Voglio partire da un ringraziamento
a Giorgio Bongiovanni e dai suoi collaboratori
che si sono fortemente impegnati per fare in modo
da organizzare un incontro così partecipato
con la predisposizione di un filmato davvero molto
valido e credo che a loro vada un riconoscimento
anche a partire dal lavoro che dal 2000 hanno
fatto creando una rivista che si occupa appositamente
della criminalità mafiosa. Un dato unico
nel nostro paese.
E vorrei partire nel mio intervento da un ricordo
che è eminentemente professionale che deriva
dal studio dei lavori che Giovanni Falcone compì
e si tratta del suo metodo di lavoro che è
risultato essere sulla utilizzazione dei collaboratori
di giustizia - avete anche sentito la sua voce
in questa sede sullimportanza dei collaboratori
di giustizia sul superamento della parcellizzazione
del dato sulla necessità che vi siano delle
risposte unitarie, globali di fronte ad un fenomeno
che non è radicato esclusivamente in modeste
aree geografiche ma un lavoro, un metodo di lavoro
basato sulla comprensione che vi sono delle manifestazioni
subdole e striscianti che hanno determinato la
conservazione del potere mafioso, e queste condotte
che entrano nelle cosiddette relazioni esterne
in quei rapporti che gli uomini di Cosa Nostra
hanno posto in essere con rappresentanti appartenenti
alle pubbliche istituzioni, al mondo imprenditoriale,
finanziario ed economico.
E lo ha anche scritto Giovanni Falcone, non lo
ha solo detto, come abbiamo assistito nel filmato;
lo ha anche scritto nella sentenza ordinanza
di rinvio a giudizio del maxi ter del luglio 1987.
Ebbene, io credo che sia questa leredità
di Giovanni Falcone, uneredità che
è stata raccolta dai magistrati più
impegnati ed avveduti. E il suo testamento, le
sue idee sono state anche la base dellattività
legislativa e investigativa che è stata
svolta dopo la sua morte. Dopo quella strage
quella di via DAmelio - il paese trasse
unenergia che ha consentito di raggiungere
straordinari risultati, quei risultati che sono
sotto gli occhi di tutti.
I killer di Capaci sono stati arrestati, processati
e condannati. Limpegno contro il crimine
mafioso vi è stato e i risultati sono stati
straordinari come mai era accaduto nel passato.
Gli esecutori materiali e i mandanti appartenenti
a Cosa Nostra li conosciamo. E si sono intravisti
anche degli elementi che consentono, hanno consentito
a dei giudici nello scrivere la sentenza della
strage di Capaci che è probabile lesistenza
di una convergenza di interessi di persone diverse
dai vertici di Cosa Nostra nellideazione
della strage. E questo è un dato di straordinaria
importanza che è passato sostanzialmente
inosservato. E stato attivato anche un cammino,
un cammino faticoso, diretto ad individuare ulteriore
livello ideativo di quella strage, annidate proprio
in quelle che Giovanni falcone aveva capito essere
lessenza, la forza di Cosa Nostra, cioè
in quelle manifestazioni criminali riconducibili
proprio alle relazioni esterne di Cosa Nostra.
Bene quel faticoso cammino si è rotto,
così come a partire dal 1987 Giovanni Falcone
fu ostacolato nel compimento dellazione
giudiziaria sul versante delle contiguità
mafiose unazione investigativa diretta ad
individuare i mandanti altri che è stata
condizionata e rallentata. Oggi come ieri il gioco
grande del potere no può consentirsi, non
può permettersi la verità. Ancora
una volta si è assistito al sistematico,
ciclico arretramento dello stato nella lotta alla
mafia e ciò è avvenuto proprio quando
dalla repressione della mafia militare si tentato
di passare alla repressione della borghesia mafiosa.
Bene, io credo che dalla commemorazione della
strage di Capaci, di quel tragico massacro si
deve cogliere fuori da conformismi e da atteggiamenti
retorici una riflessione seria sulla criminalità
del potere nel nostro paese; una criminalità
che ha dimostrato di saper esaltare la convergenza
di interessi tra i mafiosi dei politici e dellimprenditoria,
e più in generale del rapporto tra le classi
e i settori dirigenti di questo paese e la violenza
eversiva. Sono emersi dai dibattimenti tutta una
serie di dati che impongono, obbligano ad intensificare
lo sforzo investigativo.
Cito solo alcuni dati; penso ad esempio a quella
accelerazione di cui ci hanno parlato alcuni collaboratori
di giustizia per lesecuzione della strage
di via Mariano DAmelio, unaccelerazione
che ha comportato la messa in disparte di un altro
progetto di attentato che era stato concepito,
quello nei confronti di Calogero Mannino; ad un
certo momento era diventato particolarmente urgente
colpire Paolo Borsellino e si deve capire il perché.
Si deve capire il perché ad un certo momento
Cosa Nostra decide un redde rationem, decide
di chiudere i rapporti con i propri vecchi referenti
che tradizionalmente avevano assicurato le coperture
e le connivenze per creare le basi per trovare
le basi con nuovo i referenti, un agire criminale
che si è sviluppato contestualmente allo
sviluppo di singolari rapporti di trattative o
di ipotesi di trattative tra i vertici di Cosa
Nostra e i rappresentanti delle istituzioni. Comprendere
fino in fondo il legame forte, consistente tra
le bombe nei confronti dei magistrati uccisi e
quelle al patrimonio storico, artistico, monumentale
della nazione.
Capire perché lattentato a Maurizio
Costanzo, progettato già nel 92,
non fu realizzato subito nel 92 ma fu rinviato
ed eseguito solo nel 93. Capire perché
ad un certo momento quella strategia stragista
interrotta, fu interrotta dopo che era stata programmata
laggressione la più devastante, quella
che doveva essere la più efficace, drammatica
in termini di uccisioni: la collocazione di unautovettura
imbottita di esplosivo contenente dei chiodi alluscita
di una partita di calcio del campionato de serie
A, una partita allo stadio Olimpico che doveva
uccidere il maggior numero di carabinieri e di
persone che si erano recate allo stadio. Una strage
che poteva essere ripetuta e non lo fu.
Capire perché è cessata quella strategia,
perché nel94 non abbiamo più
assistito a bombe eversive terroristiche come
negli anni precedenti. Questi e molti altri sono
gli interrogativi aperti e che io credo meritino
una risposta. Perché non è accettabile
che anche la strage di Capaci come quella di via
DAmelio ricada in quellalone di mistero
che ha contraddistinto lo stragismo nel nostro
paese. Basta unindagine retrospettiva per
rendersi conto che i risultati ottenuti sono davvero
molto modesti allorquando si è cercato
di individuare i mondanti esterni degli omicidi
eccellenti, delle stragi eccellenti. Si sono invece
individuati fenomeni del tutto peculiari, depistaggi
abbiamo assistito a tentativi di condizionamento
dei magistrati che agivano. E io credo che un
paese democratico questo non lo possa accettare.
Loccasione offerta da questo anniversario
dovrebbe tradursi in una richiesta forte per fare
tutto ciò che è possibile per addivenire
ad una individuazione di coloro la cui esistenza
è stata giudicata probabile da un giudice.
E prima di chiudere vorrei fare un cenno sulla
realtà, su quello che stiamo vivendo, su
quella che è stata lattività
a cui abbiamo assistito, che ha ai miei occhi
suoni come una sorta di tentativo di rivincita
della politica nellapplicazione della legge
nei confronti della giurisdizione: abbiamo assistito
ad un saccheggio del processo penale che ha comportato
lintroduzione nel processo di una serie
di garanzie, tanto da rendere estremamente difficile
lottenimento di pronunce sulla responsabilità
dellimputato; abbiamo assistito a dei provvedimenti,
che sono stati anche richiamati negli interventi
e vi è il sospetto che siano stati varati
per tornaconti privatistici; abbiamo assistito
ad una campagna di delegittimazione prima dei
collaboratori di giustizia proprio in corrispondenza
dei momenti in cui i collaboratori di giustizia
avevano osato puntare il dito accusatorio nei
confronti di uomini che erano vicini al potere
o detenevano il potere.
E poi vi è stata una legge che ha disincentivato
le collaborazioni, necessaria come legge, ma che
ha previsto criteri troppo rigorosi e talvolta
incoerenti, tanto da disincentivare le collaborazioni,
per lo meno quelle significative che possono servire
a fare passi avanti nellaccertamento della
verità. E poi il rischio che si corre è
quello di comprometter i risultati sin qui raggiunti:
basti pensare a quel progetto di legge che prevede
la possibilità di rimettere in discussioni
gli accertamenti, anche passati in giudicato,
laddove si riscontri da parte della Corte Europea
una mancanza di osservanza di principi del giusto
processo (cioè quando viene accertata
linesistenza, linapplicazione di principi
che non esistevano nel momento in cui venivano
celebrati quei processi, allora sulla base di
questo dato si possono mettere in discussione
anni di indagini, di accertamenti; pensate alla
sentenza nei confronti di Bernardo Provenzano
che è passata in giudicato: se si dovesse
riscontrare la mancanza di principi previsti da
una legge che non esisteva nel momento in cui
Provenzano fu condannato si deve rimettere tutto
in discussione, abbiamo scherzato in altre parole.
Pensate a quello che sta accadendo con la proposta
di legge che vuole sottrarre al Pubblico Ministero
lindagine per conferire questa direzione
alla polizia giudiziaria. Sottraendo il potere
di controllo e di indagine a Pubblico Ministero
che è indipendente e non è soggetto
al potere politico per lo meno fino ad
ora si ha una caduta di garanzia poiché
le forze dellordine istituzionalmente dipendono
dal potere esecutivo.
Sono stati accertati casi clamorosi di condizionamenti,
di depistaggi (cè Franca Imbergamo
qui che certamente può chiarire quello
che è successo, meglio di me, quello che
è accaduto in riferimento allomicidio
di Peppino Impastato). Bene la garanzia offerta
dal Pubblico Ministero e dalla sua indipendenza
è stata quella che ha consentito di ottenere
questi straordinari risultati nellultimo
decennio con riferimento alla criminalità
mafiosa e alla corruzione, con riferimento a tangentopoli,
cioè è stato tutto possibile perché
avevamo dei Pubblici Ministeri indipendenti.
Allora il sospetto è che si voglia raffreddare
la giurisdizione perché non si accetta
da parte di taluno di essere messi in discussione.
La prospettiva di fiducia deve esistere, che le
cose possano cambiare e i cittadini hanno in questo
una grande possibilità, perché non
è accettabile che nel nostro paese vi sia
una forma di criminalità che toglie la
garanzia principale dellesistenza, che vi
sia unincapacità di proteggere chi
decide di collaborare con la giustizia, che vi
sia la necessità di deportare i collaboratori
di giustizia e i testimoni.
Spero davvero che il futuro ci riservi una realtà
diversa da quella che viviamo.
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