra capacità
di sconfiggere anche la mafia che molte volte è
presente anche in molti nostri atteggiamenti, come
ci ricordava Rita Atria.
La mafia della passività e dell'indifferenza,
la mafia della retorica e delle parole vuote, la
mafia della rassegnazione e del delegare.
Questo decennale, amici, può essere una grande
occasione e una forte testimonianza, oppure può
essere la certificazione di un ritrovato "status
quo", di un nuovo equilibrio fra poteri, di
una nuova resa morale e culturale nei confronti
delle logiche mafiose e delle connivenze politiche.
Che questo non avvenga, ripeto, dipende anche da
noi, anche di quei gruppi che sono già impegnati.
(...) Grazie. |
 |
|
 |
|
 |
|
|
 |
|
 |
 |
|
 |
 |
Beni
confiscati
la realtà di chi lavora sulla confisca e il riutilizzo
dei beni appartenuti alla mafia |
 |
 |
Storia
e Memoria
Eventi recenti e meno recenti, persone che non possono essere
dimenticate |
 |
 |
Testimoni
Persone che hanno affrontato le mafie a viso aperto |
 |
 |
Cittadini
attivi
Il problema delle mafie affrontato quotidianamente |
 |
 |
Cultura
Storici, giornalisti, scrittori, punti di vista a confronto
con le mafie |
| |
|
|
|