Storico: mestiere a rischio.
Intervista a Giuseppe Casarrubea, figlio di una delle vittime delle stragi di mafia del dopoguerra, che dovrà affrontare un processo a causa delle sue ricerche sui mandanti delle stragi.
(nel riquadro: Renato Guttuso, Portella della Ginestra, 1953)
Intervista di Enrico Natoli
A distanza di più di cinquant'anni, come si può raccontare Portella della Ginestra a chi oggi non ne sa nulla? Che successe in quel giorno, in quel periodo?

Ma ben presto ci si rese conto che qualcuno stava sparando sulla folla, cominciarono a cadere i morti e alla fine si contarono 11 morti e 27 feriti, alcuni in modo grave.
Portella è simbolo e luogo reale della memoria storica del movimento operaio e contadino in Sicilia, è il momento in cui si materializza, con un battesimo di sangue, la consapevolezza del suo essere, avvio di un processo. E' un simbolo perchè evoca il tempo, quasi primordiale, delle origini della democrazia nel nostro paese, delle lotte e del sangue sparso per costruirla, delle vittime e dei martiri che contribuirono a edificare quell'edificio sul quale, pietra dopo pietra, doveva sorgere la voglia di riscatto e di libertà dei lavoratori.

Portella è, perciò, la traduzione materiale dello spirito della Costituzione nata dalle ceneri del fascismo, e nello stesso tempo il luogo del martirio causato dall'eversione contro lo Stato e i suoi valori ad opera di quanti contro la nascente Repubblica misero in atto ogni mezzo occulto per impedirne la crescita democratica e civile.

Lì si concretizzarono, in un attimo, le forme e i caratteri contrapposti del nuovo Stato: da un lato i valori della democrazia e della partecipazione dei lavoratori al governo della cosa pubblica, dall'altro l'eversione virulenta di chi quei valori voleva sovvertire e cancellare in nome di un falso potere, che faceva dell'anticomunismo il vessillo di una libertà altrettanto ingannevole,violenta ed arbitraria.

Il 1° maggio 1947 un'immensa folla di contadini, artigiani, donne, bambini, anziani, riprendendo un'antica usanza introdotta dal medico di Piana degli Albanesi, Nicolò Barbato, si erano radunati nel pianoro di Portella della Ginestra per ascoltare il comizio che avrebbero dovuto tenere i rappresentanti del popolo usciti vittoriosi dalle elezioni regionali del 20 aprile di quell'anno. Lo schieramento del blocco del popolo aveva ottenuto la maggioranza relativa dei voti e si apprestava a comporre il primo governo di centro-sinistra nel nuovo Parlamento regionale.

Nell'attesa che arrivassero gli oratori ufficiali che tardavano ad arrivare, aveva poreso la parola il segretario socialista di San Giuseppe Jato, il calzolaio Giacomo Schirò.Questi aveva appena cominciato sil suo discorso, quando si sentirono degli scoppi di bombe a mano. Gli astanti pensarono si trattasse dello sparo dei mortaretti per la festa in corso e molti applaudirono. Ma ben presto ci si rese conto che qualcuno stava sparando sulla folla, cominciarono a cadere i morti e alla fine si contarono 11 morti e 27 feriti, alcuni in modo grave.

Risultato della strage: a maggio il Sicilia si forma un governo di centro-destra; alcune sedi di sinistra chiudono e in qualche caso riapriranno dopo vent'anni (Borgetto)


Perchè è importante ricordare quelle vicende ancora oggi?


Perchè ci fanno capire meglio il presente, e perchè i giovani sappiano che non sempre le versioni ufficiali dei fatti sono veritiere. Conoscerle in modo critico significa essere più consapevoli del futuro anche per prevenire gli errori del passato.

Lei ha perso dei parenti nella strage?

Un mese e 22 giorni dopo la strage di Portella, le stragi continuarono con gli assalti contro le Camere del Lavoro della provincia di Palermo. A Partinico persero la vita mio padre e Vincenzo Lo Iacono, iscritti al PCI e alla sezione sindacale operante nella stessa sede.

La matrice stragista era unica e a Viterbo i giudici unificarono il processo contro gli autori sia del misfatto di Portella sia all'attentato a Partinico e in vari altri comuni del palermitano.

Esiste un'associazione di familiari delle vittime della strage di Portella della Ginestra? Se sì, qual è la vostra attività?

Nel cinquantenario delle stragi, i familiari delle vittime di quella stragione di piombo decisero di organizzarsi in Associazione per rivendicare la riapertura del processo di Viterbo contro i mandanti.
L'Associazione, diventata nel 1998, organizzazione senza fini di lucro ha scopi umanitari e si batte per il risonoscimento dei diritti civile delle vittime di mafia e di azioni terroristiche. Vive di volontariato e ha sviluppato ricerche volta e individuare e veri responsabili di quelle stragi.

Siete in contatto con associazioni simili in Sicilia?

Curiamo i rapporti con l'associazionismo antimafia e vorremmo sviluppare quelli con l'Associazione delle vittime della strage di Bologna, e delle altre altre stragi avvenute in Italia.

Cosa ci può dire del ruolo della stampa e dell'informazione in generale all'interno della lotta alla mafia?

Vi è molta frammentazione. Sarebbe auspicabile unificare i movimenti trovando, però, le forme adatte perchè ogni associazione mantenga le sue specificità. Occorrerebbe uscire dai propri confini, per allargarli mediante, magari, un coordinamento.

Perchè oggi deve sostenere un processo?


Da diversi anni mi dedico alla studio sui mandanti delle stragi del '47 in Sicilia, e diverse mie pubblicazioni sono testimonianza del mio impegno di ricerca in questo senso. Tra le tante, Portella della Ginestra. Microstoria di una strage di Stato, edita a Milano da Franco Angeli nel 1997 (50° delle stragi) nella collana di studi di storia contemporanea diretta dal prof. Franco Della Peruta.

Sulla scorta di una lunga bibliografia, di atti processuali e di documenti della Commissione Antimafia, ho sostenuto che alcuni elementi chiave di quelle stragi, come Salvatore Ferreri, alias ‘Fra Diavolo (banda Giuliano) ne erano stati gli esecutori materiali pur essendo, al contempo, confidenti delle più alte autorità di pubblica sicurezza in Sicilia, e come tali, chiusa la manovra stragista, erano stati premeditatamente eliminati.

Cosa che avevo ribadito in un’intervista concessa a una emittente televisiva locale in occasione del cinquantenario di quelle stragi. Il fatto ha provocato il risentimento del generale dei carabinieri in pensione, Roberto Giallombardo, che, sentendosi offeso nel suo onore, mi ha querelato come diffamatore.

Altri giornalisti, studiosi o storici si sono trovati ad affrontare processi simili?

I casi sono ormai noti: Claudio Riolo e Umberto Santino dalle nostre parti. Ma non sono i soli. Berlusconi dà l'esempio per tutti: ha denunciato in sede civile Elio Veltri, Marco Travaglio, Editori Riuniti e la Baldini e Castoldi per i libri "L'odore dei soldi" e "Le toghe rosse".

Chiede risarcimenti ultramiliardari e se dovesse vincere lui, non poche persone potrebbero essere ridotte in schiavitù perchè dovrebbero passare la loro vita col cappello rivoltato a chiedere fondi per il il risarcimento dei danni. Ci sono poi Carlo Freccero e Daniele Luttazzi, che avevano osato parlarne in televisione. Pare che dalle nostre parti sotto processo per diffamazione sia anche Alfredo Galasso.

Insomma se dovesse passare la linea e la convinzione che tutto sommato è meglio starsene buoni se non si vogliono passare guai, il gioco sarebbe fatto. Non vi pare?

Qual è per lei lo stato attuale della lotta alla mafia? Noi cittadini, come individui, cosa possiamo fare?


La lotta antimafia è lunga e antica quanto lo stesso fenomeno mafioso. Nascono mafia e angherie e si hanno i primi martiri, i primi resistenti: da un galantuono come Emanuele Notarbartolo, alla fine del secolo scorso, a Bernardino Verro; da Accursio Miraglia ai martiri di Portella e delle Camere del Lavoro, da Placido Rizzotto a Giovanni Falcone.

Il fronte di constrasto del fenomeno procede, purtroppo, ancora in modo sparso e credo si debba andare ad una sorta di costituente per unificare, nel rispetto di ciascuno, tutti i rivoli. Occorre costruire un bacino imbrifero capace di determinare il corso di un grande fiume.

Per saperne di più
La strage di Portella della Ginestra in "Misteri d'Italia"

Un documento dell'Associazione "Non solo Portella"
La strage di Portella della Ginestra in "Accade in Sicilia"
La strage di Portella della Ginestra in "Avvenimenti Italiani "
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