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Umberto Santino, ha uno sguardo fiero che intimorisce
e parole per tutto. Capelli e baffi biondi ereditati
dalla madre, che lo separano dallo stereotipo del
siciliano, ma anche un'ironia tagliente che sottolinea
la sua intelligenza. Ha un linguaggio secco e coraggioso,
è uno dei maggiori storici europei del fenomeno
mafioso, della società mafiosa, ma è
anche capace di azioni concrete, non sta fermo un
secondo. È tra gli organizzatori della tre
giorni di Cinisi. Nello stesso giorno relaziona
e presiede due forum, uno sui crimini della globalizzazione
e uno sul delitto Impastato e il depistaggio di
Stato, poi assiste e commenta alla proiezioni di
filmati sugli scontri del G8 con Lumia (ex presidente
della commissione antimafia). Ha scritto numerosi
saggi per raccontare la mafia, è stato al
fianco di Chinnici, ha aiutato la famiglia Impastato
nel logorante impegno processuale alla ricerca della
verità. Non ha fatto mai tacere la propria
coscienza polemizzando con il Pci prima e Orlando
dopo, sul modo di condurre la politica antimafia.
Santino è memoria e innovazione politica
fin dal 1977, anno nel quale fonda con la moglie
Anna Puglisi il centro siciliano di documentazione.
Lo abbiamo intervistato. In questi
giorni si parla da più parti di un patto
tra Stato e mafia, che ne pensa?
Stiamo attenti, il rapporto mafia politica è
vecchio quanto la mafia e quanto lo Stato unitario,
non ci sono novità se non nel senso del peggioramento,
perché il governo Berlusconi per l'ipotesi
analitica a cui lavoro, è un governo che
legalizza l'illegalità.
Facciamo un esempio concreto
Andreotti uno dei personaggi politici più
discussi della prima Repubblica, incriminato per
reati gravissimi: associazione mafiosa neppure concorso,
e omicidio si è presentato regolarmente alle
udienze perché riconosce la legittimità
del potere giudiziario, si è difeso nel processo.
Previti e Berlusconi contestano la legittimità
del potere giudiziario, quando il potere giudiziario
si permette di indagare sui potenti. Qua siamo di
fronte ad un salto di qualità. Altro che
patto con lo Stato, siamo nel contesto più
favorevole che mai ci sia stato dall'unità
d'Italia ad oggi, per l'ospitalità nei confronti
del fenomeno mafioso. Perché c'è una
cultura comune che è la cultura della competizione
ad ogni costo, la cultura dell'illegalità
ad ogni costo. E questa illegalità è
funzionale sia al modello istituzionale, sia al
modello di accumulazione di sviluppo.
Parliamo del modello istituzionale del governo Berlusconi?
Il modello istituzionale del governo Berlusconi
si fonda sul rafforzamento dell'esecutivo, gestito
con piglio padronale più che manageriale,
sull'asservimento del legislativo, e sull'abolizione
o fortissima riduzione dell'indipendenza della magistratura.
Questo è il modello istituzionale, che è
appunto un modello di legalizzazione dell'illegalità.
E il modello di accumulazione di sviluppo?
È legato sull'incremento dei capitali, quindi
il rientro dei capitali dall'estero, che viene facilitato,
quindi chi entra entra purché rientrino questi
capitali e il rilancio delle opere pubbliche da
far in gran fretta abolendo o riducendo fortissimamente
i controlli di legalità.
Quindi, altro che patto tra Stato e mafia?
Certo, il patto c'era ai tempi del grande movimento
contadino, quello dei fasci siciliani, per reprimere
il movimento contadino, per reprimere la conflittualità
sociale quando non era più gestibile attraverso
la politica, si ricorreva alla violenza mafiosa.
Basta pensare ai 108 morti in un anno 1893-1894,
contro i fasci siciliani, sparavano i mafiosi e
i soldati inviati da Crispi. La storia del movimento
contadino è stata una storia di martirio.
Il patto c'è stato sempre, adesso c'è,
ripeto, il contesto più favorevole, di quanto
sia stato negli anni del potere democristiano nei
confronti del potere mafioso. Torniamo
alle opere pubbliche, visto che si parla di una
modifica della legge sugli appalti
Certo questo è un nodo importante, gli
appalti sono fondamentali e vanno gestiti in gran
fretta. Le dico di più, noi abbiamo una legge
regionale che permette ribassi scandalosi dell'ordine
dello 0,9% dell'ordine dell'1%. Questo vuol dire
costi altissimi per i lavori, quindi maggiore spesa
per lo stato e maggiori guadagni per le imprese.
Spostiamoci un momento, in questi giorni
ad Agrigento ci sono blocchi stradali e proteste
per la carenza d'acqua, come è possibile
che ancora oggi si presenti questo problema?
Certo questo è un antico problema. Me ne
sono occupato, questo è uno dei terreni dove
la mafia ha esercitato il suo dominio, storicamente.
Dal 1870, la prima guerra di mafia quella tra Giardinieri
e gli Stoppaglieri di Monreale nasce per il controllo
dell'acqua.
E oggi?
I dati dicono che la situazione per quanto riguarda
la desertificazione non sarebbe così catastrofica,
tutto sommato piove ancora, e i quantitativi di
acqua sarebbero bastevoli, per quanto riguarda il
fabbisogno agricolo industriale e urbano. Il fatto
è che la mafia ha inventato l'uso privato
della risorsa, e tutto questo ci ha condotto alla
multinazionale che privatizza e mercifica quello
che dovrebbe essere una risorsa, che dovrebbe essere
un bene pubblico. In Sicilia abbiamo la polverizzazione
delle responsabilità in modo da ottenere
il gioco dello scaricabarile chi è il responsabile?
Quando ci sono vari enti regionali, vari consorzi?
Su tutto questo la mafia ha giocato, ricattando
e arricchendosi.
Torniamo a Cinisi, l'impressione è che l'insegnamento,
il linguaggio di Peppino Impastato facciano presa
fuori, e non nel suo paese, non in questi posti?
Intanto è bene dire, non è il suo
caso, ma l'Unità diceva che il centro di
documentazione era a Cinisi, il centro è
a Palermo. L'ho fondato nel 1977 e poi successivamente
lo abbiamo dedicato a Peppino. Io ricordo che il
giorno dopo l'omicidio ho fatto un comizio su richiesta
dei compagni, abbiamo fatto i nomi dei mafiosi,
abbiamo detto fin dall'inizio che si trattava di
un delitto di mafia, e c'erano tutte le finestre
chiuse. Mentre Cinisi, pochi anni fa, era presente
in massa, c'erano più di 500 persone ai funerali
di Giuseppe Di Maggio, figlio del boss.
Cinisi era e rimane un paese di mafia?
Certo. Ha il consiglio comunale sciolto per infiltrazione
mafiosa. Molti compagni di Peppino hanno scelto
altre strade. È rimasta accesa questa testimonianza
della madre di Peppino, del fratello Giovanni e
della moglie Felicetta. Il centro ha promosso molte
iniziative, ma non possiamo paracadutarci e sostituirci
ai cittadini di Cinisi. L'importante è che
adesso anche attraverso le attività del forum
sociale nasca una aggregazione consistente e continuativa
che dovrebbe riprendere le linee con cui lavorava
Peppino Impastato.
Ci
racconta il lavoro di Impastato?
Peppino la mafia non l'aveva a cento passi, è
un titolo ridicolo. Peppino la mafia l'aveva in
casa, e infatti il libro che abbiamo fatto Anna
Puglisi e io con la madre si chiama "la mafia
in casa mia". La tragedia di Peppino sta nell'avere
il padre mafioso, gli zii mafiosi, motivi che lo
hanno tagliato in due. Questo è uno dei motivi
per cui gli abbiamo dedicato il centro studi e documentazione
(nato prima, ndr). L'altro motivo è la complessità
del suo modo di analizzare la mafia, di praticare
l'antimafia unendo le attività classiche
del movimento operaio e contadino, le occupazione
delle terre i cortei i comizi, con la satira, la
comunicazione con un nuovo linguaggio, il circolo
musica e cultura, la radio.
E lo scopo del forum che nasce oggi?
Riprendere questi esempi di Peppino, nell'attuale
contesto, unendo gli spezzoni del movimento antimafia,
che è in crisi, con il movimento no-global
che invece è un movimento che cresce e che
anche in Sicilia ha una sua consistenza. Ci sembra
una operazione praticabile che può coinvolgere
molti giovani, creando una nuova generazione pronta
ad opporsi alla mafia. |
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Beni
confiscati
la realtà di chi lavora sulla confisca e il riutilizzo
dei beni appartenuti alla mafia |
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Storia
e Memoria
Eventi recenti e meno recenti, persone che non possono essere
dimenticate |
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Testimoni
Persone che hanno affrontato le mafie a viso aperto |
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Cittadini
attivi
Il problema delle mafie affrontato quotidianamente |
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Cultura
Storici, giornalisti, scrittori, punti di vista a confronto
con le mafie |
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