La difesa chiede
l'annullamento della condanna


Stralci della difesa degli avvocati Giuseppe Gianzi e Salvino Mondello davanti alle sezioni riunite della Cassazione, 30 ottobre 2002 - Fonte:agenzia ansa
novembre 2002
a cura di Enrico Natoli e Maria Mazzei
"Non faceva parte dell'associazione mafiosa, lo dicono anche i giudici che hanno formulato i capi d'imputazione a suo carico." Così l'avvocato Giuseppe Gianzi ha respinto l'ipotesi ventilata dal pg Siniscalchi nei confronti di Corrado Carnevale.

Inoltre, il difensore - innanzi alle sezioni unite che devono decidere se tenere in vita o meno il reato di concorso esterno in associazione mafiosa - ha chiesto l'annullamento senza rinvio della condanna a sei anni inflitta a Carnevale dalla corte d'appello di Palermo, sia nel caso in cui si ritenga non configurabile il concorso esterno, sia che la corte decida diversamente. Il difensore, infatti, ha messo in evidenza come i ventidue coimputati di reati connessi abbiano rilasciato dichiarazioni non univoche a proposito del coinvolgimento di Carnevale, senza che i riscontri siano precisi e concordi.

"I ventidue parlano ora dell'uno, ora dell'altro episodio contestato." Per l'avvocato "è venuto il momento perchè la suprema corte rimediti l'ipotizzabilità del concorso esterno nell'associazione mafiosa, tenendo conto delle critiche che sempre più si diffondono in giurisprudenza e in dottrina alla sentenza 'Dimitri' ".

Con questo verdetto del '94, Piazza Cavour infatti affermò che in casi eccezionali di "fibrillazione", Cosa Nostra poteva servirsi di soggetti esterni, e quindi non di affiliati, per conseguire i suoi scopi.

Per quanto riguareda la credibilità del giudice Manfredi La Penna - ritenuto dal pg Siniscalchi pienamente credibile - Gianzi ha detto di considerare "un vizio logico aver creduto a lui e non alle testimonianze degli altri consiglieri".

L'avvocato Salvino Mondello si è a lungo soffermato a sottolineare le contraddizioni nelle dichiarazioni provenienti dai pentiti.
 
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