Emanuele Villa

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Emanuele Villa è il responsabile dell'associazione antimafia "Palermo anno Uno".

 
Il decennale delle stragi di Capaci e via D'Amelio per noi non è soltanto una ricorrenza celebrativa, ma un'occasione utile per riflettere sullo stato della lotta contro il fenomeno mafioso e per rilanciare il movimento antimafia.

Dopo le stragi del'92 si sono raggiunti dei risultati importanti: nuove leggi, arresti importanti di capi e gregari, inchieste sui rapporti tra mafia e politica. La società civile ha risposto con grandi manifestazioni; la rete di associazioni e comitati di è diffusa, si sono costituite associazioni antiracket e moltiplicate iniziative nelle scuole e nei quartieri, e finalmente si è iniziato ad utilizzare i beni confiscati ai mafiosi. Negli anni successvi, Cosa Nostra ha cambiato strategia, tanto da apparire invisibile e per taluni sconfitta o inesistente. La cosiddetta legislatura di emergenza è stata via via smantellata o attenuata, la collaborazione con la giustizia scoraggiata, l'azione dei magistrati è diventata sempre più difficile.

Inoltre la repsonsabilità politica di cui parlava la Commissione Antimafia nel '93 è rimasta sulla carta e anzi si sono moltiplicate negli ultimi anni le richieste di risarcimento rivolte a giornalisti, studiosi e familiari delle vittime, instaurando un clima di intimidazione nei confronti di chi vuol far conoscere il fenomeno della contiguità tra politica, mafia e affari. Ed è proprio su questo aspetto che i risultati processuali sono stati deludenti. Sono stati sì scoperti e arrestati gli esecutori, ma mai i mandanti. Non sono mai state individuate le complicità che si annidano nell'ambito dei poteri forti, sia economico-finanziari che politico-istitutzionali. Non si è mai riusciti a fare piena luce sulle stragi eversive e sugli intrecci tra mondo degli affari, mondo politico, servizi segreti, massoneria e mafia, per i condizionamenti internazionali derivanti dalla delicata collocazione dell'Italia.

D'altra parte la situazione internazionale non è favorevole all'azione di contrasto del fenomeno mafioso, perchè in seno alle guerre cresce il controllo delle mafie transnazionali sul traffico di armi, droga ed esseri umani. In questo contesto va inquadrata la nostra forte preoccupazione per le scelte governative, in materia di lotta alla mafia, a partire dall'allontanamento del commissario antiracket, la riduzione delle scorte ai magistrati, le dichiarazioni sulla necessità di convivere con la mafia, e ci preoccupa ancora di più la successiva approvazione delle leggi sulla depenalizzazione del falso in bilancio, l'inutilizzabiulità di fatto delle rogatorie internazionali, le facilitazione per il rientro dei capitali illegali dall'estero. Tali provvedimenti sono tutti provvedimenti da cui sembra emergere una strategia di legalizzazione dell'illegalità, per la tutela degli interessi privati e l'assicurazione dell'impunità ai potenti.

Infine, gli attacchi alla magistratura assumono oggi il carattere di un vero e proprio conflitto istituzionale che non nasconde ormai l'intenzione di ridurre ormai l'indipendenza del potere giudiziario, mettendo in discussione un pilastro fondamentale della democrazia e dello stato di dirittto. Infatti l'attuale proposta di riforma dell'ordine giudiziario prevede, tra l'altro, affronto qui due soltanto dei punti: il ridimensionamento del potere e del ruolo del Consiglio Superiore della Magistratura, la separazione rigida delle funzioni tra giudici e pubblici ministeri.

A tutto ciò bisogna aggiungere un'ulteriore proposta di riforma del codice di procedura penale e del codice penale, che sottrae potere ai giudici e pm, crea una sorta di impuntià per gli imputati con più di 65 anni di età, aggrava le pene per l'abuso d'ufficio commesso da un magistrato fino a 18 anni di reclusione e obbliga i giudici ad astenersi dal processo se giudicati non imparziali, a causa di comportamenti o manifestazioni di pensiero o adesione a movimenti o associazioni non graditi dall'imputato.

Di fronte a questa situazione, che per noi non ha precedenti nella storia dell'Italia repubblicana, non possiamo limitarci a protestare. Proponiamo una mobilitazione vasta, nazionale, per il raggiungimento di questi obiettivi:

1) sostegno al referendum abrogativo delle leggi sul falso in bilancio e sulle rogatorie;

2) difesa dei princìpi della Costituzione che garantiscono l'indipendenza della magistratura e l'uguaglianza dei cittadini davanti alla legge opponendosi all'attuale progetto di riforma della giustizia;

3) difesa della libertà di informazione, di opinione, di ricerca, che comporti da una parte la soluzione del conflitto d'interessi, e dall'altra una nuova regolamentazione legislativa in materia di diffamazione;

4) la riaffermazione della distinzione tra responsabilità penale e responsabilità politica, per cui spetta alla politica individuare e stigmatizzare quei comportamenti che a prescindere dal rilievo penale, siano comunque ritenuti incompatibili con l'esercizio di funzioni pubbliche;

5) l'opposizione alla misura di ridimensionamentoi di importanti norme antimafia, quali: l'applicazione dell'art. 41 bis, la protezione dei testimoni e dei collaboratori di giustizia e l'utilizzo delle loro dichiarazioni, le forme di tutela e protezione dei magistrati e altri soggetti impeganti nella lotta alle mafie; particolare attenzione va posta nei confronti delle recenti inziative di revisione delle sentenze di condanna già passate in giudicato, in applicazione del "giusto processo", che rischiano di far tornare in libertà pericolosi capimafia;

6) riordino della legge sull'uso sociale dei beni confiscati alla mafia per semplificarne l'applicazione e poi estendere la confisca dei beni anche ai corrotti.

Siamo consapevoli che l'attuale clima di delegittimazione dei protagonisti e dei simboli della lotta alla mafia, potrebbe ridurre a considerare la lotta alla criminalità organizzata e alla corruzione politica e finanziaria a una stagione ormai superata.

Ma in questo giorno di memoria, nel rinnovare il nostro impegno antimafia, chiamiamo movimenti, associazioni e cittadini ad un rilancio della partecipazione civile per il raggiugimento di questi obiettivi. Questo impegno lo prendiamo in memoria di Giovanni Falcone, Francesca Morvillo, Rocco Di Cillo, Antonio Montinaro, Vito Schifani.
 
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