Mario Caniglia: "Se ce l'ho fatta io, ce la possono fare tutti".

Il racconto di un imprenditore agricolo a Scordia, in provincia di Catania, che decide di resistere alla mafia.
giugno 2003
a cura di Enrico Natoli e Maria Mazzei
Mario Caniglia è un uomo di età matura, dall'aspetto ordinario. Non rappresenta in nessun modo il prototipo di "eroe" che ci si apetterebbe quando si parla di lotta alla mafia.

Lo incontriamo a margine di un incontro tenuto agli inizi del 2003 in cui Tano Grasso, ex commerciante di Capo d'Orlando divenuto uno degli uomini di punta nella lotta al racket e all'usura, presenta il suo libro "U' pizzu". Nella vicenda di Caniglia, Grasso rappresenta lo Stato che sta accanto all'imprenditore che trova il coraggio e le motivazioni per resistere alla criminalità organizzata. Una storia che inizia come mille altre in questo paese, in cui la mafia è spesso considerata fenomeno di costume. La speranza è che di uomini come Caniglia ce ne siano sempre di più.

Davanti al nostro registratore, Caniglia racconta con precisione la sua vicenda, che dura tuttora giacché la denuncia delle persone che gli chiedevano il pizzo e il loro conseguente arresto lo ha costretto ad una vita costantemente sotto scorta. Lo Stato gli aveva offerto un programma di protezione con un'altra identità, ma Caniglia si è opposto a questo progetto: "Se ne devono andare loro, io sono di Scordia e rimango qui".

L'intervista è in formato Real Player ed è divisa in due parti.

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