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Palermo
presenta il conto al pizzo
Parte da cittadini e negozianti l’offensiva
antiracket organizzata dal comitato Addiopizzo |
giugno 2005
a cura di Sara La Commare |
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L’inedita forma di "azione
critica" nel nostro Sud Italia investe
con un legame intenso il cliente, il prodotto
e il negoziante. Si tratta di una transazione
intrisa di orgoglio e di senso civico, da
parte di un popolo che, se paga il pizzo “è
un popolo senza dignità” |
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" Addio pizzo" è la minaccia sprigionata
dall'associazione omonima contro il racket mafioso
a Palermo. Non si tratta solo di un anatema, ma
di una campagna che si nutre di "firme impegnate"
di clienti e negozianti. Il comitato Addiopizzo
nasce nel 2004 a Palermo con l’obiettivo di
creare un “consumo critico anti-pizzo”.
Il cliente si esprime nella sua veste di consumatore
critico, che indirizza le sue scelte e la preferenza
dei suoi consumi verso le aziende che reagiscono
al diktat del pizzo. Il negoziante cerca di diventare
autonomo rispetto al giogo mafioso. La mafia viene
denudata, il popolo si libera.
Un logo, tanti adesivi, le firme che sono una promessa
di acquisto consapevole e meditato, per uscir fuori
dalla clandestinità, dall'anonimato ritenuto
fino a pochi anni fa assolutamente necessario. Le
3941 le firme raccolte finora rientrano nella prima
fase dell'iniziativa sovversiva di Addiopizzo, che
individua un gruppo di cittadini che si dichiara
disponibile a sostenere i commercianti contro le
conseguenze economiche, sociali e personali del
rifiuto del pizzo.
Il consumo critico a noi più noto punta al
sostegno di condizioni lavorative più eque
e dignitose per lavoratori e produttori dei Paesi
del Sud del mondo, schiacciati dalla politica commerciale
delle multinazionali. L’inedita forma di "azione
critica" nel nostro Sud Italia investe con
un legame intenso il cliente, il prodotto e il negoziante.
Si tratta di una transazione intrisa di orgoglio
e di senso civico, da parte di un popolo che, se
paga il pizzo, “è un popolo senza dignità”,
come recita il logo del Comitato.
Uno striscione allo stadio: "Uniti contro il
pizzo", coinvolgimento di istituzioni, della
pretura, della prefettura, della questura. C’è
il Senato Accademico dell’Università
di Palermo che sottoscrive il manifesto di Addio
pizzo, adottando misure simboliche e concrete di
educazione alla legalità. Ci sono i boni
vires e una madrina d'eccezione, Pina Maisano,
moglie dell'imprenditore palermitano Libero Grassi
che, solo un quindicennio fa, per sbavagliarsi e
difendere la sua azienda e i suoi operai dal racket
mafioso, si era condannato a morte. Allora, fu spacciato
per l'indifferenza e i timori dei suoi concittadini
palermitani, insieme all’ostilità composta
delle associazioni di categoria. Un’ignavia
generalizzata verso la proposta di costituire delle
assicurazioni collettive per i negozi, che coprissero
i costi di un "No" al pizzo, e che creassero,
soprattutto, dei legami solidali tra i commercianti
da opporre ai taglieggiatori.
Ora tocca a loro: i negozianti. Addiopizzo si prepara
alla seconda fase, che prevede la raccolta di adesioni
dei commercianti che rifiutano la routine del pizzo.
Si tratta di un vero e proprio “costo di impresa”
che viene scaricato sui prezzi, diminuendo, quindi,
il potere d'acquisto della collettività.
Ma per i commercianti il pizzo si accompagna a forme
di pressioni non economiche, meno diffuse, ma ugualmente
coattive: come l'obbligo di assunzione di certi
operai protetti dall’ “esattore”.
Questa fase dell'iniziativa sarà gestita
da una Commissione di Garanzia composta da avvocati,
professori universitari, giornalisti, esperti di
consumo critico, che valuteranno l'effettività
delle adesioni dei commercianti. La trasparenza
e l'affidabilità sono i requisiti richiesti
per poter redigere e diffondere una lista per i
consumatori. Tuttavia “non verrà impiegato
alcun criterio manicheo di distinzione dei commercianti”,
come puntualizza Emanuele Nicosia di Addiopizzo.
Emanuele ci racconta come un commerciante si è
opposto alle ritorsioni ricevendo per questo gesto
la sanzione sociale da parte della sua clientela.
Si trattava di giovani avventori di un pub che,
dopo la denuncia, hanno punito l’impavido
gestore. Altri giovani, di Addiopizzo, hanno poi
organizzato una serata al pub rinnegato, per restituire
il meritato lustro e riabilitarlo agli occhi della
comunità locale.
Il consumatore è realmente il sovrano invisibile
e inconsapevole del Mercato? Così affermano
rassegnati i commercianti, aziende e il business
system, riconoscendo al cliente questo potere economico
con una sorta di strategia reverenziale. Eppure,
se questa visione ci appare troppo ottimistica,
a vantaggio del cliente, come potremmo rannicchiarci
nel ruolo cartonato di chi acquista passivamente
all'interno di logiche economiche immutabili?
Il cliente è consumatore e cittadino, che
non sono tre status scissi. A tutti e tre, cioè
al cliente uno e trino, si è rivolto il manifesto
del “cittadino/consumatore” per la legalità
e lo sviluppo, che individua una via efficace di
reazione alla cultura del pizzo. Perché investe
la responsabilità individuale, attraverso
le scelte. Perché, come recita un adesivo
di Addiopizzo: "Anche se ci crediamo assolti,
siamo comunque coinvolti".
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Beni
confiscati
la realtà di chi lavora sulla confisca e il riutilizzo
dei beni appartenuti alla mafia |
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Storia
e Memoria
Eventi recenti e meno recenti, persone che non possono essere
dimenticate |
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Testimoni
Persone che hanno affrontato le mafie a viso aperto |
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Cittadini
attivi
Il problema delle mafie affrontato quotidianamente |
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Cultura
Storici, giornalisti, scrittori, punti di vista a confronto
con le mafie |
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