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Caselli, per favore incriminami
Articolo di Giuliano Ferrara
tratto da Panorama,
10 Aprile 1998 |
novembre 2002
a cura di Enrico Natoli e Maria Mazzei
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Carnevale
intanto è siciliano, e poi detestava
Falcone, infine di mestiere era pagato per
cassare sentenze formalmente sbagliate daccordo
con il collegio giudicante della Cassazione.
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Sono amico di gente che, per te, sa di zolfo. Ho
incontrato Contrada. Ho avuto commerci professionali
con Andreotti. Senza contare DellUtri. Che
aspetti?
Caro Caselli, mi consentirai di non rinunciare a
darti del tu, come abbiamo sempre fatto dai tempi
in cui ci conoscemmo a Torino e militammo severamente
contro il terrorismo, sebbene le cose che sto per
dirti siano non meno sincere che aspre, provocatorie,
polemiche e paradossali. Ti chiedo di incriminarmi
per «concorso esterno in associazione mafiosa».
Te lo chiedo da giornalista e senza nemmeno il bisogno
di scomodare un Tony Calvaruso o altri pentiti doccasione,
con il rischio che poi vada a finire come è
finita con Francesco Musotto. Ti offro la regina
delle prove, la confessione. Una piena, esauriente
confessione.
Sono amico, per esempio, di vecchi e gloriosi giornalisti
che, secondo lo standard della procura che dirigi,
sanno di zolfo. Uno è lamericano Mike
Stern, che tanti anni fa intervistò Salvatore
Giuliano nella latitanza. Un po come se oggi
un cronista riuscisse a scovare Binnu Provenzano,
detto «u tratturi», e gli rivolgesse
domande professionali, punto e basta, per poi pubblicare
senza tentennamenti.
Un altro è Lino Jannuzzi, tra i grandi del
vecchio Espresso, che mangia pane e mafia da trentanni
(come lui dice), ed è lunico o quasi
lunico a scrivere cose che imbarazzano te
e i tuoi più stretti collaboratori: descrive
i pentiti per quello che sono, non accetta le versioni
ufficiali dei fatti, racconta il lato grottesco
e paradossale del gran teatro di processi (spesso
per concorso esterno od originati dallaccusa
di concorso esterno) da te istruiti a carico di
celebri poliziotti (Bruno Contrada), insigni politici
(Giulio Andreotti), manager e politici dopposizione
(Marcello DellUtri), magistrati che hanno
occupato il vertice della Suprema corte (Corrado
Carnevale).
Ma non basta, caro procuratore. Nellambito
della mia professione ho incontrato questi grandi
imputati con i quali non avevo, prima dellincriminazione,
una speciale dimestichezza.
Contrada lo vidi al riparo da occhi indiscreti nella
modesta casa di un comune amico poliziotto, dopo
i 31 mesi che ha passato in carcere preventivo e
poche settimane prima della condanna a dieci anni.
Carnevale lho incontrato per unintervista
nel suo studio di primo presidente della Prima sezione
della Cassazione, proprio lì dove lavorava
notte e giorno sulle sentenze invocate da Giovanni
Falcone, ma poi per altri colloqui nella sua casa
romana, immerso nella sicilitudine di autorevole
e superbo magistrato odiatore delle nuove leve giudiziarie,
delle nuove tattiche processuali, delle riforme
sostanzialiste del diritto emerse negli anni Ottanta.
Con il senatore Andreotti ho avuto commerci professionali
vari nel suo studio mefistofelico di piazza in Lucina,
il centro di quei «percorsi di interesse»
spiati dallufficiale dei carabinieri Enrico
Cataldi; lì ho stretto la sua mano curata,
affusolata e fredda. Marcello DellUtri è
poi parte eminente della combriccola editoriale
per la quale ho lavorato tanti anni in televisione,
è un amico fraterno di Silvio Berlusconi,
a lungo suo coindagato e mio presidente quando ero
ministro: sono un suo complice ideale in unindagine
per «concorso esterno».
Caro Caselli, io non sono un mafioso né un
amico dei mafiosi, ma se appena ho avuto una notizia
sgradita al tuo modo di concepire le indagini e
laccusa, lho pubblicata. In politica
e nel giornalismo, alla luce del sole e nelle coulisse,
mi sono prodigato con altri per sostenere i diritti
della difesa, per cercare di impedire la riscrittura
giudiziaria della storia italiana. Ho trafficato
con gli avvocati difensori dei concorrenti esterni
nellassociazione mafiosa, per avere e dare
notizie importanti, per sapere come stanno le cose
facendo risuonare anche laltra campana.
Non basta? Ti fa schermo il mio mestiere di giornalista,
che mi obbliga alla promiscuità con il male?
Eppure, una motivazione per la contiguità
con la mafia cè per tutti i «concorrenti»,
non solo per i giornalisti che non bevono la versione
unica delle procure. Contrada si serviva dei confidenti,
doveva varcare in avanti e allindietro la
linea di confine. Carnevale intanto è siciliano,
e poi detestava Falcone, infine di mestiere era
pagato per cassare sentenze formalmente sbagliate
daccordo con il collegio giudicante della
Cassazione.
Andreotti è stato per anni un politico cinico
ed efficace, aveva una corrente in Sicilia, come
molti altri prima e dopo di lui, e ha inciso con
le leggi e gli atti di governo sulla storia della
mafia. DellUtri poi è addirittura palermitano,
e ha ammesso di avere avuto una quantità
di amici giusti e sbagliati, da Tanino Cinà
a Filippo Alberto Rapisarda.
Da retta, caro Gian Carlo, sbarazzati di questo
catorcio di reato che è il «concorso
esterno» e punta sui fatti, sui reati dimostrabili.
Oppure sii conseguente e mandami un avviso di garanzia. |
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Beni
confiscati
la realtà di chi lavora sulla confisca e il riutilizzo
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