Il decennale delle stragi di
Capaci e via D'Amelio per noi non è soltanto
una ricorrenza celebrativa, ma un'occasione utile
per riflettere sullo stato della lotta contro
il fenomeno mafioso e per rilanciare il movimento
antimafia.
Dopo le stragi del'92 si sono raggiunti dei risultati
importanti: nuove leggi, arresti importanti di
capi e gregari, inchieste sui rapporti tra mafia
e politica. La società civile ha risposto
con grandi manifestazioni; la rete di associazioni
e comitati di è diffusa, si sono costituite
associazioni antiracket e moltiplicate iniziative
nelle scuole e nei quartieri, e finalmente si
è iniziato ad utilizzare i beni confiscati
ai mafiosi. Negli anni successvi, Cosa Nostra
ha cambiato strategia, tanto da apparire invisibile
e per taluni sconfitta o inesistente. La cosiddetta
legislatura di emergenza è stata via via
smantellata o attenuata, la collaborazione con
la giustizia scoraggiata, l'azione dei magistrati
è diventata sempre più difficile.
Inoltre la repsonsabilità politica di cui
parlava la Commissione Antimafia nel '93 è
rimasta sulla carta e anzi si sono moltiplicate
negli ultimi anni le richieste di risarcimento
rivolte a giornalisti, studiosi e familiari delle
vittime, instaurando un clima di intimidazione
nei confronti di chi vuol far conoscere il fenomeno
della contiguità tra politica, mafia e
affari. Ed è proprio su questo aspetto
che i risultati processuali sono stati deludenti.
Sono stati sì scoperti e arrestati gli
esecutori, ma mai i mandanti. Non sono mai state
individuate le complicità che si annidano
nell'ambito dei poteri forti, sia economico-finanziari
che politico-istitutzionali. Non si è mai
riusciti a fare piena luce sulle stragi eversive
e sugli intrecci tra mondo degli affari, mondo
politico, servizi segreti, massoneria e mafia,
per i condizionamenti internazionali derivanti
dalla delicata collocazione dell'Italia.
D'altra parte la situazione internazionale non
è favorevole all'azione di contrasto del
fenomeno mafioso, perchè in seno alle guerre
cresce il controllo delle mafie transnazionali
sul traffico di armi, droga ed esseri umani. In
questo contesto va inquadrata la nostra forte
preoccupazione per le scelte governative, in materia
di lotta alla mafia, a partire dall'allontanamento
del commissario antiracket, la riduzione delle
scorte ai magistrati, le dichiarazioni sulla necessità
di convivere con la mafia, e ci preoccupa ancora
di più la successiva approvazione delle
leggi sulla depenalizzazione del falso in bilancio,
l'inutilizzabiulità di fatto delle rogatorie
internazionali, le facilitazione per il rientro
dei capitali illegali dall'estero. Tali provvedimenti
sono tutti provvedimenti da cui sembra emergere
una strategia di legalizzazione dell'illegalità,
per la tutela degli interessi privati e l'assicurazione
dell'impunità ai potenti.
Infine, gli attacchi alla magistratura assumono
oggi il carattere di un vero e proprio conflitto
istituzionale che non nasconde ormai l'intenzione
di ridurre ormai l'indipendenza del potere giudiziario,
mettendo in discussione un pilastro fondamentale
della democrazia e dello stato di dirittto. Infatti
l'attuale proposta di riforma dell'ordine giudiziario
prevede, tra l'altro, affronto qui due soltanto
dei punti: il ridimensionamento del potere e del
ruolo del Consiglio Superiore della Magistratura,
la separazione rigida delle funzioni tra giudici
e pubblici ministeri.
A tutto ciò bisogna aggiungere un'ulteriore
proposta di riforma del codice di procedura penale
e del codice penale, che sottrae potere ai giudici
e pm, crea una sorta di impuntià per gli
imputati con più di 65 anni di età,
aggrava le pene per l'abuso d'ufficio commesso
da un magistrato fino a 18 anni di reclusione
e obbliga i giudici ad astenersi dal processo
se giudicati non imparziali, a causa di comportamenti
o manifestazioni di pensiero o adesione a movimenti
o associazioni non graditi dall'imputato.
Di fronte a questa situazione, che per noi non
ha precedenti nella storia dell'Italia repubblicana,
non possiamo limitarci a protestare. Proponiamo
una mobilitazione vasta, nazionale, per il raggiungimento
di questi obiettivi:
1) sostegno al referendum abrogativo delle leggi
sul falso in bilancio e sulle rogatorie;
2) difesa dei princìpi della Costituzione
che garantiscono l'indipendenza della magistratura
e l'uguaglianza dei cittadini davanti alla legge
opponendosi all'attuale progetto di riforma della
giustizia;
3) difesa della libertà di informazione,
di opinione, di ricerca, che comporti da una parte
la soluzione del conflitto d'interessi, e dall'altra
una nuova regolamentazione legislativa in materia
di diffamazione;
4) la riaffermazione della distinzione tra responsabilità
penale e responsabilità politica, per cui
spetta alla politica individuare e stigmatizzare
quei comportamenti che a prescindere dal rilievo
penale, siano comunque ritenuti incompatibili
con l'esercizio di funzioni pubbliche;
5) l'opposizione alla misura di ridimensionamentoi
di importanti norme antimafia, quali: l'applicazione
dell'art. 41 bis, la protezione dei testimoni
e dei collaboratori di giustizia e l'utilizzo
delle loro dichiarazioni, le forme di tutela e
protezione dei magistrati e altri soggetti impeganti
nella lotta alle mafie; particolare attenzione
va posta nei confronti delle recenti inziative
di revisione delle sentenze di condanna già
passate in giudicato, in applicazione del "giusto
processo", che rischiano di far tornare in
libertà pericolosi capimafia;
6) riordino della legge sull'uso sociale dei beni
confiscati alla mafia per semplificarne l'applicazione
e poi estendere la confisca dei beni anche ai
corrotti.
Siamo consapevoli che l'attuale clima di delegittimazione
dei protagonisti e dei simboli della lotta alla
mafia, potrebbe ridurre a considerare la lotta
alla criminalità organizzata e alla corruzione
politica e finanziaria a una stagione ormai superata.
Ma in questo giorno di memoria, nel rinnovare
il nostro impegno antimafia, chiamiamo movimenti,
associazioni e cittadini ad un rilancio della
partecipazione civile per il raggiugimento di
questi obiettivi. Questo impegno lo prendiamo
in memoria di Giovanni Falcone, Francesca Morvillo,
Rocco Di Cillo, Antonio Montinaro, Vito Schifani.
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