 |
 |
 |
 |
|
 |
Sotto una linea rocciosa, sbertucciata
dal cielo limpido e azzurro, c'è Cinisi.
Il monte che corre a picco sul paese, grigio e verde
spicca dietro le spalle della gialla chiesa e del
vuoto comune. Imponendosi sulla piccola piazza che
fa da bocca al corso, lingua di case cucite una
sull'altra che parallele corrono. Cinisi è
una finestra chiusa. Cinisi è il tempo immobile
che nemmeno le idee di Peppino Impastato hanno smosso.
Cinisi è sconfitta dello stato, il comune
è sciolto per infiltrazione mafiosa. Cinisi
è muro cieco. Cinisi è ancora mafiosa,
nonostante tutto. Cinisi ha il cuore duro come le
pietre che spezzarono il legame tra il corpo di
Peppino e le sue idee. Ma Cinisi è anche
il paese dove si è fatta per la prima volta
una manifestazione nazionale contro la mafia.
Dopo
24 anni la sfida riparte dallo stesso posto, dalla
stessa famiglia, dagli stessi uomini che hanno tenuto
testa alla parte peggiore dello stato italiano e
a quella più agguerrita della mafia. Hanno
dovuto battersi su due fronti, contro la parte delle
istituzioni dello stato, complice e deviata, che
copriva l'assassinio del giovane militante di democrazia
proletaria e contro la nuova e violenta ondata mafiosa.
Ci sono voluti più di vent'anni per avere
la verità, ci sono voluti più di vent'anni
perché lo stato affermasse che Impastato
è morto per ordine di Tano Badalamenti, ci
sono voluti più di vent'anni perché
lo stato chiedesse scusa alla famiglia Impastato
attraverso l'indagine e la relazione della commissione
antimafia, ci sono voluti più di vent'anni
per fare di Peppino un esempio limpido di lotta
alla mafia.
Peppino venne fatto saltare in aria il nove maggio
del 1978 e solo lo scorso undici settembre il tribunale
di Palermo ha condannato Tano Badalamenti e Vito
Palazzolo per quell'orribile omicidio. Per tutti
questi anni si sono seminati dubbi e menzogne, si
è detto che Peppino si era fatto esplodere
sui binari della locale stazione ferroviaria, in
un goffo tentativo terrorista. Questa bugia serviva
a coprire uno dei boss più potenti degli
ultimi anni di mafia, regista del traffico di droga
internazionale: Tano Badalamenti, attualmente prigioniero
negli Stati Uniti. La colpa di Peppino era quella
di essersi opposto al boss, di averlo sbeffeggiato
con singolare ironia, di aver visto e capito ciò
che le forze dell'ordine non volevano né
vedere né capire.
Per tre giorni, giovani di diverse provenienze e
idee si sono incontrati per discutere, ricordare
e rilanciare questo esempio. Si riparte da Cinisi,
qui nasce un forum sociale antimafia dedicato ad
Impastato, che oltre a ricordare la sua storia,
sposta il tiro del movimento su una problematica
non affrontata: le mafie. Come ci spiega Umberto
Santino, presidente del centro studi sulla mafia,
il mondo globale e le mafie sono strettamente legate,
dove c'è crimine, accumulazione, potere,
codice culturale, consenso sociale e sfruttamento
lì c'è da opporsi. Certo ci vorrebbe
la costanza e la tenacia di Felicia Impastato ottantaseienne
mamma di Peppino, che invece di votarsi alla serena
rassegnazione meridionale ha fatto del suo dolore
un motivo di intelligenza, costruendo una nuova
storia, ereditando le lotte del figlio.
Anche Haidi Giuliani è a Cinisi, seguendo
le idee del figlio si è ritrovata in un piccolo
paese siciliano, al cospetto di una anziana donna
che si è seduta ad aspettare la verità
ed ha avuto una pazienza che due vite non bastano
a rifarla. Due storie diverse, due mamme che si
trovano a fare percorsi contrari a frequentare posti
e persone lontane, due sguardi tristi che aspettano,
che no non li acchiappi, nemmeno se sono in testa
a mille fiaccole che illuminano il corso di Cinisi
entrando di prepotenza anche nelle pieghe delle
persiane, chiuse, come la mattina dei funerali di
Peppino. Si, perché la gente del paese è
poca, hanno paura, e non si espongono.
Santino il giorno dopo la morte di Impastato tenne
un comizio e si rivolse agli occhi che se ne stavano
dietro quelle finestre dicendo: "fin quando
resteranno chiuse, queste persiane, la morte di
Peppino sarà stata inutile." Le finestre
sono chiuse, ma la sua morte non è stata
inutile, a Cinisi oltre agli inviati dei giornali
nazionali, c'è una giornalista turca a chiedere
di raccontare la sua storia, un ragazzo lituano
e molti altri italiani che non si sono voltati dall'altra
parte.
Il film di Marco Tullio Giordana che racconta la
storia di Peppino è stato proiettato nella
maggioranza delle scuole, rilegando il nodo troppe
volte sciolto, fra impegno civile e stato democratico,
ridando motivi ai ragazzi per fare politica. Nella
piazza incontriamo il fratello di Peppino, che ha
occhi grandi e neri e parole da spartire. Giovanni
Impastato si è ritrovato a custodire idee
e lotte, radicalità e ironia del fratello
ma si vede che è schivo, non rinuncia a parlare
ma ha lo slancio dei timidi, quell'irruenza che
si butta avanti per nascondere l'amore verso la
seconda fila. Anche lui come la madre ha tenuto
duro, anche lui ha sopportato i ritardi, le bugie,
le perquisizioni, l'isolamento e il rischio di tagliare
i legami con la propria famiglia. Ci dice come Cinisi
sia ancora ostaggio della violenza e del linguaggio
mafioso nonostante gli sforzi fatti. Come la gente
sia indifferente e paurosa anche solo di ascoltare
i forum di discussione che il paese ospita. Come
la politica non attecchisca, come sia difficile
vivere qui a distanza di 24 anni, ce lo dice anche
Salvo Vitale, amico di Peppino, un grosso uomo con
lo sguardo triste, che inveisce contro Orlando,
Arlacchi e la loro politica. Per troppo tempo sono
rimasti da soli a lottare, questi che ora non sono
più ragazzi ma che non si rassegnano alla
sconfitta, nonostante i capelli bianchi e l'affievolirsi
degli ideali.
Ci riprovano a rilanciare la sfida alla mafia, spostando
il tiro del movimento no-global. Per tre giorni
Cinisi, per quanto se ne voglia restare dietro le
finestre, o voglia essere indifferente, ha fatto
i conti con vecchi e nuovi ragazzi disposti a ragionare
dei crimini della globalizzazione e della lotta
alla mafia. Ragazzi vecchi e nuovi che affrontano
i problemi in modo globale come faceva Peppino,
preoccupandosi, facendosi carico, interessandosi.
Mentre li osservo discutere mi ricordo dell'ultima
intervista a Falcone, scrivo a memoria le parole
che mi colpirono: "cosa nostra è una
pantera, non esistono graduatorie fra associazioni
mafiose, è il momento di muoversi, perché
la pantera è vigile e non dimentica".
Oggi a non dimenticare sono molti ragazzi, oggi
a chiedere di capire cosa è la mafia, come
è cambiata, come contrastarla, ci sono molti
ragazzi, a me sembra un buon inizio. |
|
 |
|
 |
|
|
 |
|
 |
 |
|
 |
 |
Beni
confiscati
la realtà di chi lavora sulla confisca e il riutilizzo
dei beni appartenuti alla mafia |
 |
 |
Storia
e Memoria
Eventi recenti e meno recenti, persone che non possono essere
dimenticate |
 |
 |
Testimoni
Persone che hanno affrontato le mafie a viso aperto |
 |
 |
Cittadini
attivi
Il problema delle mafie affrontato quotidianamente |
 |
 |
Cultura
Storici, giornalisti, scrittori, punti di vista a confronto
con le mafie |
| |
|
|
|