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Intervento di Gian Carlo Caselli
L'intervento di Gian Carlo Caselli nel corso del
convegno "Potere e mafia", 24 Aprile
2002 |
novembre 2002
a cura di Enrico Natoli e Maria Mazzei
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I magistrati sono bravi, belli, giusti ed
efficaci quando si tratta di Riina, diventano
cretini, totalmente incapaci quando si parla
di altri soggetti. |
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I risultati investigativi e giudiziari dei dieci
anni successivi alle stragi sono sotto gli occhi
di tutti e si discute sul metodo, se sia stato sbagliato.
Sono stati arrestati latitanti come mai in precedenza,
per numero e caratura. Metodo sbagliato? Sono stati
sequestrati ai mafiosi di Cosa Nostra dal 93
al 96 beni per un valore di 10.000 miliardi
di lire. Metodo sbagliato? Sono stati approntati
a celebrati poi parleremo degli esiti
come mai anche qui in precedenza. Metodo sbagliato?
I processi per stragi, lo sappiamo, sono di competenza
di Caltanissetta non di Palermo e sappiamo anche
con quanta intelligenza e capacità, il merito
è tutto loro.
Ma vorrei ricordare due dati soltanto: tutti praticamente
tutti gli autori delle stragi sono stati arrestati
a Palermo, nellambito di indagini condotte
dalla Procura di Palermo con la cooperazione di
carabinieri e poliziotti con la Procura di Palermo.
Metodo sbagliato? La prima confessione di uno dei
due di Capaci, decisiva perché la Procura
di Caltanissetta potesse decollare irreversibilmente,
è stata raccolta da un magistrato della Procura
di Palermo. Metodo sbagliato? E i processi? Lho
detto mille volte ma non se ne può fare a
meno quando si discute di queste cose: 116 ergastoli
nel 2000, 135 nel 2001, totale (e mi vergogno a
fare la contabilità degli ergastoli) 251
ergastoli nel biennio 2000-2001 nel solo distretto
della Procura di Palermo, escluso ancora una volta
le condanne per stragi.
Con che metodo si è arrivati a questi risultati?
Dire che abbiamo sbagliato metodo significa che
sono sbagliati questi 251 ergastoli, significa fare
un regalo vergognoso alla mafia. Io credo che di
regali vergognosi la mafia non abbia bisogno. Certo,
da una parte ci sono i 251 ergastoli dallaltra
ci sono le quasi 0 condanne nei processi con imputati
eccellenti: uno scandalo. Giusto, sacrosanto interrogarsi
contro chi ha sostenuto laccusa, ma partendo
da questo scarto davvero impressionante: 251 a 0.
come mai?
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Certo, da una parte ci sono i 251 ergastoli
dallaltra ci sono le quasi 0 condanne
nei processi con imputati eccellenti: uno
scandalo. Giusto, sacrosanto interrogarsi
contro chi ha sostenuto laccusa, ma
partendo da questo scarto davvero impressionante:
251 a 0. come mai? |
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Queste cose le abbiamo dette altre volte. Prima
ipotesi, ne ha parlato la Imbergamo: i magistrati
sono bravi, belli, giusti ed efficaci quando si
tratta di Riina, diventano cretini, totalmente incapaci
quando si parla di altri soggetti. Seconda ipotesi:
i criteri di valutazione della prova sono sempre
gli stessi. Terza ipotesi: le prove sono obiettivamente
più difficili, un conto sono gli omicidi
di mafia, un altro conto, più difficile da
provare, sono le relazioni esterne con la mafia,
perché non si tengono verbali delle chiacchierate
tra politici e mafiosi, perché non cè
un elenco dei mafiosi corrotti e corrompibili, perché
questo é proprio il punto di forza della
mafia quindi coperto con il segreto maggiore e dunque
maggiore difficoltà della prova. Ma resta
il 251 a 0. Per provare a spiegarlo bisognerà
leggere le sentenze. Se si leggessero tutte
cosa che non avviene - quelle di condanna e quelle
di assoluzione in comparazione tra loro, si constaterebbe
unanomalia uso questespressione
che è tecnica unanomalia di
assoluzioni anche in presenza di realtà sconvolgenti
e nelle quali gli intrecci di interessi tra politici,
imprenditori e mafiosi è costante ed è
ritenuto sussistente nelle stesse sentenze assolutorie:
non è una frase mia, è una frase di
un magistrato che di questi processi non ne ha fatti
mai, ma che studia da una vita e la parola anomalia
è sua).
Di fronte a questa anomalia chiediamoci con il massimo
rispetto dovuto a tutti, senza infingimenti retorici
o escamotage argomentativi, se non sia riproponibile
un fenomeno che ciclicamente si ripropone nei processi
di mafia, che è la valutazione della prova:
cioè un certo qual condizionamento dellorientamento
politico culturale dominanti in un certo momento.
E si può vedere: negli anni Sessanta e Settanta
domina lassoluzione per insufficienza di prove
e impera il lassismo nei confronti della mafia a
livello politico-culturale. Poi si apre la meravigliosa,
straordinaria stagione del maxi processo, ma come
reazione agli omicidi eccellenti da parte di tutta
la società, che sulla fine degli anni Settanta
inizio anni Ottanta porta anche ad una legislazione
di indirizzi e quindi a dotare la magistratura di
nuovi e più efficaci strumenti.
Ce in mezzo una fase di stallo, forse anche
giudiziario, e questo favorisce obiettivamente anche
il vergognoso smantellamento del pool di Falcone
e Borsellino alla fine degli anni Ottanta. E invece
si preferisce falsificare, deformare la verità
dando addosso ai Pubblici Ministeri che hanno fatto
il loro mestiere nel corso di questi ultimi anni,
perché lazione penale non è
stata esercitata solo nei confronti di Riina ma
anche di altri soggetti e questa deformazione della
verità ha subito unimpennata notevolissima
in occasione della celebrazione del decennale della
strage di Capaci. Lennesimo processo allantimafia
non alla mafia.
Lho detto in questi giorni, lasciatemelo ripetere:
a me è sembrato in qualche intervento che
i giudici buoni fossero soltanto quelli morti ma
soprattutto parlare bene dei morti per gettar fango
ancora una volta sui vivi, i vivi che non piacciono.
Questo schema a me sembra un sintomo di inciviltà
e non credo proprio che Falcone sia morto per un
paese incivile. Il discorso sul metodo, il metodo
Falcone e del pool della Procura di Palermo alla
quale ho appartenuto anchio dal 93 al
96, in realtà consente una prospettazione
tuttaffatto diversa. Per esempio, si è
detto che noi abbiamo esagerato a contestare il
ricorso esterno, che non dovevamo farlo, che questo
è un reato friabile. Sentenza del maxi ter,
del luglio 1987: Manifestazione di connivenza
e di collusione da parte di persone inserite nelle
pubbliche istituzioni possono eventualmente realizzare
condotte di fiancheggiamento del potere mafioso
tanto più pericolose in quanto subdole e
striscianti sussumibili a titolo concorsuale nel
delitto di associazione mafiosa.
Ed è proprio questa convergenza col poter
mafioso che costituisce una delle cause maggiormente
rilevanti della crescita di Cosa Nostra e della
sua natura di contro-potere nonché correlativamente
delle difficoltà incontrate nel reprimere
le manifestazioni criminali. Non aggiungono
altro. Poi si dice che avremmo nelle inchieste del
dopo stragi smarrito il rigore della prova, in particolare
utilizzando troppo i pentiti, facendo riferimento
ai riscontri incrociati delle dichiarazioni dei
pentiti. Beh, per chi ha voglia e tempi di ripercorrere
i provvedimenti giudiziari di Falcone e Borsellino
nel pool, ecco troverà che architrave del
lavoro solidissimo di quel capolavoro giudiziario
che sono state le attività poste in essere
dal pool è proprio la convergenza del molteplice.
Unanalisi tecnica senza pregiudizi consente
sicuramente su questo non ho dubbi
di arrivare a questa conclusione: non cerano
elementi probatori più consistenti di quelli
che oggi per lo più oggi vengono ritenuti
insufficienti per condannare i cosiddetti imputati
eccellenti. E sicuro, è assolutamente
sicuro e parlo soprattutto di me che
non siamo stati bravi come Falcone e Borsellino:
la loro professionalità, la loro intelligenza,
la loro capacità di penetrare queste cose
sono semplicemente inarrivabili. Ne sono ben cosciente;
ma questo non ha niente a che fare con il metodo
che noi abbiamo applicato che è esattamente
quello loro, puramente e semplicemente il loro metodo
di lavoro.
E se non basta tutto questo vorrei fare un altro
esempio: nel 1984 il pool emette un mandato di cattura
sulla base delle dichiarazioni di Buscetta, dichiarazione
dalle quali è desumibile che Salvo è
un uomo donore e che Buscetta è stato
alla Villa di Santa Chiara. Buscetta descrive gli
ambienti, il pool cerca e trova i riscontri che
sono la descrizione della Villa corrispondenti alle
risultanze foto-planimetriche. Ecco, io non voglio
parlare di questo o di quel processo; io mi auguro
che nessuno di voi abbia la memoria corta, e se
non ha la memoria corta si ricorderà di collaboratori
che hanno parlato di determinati incontri, di riscontri
che sono consistiti nello stabilire se cera
o meno coincidenza tra la descrizione data dei luoghi
degli incontri e leffettività di questi
luoghi e magari cerano altri riscontri.
La situazione è la stessa. Se gli esiti sono
diversi non dipende dal metodo.
E poi cè un luogo comune: il pool,
Falcone in particolare non rinviava a giudizio se
non aveva prove blindate. Chi rinvia a giudizio,
soprattutto quando si tratta di mafia e politica
senza prove blindate sbaglia. Ma va? Questa è
lacqua calda! E una stupidaggine perché
non si può che essere daccordo, chi
non è daccordo è un suicida,
cambi mestiere non faccia il magistrato. Ma non
è soltanto acqua calda, è un offesa
pericolosissima, unoffesa a Falcone, perché
è lanticamera dei due pesi e due misure
come se il problema delle prove certe e blindate
dovesse riguardare soltanto i processi di mafia
e politica, come se il rigore e le garanzie non
dovessero valere in tutti gli altri casi! Noi abbiamo
cercato di farle valere in tutti i casi esattamente
in tutti i casi. Per noi le prove erano blindate
e poi magari abbiamo sbagliato ma per noi le prove
erano blindate, in un caso e nellaltro. Chi
ci dice che abbiamo sbagliato perché non
abbiamo blindato le prove in questo caso non solo
offende noi ma offende Falcone.
Un altro esempio. Si dice Falcone non avrebbe mai
fatto questo o quellaltro processo
e tutti voi avete in testa questo o quellaltro
nome. In particolare, il processo dei processi,
il processo del secolo. Ecco, io vorrei ricordare
una cosa soltanto che Buscetta a Falcone non ha
detto certe cose (...)
In epoca assolutamente non sospetta Dick Martin
dice di aver saputo queste cose da Buscetta è
venuto a confermarle qui a Palermo in udienza. Dopo
la morte di Falcone, Buscetta si sente obbligato
a dire le cose che a Falcone non aveva detto quasi
per adempiere un debito morale nei confronti di
Falcone perché dopo le stragi cambia tutto.
Ma ce lo siamo dimenticati? Dopo le stragi cambia
tutto, ma proprio tutto e io sono convinto
non potrò mai dimostrarlo, ma ne sono convinto
che se Falcone avesse avuto gli stessi elementi
che sono stati forniti a noi Falcone non avrebbe
potuto fare altro che quello che abbiamo fatto noi,
cioè il nostro dovere che è quello
di esercitare lazione lazione penale
sulla base di quegli elementi. Magari con Falcone
il processo sarebbe andato meglio, Falcone era sicuramente
1.000 volte 10.000 volte più bravo.
Però non è vero che tutti i suoi processi
sono finiti bene! Se il Presidente della sezione
di Cassazione che doveva decidere lultima
istanza del maxiprocesso non fosse stato cambiato,
come sarebbe finito quel processo? Allora quante
e quali variabili esistono sul processo, su tutti
i processi! Sicuramente non è un problema
di metodo: i metodi che noi abbiamo applicato
lo ripeto e lo rivendico sono esattamente
gli stessi.
Poi si potrebbe parlare della differenza di rito:
il pool operava con il vecchio codice (rito inquisitorio);
dopo le stragi si opera con il nuovo codice (rito
accusatorio). Vincere un processo per chi sosteneva
laccusa con il vecchio codice era molto più
facile, proprio per questa maggiore facilità
è stato cambiato quel rito! Ci può
essere qualcuno che lo ricorda, per cortesia?
E poi questo fatto: che noi si perde e invece al
tempo del pool no. Ancora un esempio concreto, fermo
restando che il livello professionale di tutti i
componenti del pool è semplicemente inarrivabile
e che probabilmente dove non siamo riusciti noi
loro avrebbero fatto molto di meglio.
Ma loro che erano inarrivabili e lo dico
sinceramente nel 1987 oltre 50 mandati di
cattura basati sulle dichiarazioni di Antonino Calderone
sono stati tutti annullati, tutti e 50. Ecco allora,
chi si scaglia contro il metodo Falcone, lasciatemelo
dire, ne sono convinto, in realtà non vuole
unefficace lotta contro la mafia; anzi, ho
sbagliato, chi si scaglia contro di noi, dicendo
che non applichiamo il metodo Falcone, quando abbiamo
fatto pur con i nostri limiti tutto il possibile
per applicarlo, siccome lo abbiamo davvero applicato
il metodo Falcone.
(...)
Il progetto di Falcone per la direzione nazionale
antimafia nella sua prima stesura prevedeva una
struttura strettissimamente legata direttamente
al potere politico e con poteri ben superiori di
coordinamento e di impulso rispetto a quelli che
poi arriveranno nella stesura definitiva. Contro
questo primo progetto non contro Falcone
e vi spiegherò perché contro questo
progetto e non contro Falcone è stato
elaborato e sottoscritto da numerosissimi magistrati
un documento. I primi firmatari di questo documento
sapete chi erano? Borsellino e Caponnetto, Caponnetto
e Borsellino; poi questo documento labbiamo
firmato in tanti altri, amici, ammiratori di Falcone.
Però tra uomini liberi si discute, ci si
confronta e magari qualche volta ci si dà
pure ragione.
Prova ne sia che questo primo progetto sparisce,
ne viene adottato un secondo tuttaffatto diverso
che è quello vigente e che personalmente
mi porta a dire ok, va bene, per fortuna lintelligenza
di Falcone ci ha dato questo strumento. Allora
è strano il paese in cui se uno fa il suo
dovere, se uno non usa due pesi e due misure, il
suo dovere non lo fa solo nei confronti dei poveracci,
dei ladri di polli, degli stracci e dei briganti
ma cerca di farlo, ricorrendo a dei presupposti
in fatto di diritto, anche nei confronti dei potenti,
dei galantuomini; questo tale che fa il suo dovere
viene prima o poi aggredito e calunniato.
Ecco, chi parla degli straordinari successi in vita
di Falcone e non è vero purtroppo
-, molti di coloro che parlano bene di Falcone sono
gli stessi e (lo abbiamo sentito dire) che hanno
gettato fango su Falcone soprattutto quando era
giudice istruttore a piene mani. Allora, constatare
di essere attaccato dalle stesse persone che attaccarono
un tempo Falcone, constatare di essere aggrediti,
molte volte con gli stessi argomenti con cui fu
attaccato Falcone a volte dalle stesse persone ecco
forse presuntuosamente mi fa pensare di essere riusciti
a fare qualcosa di buono. |
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Beni
confiscati
la realtà di chi lavora sulla confisca e il riutilizzo
dei beni appartenuti alla mafia |
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Storia
e Memoria
Eventi recenti e meno recenti, persone che non possono essere
dimenticate |
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Testimoni
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Cittadini
attivi
Il problema delle mafie affrontato quotidianamente |
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Cultura
Storici, giornalisti, scrittori, punti di vista a confronto
con le mafie |
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