Un saluto a Caponnetto

Interviste e audio dai funerali di Antonino Caponnetto, uno dei fondatori del pool antimafia di Palermo.
Firenze, 10 dicembre 2002
a cura di Enrico Natoli
Hanno riempito la chiesa. Persone venute da tutta Italia per dare l'ultimo saluto ad Antonino Caponnetto. Che hanno ritenuto di dover omaggiare con la loro presenza un'uomo del quale forse si sa troppo poco, perchè l'Italia spesso è un paese senza memoria.

Caponnetto giunse a Palermo per dirigere l'ufficio istruzione subito dopo l'assassinio di Rocco Chinnici, in un momento terribile, quando i morti per strada erano una consuetudine quotidiana e ancora la politica poteva permettersi di far finta di niente, di girarsi dall'altra parte. E se non si girava dall'altra parte, spesso metteva i bastoni tra le ruote a chi voleva darsi da fare per condurre in Sicilia la battaglia per la legalità. Caponnetto ha lavorato tantissimo, ha costituito un gruppo di magistrati - il pool antimafia - che per la prima volta conduceva indagini sulla mafia in modo coordinato e armonico. Un metodo di lavoro che si stava rivelando vincente, sebbene le critiche verso il pool furono aspre, spietate e a volte sistematiche.

Ci fu il primo maxiprocesso: per la prima volta finiva alla sbarra Cosa Nostra come organizzazione criminale riconosciuta tale dallo Stato, che iniziava a darsi gli strumenti necessari per combatterla.

Poi ci furono le stragi del '92. Dopo l'uccisione di Borsellino, Caponnetto ebbe un cedimento. "E' tutto finito", disse. E chissà, forse aveva ragione.
Eppure, già in pensione, iniziò a girare l'Italia per incontrare i ragazzi e le ragazze nelle scuole, per confrontarsi sperando di infondere in loro la speranza e la necessità di voler vivere in un paese più civile.

Queste pagine sono il minimo che Cuntrastamu potesse fare per ricordare una figura così imponente. Così imponente che chi stava in quella chiesa non ha potuto fare a meno di notare la totale assenza di rappresentanti dello Stato. Almeno gli hanno risparmiato - ci hanno risparmiato - l'antimafia di facciata: quella delle parole retoriche, delle promesse fatte mille volte e mai mantenute, della politica incapace di guardare al suo interno per espellere - una volta per tutte - i corpi estranei della corruzione e dell'illegalità.



Siete qui per i funerali di Caponnetto?
No, eravamo di passaggio. Abbiamo saputo del funerale e ci siamo fermati.

Che cosa ricordate di Caponnetto?

Sicuramente il suo impegno nella lotta contro la mafia e poi anche la sua delusione per quello che non è andato bene, dopo gli anni di Falcone e Borsellino e quello che è successo di conseguenza, dopo gli omicidi di questi due magistrati.

Subito dopo l'omicidio di Borsellino, Caponnetto disse che era finita, che avevano vinto "loro". Poi si corresse, affermando che la lotta doveva andare avanti. Cosa è cambiato, in meglio o in peggio, in questi ultimi dieci anni?

La mafia si è nascosta, non è più così visibile quotidianamente come poteva essere in alcune situazioni. Son convinto che ci sia, e che ora è più difficile combatterla perché non è più facilmente riconoscibile.

Oggi c'è qualcuno che ha il modo di fare antimafia che fu proprio di Caponnetto?

No. Sebbene non abbia una conoscenza diretta e approfondita, per quanto ne so io non c'è nessuno di paragonabile.


Siete venuti qui per ricordare Caponnetto: qual è l'eredità che ci lascia quest'uomo?
Penso che sia una eredità pesante, specialmente per chi è impegnato nella lotta contro la mafia in prima linea.

A distanza di dieci anni dalle stragi, è cambiato qualcosa in meglio o in peggio?

Non lo so. So solo che di arresti ce ne sono sempre meno, il fenomeno del pentitismo è in flessione, quindi risulta difficile andare a fare un bilancio. Sicuramente è una situazione preoccupante perchè la mafia non è stata sconfitta e non sono stati neanche eliminati - e non penso ci siano le condizioni - per eliminare quelli che portano la cultura mafiosa, la cultura del delinquere in generale.

Hai figli?

No.

Se ne avessi uno, cosa gli racconteresti di quella stagione del pool antimafia?

Parlerei di un risveglio che sembrava esserci nel '92 e '93 perchè io sono della provincia di Agrigento e all'epoca vivevo in Sicilia. So cosa vuol dire. Ora forse c'è un appiattimento.
Racconterei che è stata una buona occasione, non so se è stata persa l'eredità, se siamo in grado di portarla avanti.

Subito dopo l'omicidio di Borsellino, Caponnetto disse che era finita, che avevano vinto loro. Poi si corresse, disse che la lotta doveva andare avanti. L'impressione è che un po' di ragione Caponnetto ce l'avesse, che questa mafia ha vinto la sua battaglia.
Non la porrei in termini di vincere una battaglia, perdere la guerra, ecc.
La pongo sotto un fatto storico, e cioè che la mafia è un fenomeno storico. Si pensava che fosse un modo di pensare, invece tardi - nel '92 - ci siamo accorti che era anche un modo di agire malgrado Chinnici, malgrado altri giudici assassinati prima di Falcone e Borsellino. Non è una battaglia che iniziava o finiva lì.
Ci vogliono anche altri strumenti, non solo l'intervento dei magistrati perchè i magistrati arrestano e poi danno la palla ai politici. La politica non ha saputo fare quello che avrebbe dovuto fare, è questo il punto.
Se poi si va a riconsegnare la Sicilia alla destra un'altra volta... con questo lassismo, siamo anche noi siciliani probabilmente che non abbiamo voglia di continuare a combattere la criminalità, che non finisce e non inizia da Falcone e Borsellino. Penso che ci sia un ruolo della politica da valorizzare, credo questo.

Oggi ci sono dei referenti che potrebbero accogliere il tuo invito?

Non lo so, spero di sì.



Oggi siete qui per Antonino Caponnetto. Che eredità ci lascia ques''uomo?

Ci lascia una grande voglia di lottare ancora per l'affermazione della giustizia, in particolare in questo momento che mi sembra sia un po' triste nel nostro paese purtroppo.

Dopo la strage di via D'Amelio Caponnetto ebbe un momento di cedimento. La sensazione è che un po' avesse ragione a dire che aveva vinto la mafia.

Sì, anche se non si dovrebbe dire. Però forse è vero che le cose che sono successe poi sono state ancora peggiori, inimmaginabili. Il punto di degrado morale a cui è arrivato il nostro paese forse non si poteva neanche immaginare dieci anni fa, nonostante i due delitti efferati compiuti dalla mafia. Il degrado della vita politica e culturale in generale.

Caponnetto arrivò a Palermo in un momento deliticassimo e seppe tessere un lavoro importante. Lei crede che qualcuno ne abbia raccolto l'eredità oggi?

Io penso che siano molti i magistrati, a parte i nomi che tutti conosciamo, anche magistrati giovani che lavorano in Sicilia o in altre regioni che lavorano nel silenzio, nell'oscurità, e che hanno raccolto la sua eredità e il suo messaggio. Il pericolo è che non potranno più continuare forse a lavorare in maniera efficace.
> speciali > torna su
Audio
Beni confiscati
la realtà di chi lavora sulla confisca e il riutilizzo dei beni appartenuti alla mafia
Storia e Memoria
Eventi recenti e meno recenti, persone che non possono essere dimenticate
Testimoni
Persone che hanno affrontato le mafie a viso aperto
Cittadini attivi
Il problema delle mafie affrontato quotidianamente
Cultura
Storici, giornalisti, scrittori, punti di vista a confronto con le mafie