Estratti dalla sentenza Andreotti

Un passo della sentenza che stabilisce la divergenza e la contraddittorietà delle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia.
novembre 2002
a cura di Enrico Natoli e Maria Mazzei


La evidente divergenza, talora anche radicale, tra le numerose dichiarazioni teste’ esaminate induce pertanto a concludere che in seno a Cosa Nostra in realta’ circolava una vera e propria ridda incontrollata di voci, notizie, indiscrezioni, aspettative di ogni genere.

Vi era chi sperava piu’ nell’esito del primo grado che in quello dei gradi successivi e sostiene che l’ordine di Cosa Nostra pervenuto in carcere dall’esterno era di stare tranquilli perche’ il primo grado sarebbe finito bene ed il processo non sarebbe neppure giunto in Cassazione (Cucuzza); altri invece affermano che l’ordine era sì di stare tranquilli, ma fino alla Cassazione, unica fase nella quale tutto si sarebbe infine aggiustato (Cancemi, Mutolo, E. Brusca); chi fino a pochi mesi prima della sentenza della Cassazione continuava quindi a coltivare speranze (Cancemi, Mutolo) e chi invece quelle speranze non le ebbe mai in quanto consapevole del fatto che Ignazio Salvo non si era e non si sarebbe assolutamente attivato (Giovanni Brusca); vi era chi sapeva che Andreotti e Lima erano stati sicuramente contattati ed avevano assunto l’impegno di intervenire (Messina, Cancemi), chi afferma che Lima si disinteresso’ del maxiprocesso gia’ prima delle elezioni del 1987 (Emanuele Brusca), chi invece dubita persino che Ignazio Salvo abbia effettivamente pressato sui due uomini politici (Giovanni Brusca); taluno non sa assolutamente nulla di contatti presi con la Cassazione per il tramite di Andreotti (Marino Mannoia); altri sapeva di non potere piu’ contare sui vecchi canali politici (Ignazio Salvo - Lima - Andreotti) sin dall’inizio del maxiprocesso, e certamente gia’ nei primi mesi del 1991 (Sinacori, G.Brusca) e chi invece confidava nell’intervento di Andreotti fino quasi alla fine di quell’anno 1991 e persino dopo la firma del noto decreto che aveva fatto tornare in carcere tanti esponenti di Cosa Nostra (Costa); chi se la prende con Andreotti “reo”, assieme a Lima ed al PSI di Craxi, di non avere fatto presiedere il maxiprocesso a Carnevale (Messina), e chi invece sostiene tutto il contrario e cioe’ che Ignazio Salvo si voleva e doveva attivare per non fare presiedere il Collegio al suddetto magistrato, gia’ troppo “chiacchierato”, in quanto avrebbe fatto piu’ danno che altro (G.Brusca); chi infine giunge addirittura a sostenere che Andreotti, assieme a Falcone e Martelli, aveva “indirizzato il Presidente” Carnevale ed aveva contribuito a costituire “una Corte in Cassazione dura” (Sinacori); chi sostiene che Riina dissuase alcuni degli uomini d’onore scarcerati nel febbraio 1991 dal darsi alla latitanza per evitare un “clima negativo” alla vigilia del maxi processo (Cancemi) e chi sostiene che l’omicidio del dott. Antonino Scopelliti, P.G. presso la Corte di Cassazione che doveva rappresentare l’accusa proprio nel maxiprocesso, commesso il 9 agosto 1991 (dunque poche settimane prima dell’inizio del processo) fu deciso da Cosa Nostra (Mutolo) che dunque commissiono’ un gravissimo delitto subito ricollegato al maxiprocesso alla sua immediata vigilia determinando un evidente clima di profonda costernazione e sdegno dai prevedibili effetti.

Emerge, dunque, tutto ed il contrario di tutto, spesso anche all’interno delle stesse dichiarazioni di alcuni collaboranti.

E cosi’ non puo’ non evidenziarsi come, almeno per Salvatore Cancemi, sia emersa con chiarezza al dibattimento una radicale modifica delle dichiarazioni precedentemente rese al P.M. su punti qualificanti della vicenda in esame.
Egli ha infatti riferito all’udienza del 13 marzo 1997 che Riina gli aveva detto che Lima e Andreotti avevano preso accordi con lui e sarebbero intervenuti sul dott. Carnevale ( “…RIINA ha detto, con le sue poche parole, che l'Onorevole LIMA, o l'Onorevole ANDREOTTI, erano le persone che avevano preso accordi con lui”; “RIINA, quello che diceva... che l'Onorevole LIMA, con l'Onorevole ANDREOTTI, intervenivano su CARNEVALE, era questo qua quello che so io“), ma il 19 ottobre 1993 lo stesso Cancemi aveva invece affermato cosa tutt’affatto diversa.

Egli infatti aveva dichiarato che Salvatore Riina si era limitato a dirgli che lui si sarebbe interessato del maxiprocesso (quindi solo un progetto) tramite Lima per arrivare alla Cassazione, ma non aveva affatto spiegato come l’On.Lima avrebbe potuto “arrivare” alla Suprema Corte, ne’ tantomeno aveva fatto i nomi di Andreotti e Carnevale (“lo stesso Riina mi disse che si interessava del Maxi-Processo per il tramite dell'Onorevole Salvo Lima, più precisamente il Riina disse che avrebbe interessato l'Onorevole Lima per arrivare alla Cassazione. Riina non spiegò come a sua volta l'Onorevole Lima avrebbe potuto influenzare il futuro giudizio della Corte di Cassazione”).

Alla prevedibile precisa contestazione da parte della difesa il Cancemi replicava in maniera assolutamente non convincente ricollegandosi ad una sorta di “voce” che circolava in seno a Cosa Nostra e senza fornire alcuna spiegazione in ordine alla radicale divergenza tra le due versioni: “Presidente, la verità è questa qua, che il giro per "Cosa Nostra" erano queste persone, non ci piove e questo ve lo dico a voce alta, che l... che il giro era i cugini Salvo, l'Onorevole Lima, Andreotti, Carnevale, il giro era questo che c'era in "Cosa Nostra" che si sapeva, era come una cosa di dire... all'ordine del giorno”.

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