Frammenti

Quella che segue è una raccolta di pensieri di uomini e donne siciliane, cittadini comuni, rappresentanti delle istituzioni impegnati nella lotta alla mafia al di fuori dei riflettori dei media, persone che abbiamo incrociato in questi due giorni di avvenimenti legati al ricordo di Giovanni Falcone.
maggio 2002
a cura di Enrico Natoli e Maria Mazzei
Appunti da Palermo

- Io le so le cose. So chi è mafioso, tutti sanno chi sono i mafiosi in città. Ma che devo fare, devo parlare? Nel mio palazzo ho provato a smuovere i condomini, ma alla fine sappiamo tutti che ci andiamo a cacciare in cose più grandi di noi. E per cosa?
Io lo so che se faccio i nomi, se racconto quello che vedo, finisce che me ne devo andare da Palermo. E chi ha famiglia, chi deve crescere dei bambini, come fa a prendere una decisione così?

- Le celebrazioni di quest'anno mi hanno risvegliato. Mi ero addormentato, assuefatto all'idea dell'esistenza della mafia, era come se non ci pensassi più perchè sapevo che le cose vanno così e che non si può fare nulla per cambiare. Però è vero, non ci si può abituare.

- La storia che la mafia è diventata invisibile è vera fino a un certo punto. Qui a Palermo chiunque sa che in certe zone tutti i negozianti pagano il pizzo. E' su quello che si basa ancora la mafia, sul controllo del territorio e su un'entrata sicura.
I negozi che non pagano sono in qualche modo controllati o gestiti dalle famiglie mafiose.

- Palermo è una città piena di contraddizioni. E' vero, c'è la presenza della morte, ci sono le strade che ricordano le stragi, gli attentati, gli omicidi. Ma ci sono anche degli sprazzi di vita incontrollabili...

- I magistrati non hanno tutto il potere di cui si legge nei giornali. Possono proporre il rinvio a giudizio per qualcuno che si ritiene implicato in fatti criminosi, ma poi è il giudice che dà il parere finale.

- Falcone e Borsellino rischiano di diventare due santini, peggio di Padre Pio. Chiunque può attaccare il santino al muro e dire di essere stato un grande amico di queste due persone...

Via Mariano D'Amelio


- Il giorno dell'attentato a Borsellino, il botto dell'esplosione si è sentito fino a Pallavicino... a distanza di un chilometro c'erano palazzi con le finestre rotte, per l'onda d'urto sembrava che ci fosse il terremoto, il mio palazzo ha ondeggiato... e chi se lo dimentica questo?
Ci sono persone che abitavano al primo piano del palazzo di via D'Amelio che si sono ritrovate pezzi di corpo umano in casa; se ne sono andate, non hanno resistito. Quel giorno Palermo sembrava Beirut...

- Ci sono state delle belle iniziative in questi giorni, a partire da quelle in ricordo di Peppino Impastato. Ma ora è tempo di ritornare a lavorare nei quartieri, nelle scuole, giorno dopo giorno. Altrimenti tutto quello che si fa nelle celebrazioni diventa fumo negli occhi e basta.

- Il giorno dei funerali di Borsellino eravamo davanti alla chiesa, dove erano già entrati tutti i politici... eravamo ragazzi di sinistra e di destra, mischiati, a cercare di forzare il cordone di polizia per entrare anche noi in chiesa. Quel giorno, in quel periodo, abbiamo perso l'occasione di fare un fronte unito contro la mafia.
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