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L’impegno
sociale antimafia a partire dal nuovo strumento
della confisca
Intervista a Giusy Aprile
di Libera Sicilia |
ottobre 2003
a cura di Enrico Natoli e Maria Mazzei
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60 ettari sono stati consegnati alla città
di Lentini l'otto febbraio scorso e diventeranno
una fattoria didattica, l'unica del centro
sud |
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Qual è
la tua attività per conto di Libera?
Abbiamo mandato avanti nel nostro territorio un
lavoro difficile, che inizia nel 1994 quando un
gruppo di insegnanti decise di trasformare il dolore
provato dinanzi alle immagini in una promessa di
impegno. Abbiamo fatto molte iniziative di memoria,
di approfondimento, di ricerca con le scuole.
Un lavoro di formazione per gli insegnati: tre corsi
di formazione "robusti" che io intendo
come percorsi, perchè noi accompagniamo gli
insegnanti nella riflessione. Noi diamo a loro i
nostri ragazzi e loro ce li restituiscono cittadini,
con la conoscenza della storia e con la consapevolezza
della memoria. Ecco perchè é importante
investire in formazione.
Cinque anni di formazione per insegnati e studenti
e quest'anno abbiamo visto cosa significa la concretezza
dell'antimafia. Un lavoro di continuità,
di coerenza di comportamenti che ha portato ad un'esperienza
straordinaria: quella di Libera Terra Lentini, cioè
un protocollo d'intesa coordinato dalla prefettura
di Siracusa e dal comune di Lentini a cui sono stati
chiamati a partecipare molti soggetti istituzionali
e sociali.
60 ettari sono stati consegnati alla città
di Lentini l'otto febbraio scorso e diventeranno
una fattoria didattica, l'unica del centro sud,
e un laboratorio di piante officinali collegato
con l'Università degli Studi di Catania per
impiantare quelle colture che da cinquant'anni si
sono perse nel territorio. Le arance della legalità
di Filadelfio Aparo, vittima della mafia lentinese,
che nel 1981, dopo che se ne andò Falcone
(che iniziò la sua carriera facendo il pretore
a Lentini) fu assassinato in una strage di mafia
a Palermo.
Ecco, questo è il senso più alto del
nostro lavoro.
Ho sentito un'intervista a Mario Calabresi, figlio
della prima vittima del terrorismo a Torino. Lui
parlava del fratello, diceva che il fratello non
parlava mai del padre se non con estrema durezza
perchè quando morì il padre non era
ancora nato. "Io non posso parlare di mio padre,
perchè voi - rivolto ai fratelli - avete
sentito il calore delle sue braccia, io no".
Ecco, noi siamo chiamati a colmare questo vuoto.
Anche una piccola parte di ciò che facciamo
sul territorio nazionale è proprio quello
di colmare la solitudine delle vittime delle mafie,
perchè parliamo di mafie e non di mafia.
A Roma è stata assegnata a Libera dal Comune,
due anni fa, una sede a Piazza Venezia. Sono tre
piani confiscati ai boss della Magliana. Eppure,
dopo due anni, c'è ancora gente che lavora
lì dentro su traffici più o meno leciti
e Libera è attualmente senza sede. Non riusciamo
a trasferirci perchè si devono attivare prefettura
e questura, liberare il bene e consegnarcelo effettivamente.
Giusy, nel
tuo intervento (l'intervista è stata realizzata
all'assemblea annuale dei soci di Libera, ndr) parli
di momenti difficili da affrontare. Come si gestiscono
questi momenti a livello personale? Da dove si trae
la forza per andare avanti?
La forza si trae dalle vittime della mafia. Dalle
storie, dalle battaglie, dalle denunce che le vittime
della mafia hanno fatto in vari contesti. Nel mondo
dell'informazione, ad esempio, Mario Francese, un
nostro concittadino siracusano, fu assassinato nel
1979. Fu il primo a capire come funzionava la mafia
dei corleonesi, le influenze della mafia nella costruzione
della diga Garcia.
Pippo Fava, ucciso dalla mafia a Catania nel 1984
per aver denunciato la mafia dei colletti bianchi,
per aver scoperto le connessioni tra mafia e politica.
Peppino Impastato, ucciso nel '78. Aveva una spontaneità
non incosciente nella denuncia di un assalto al
territorio. La sua casa era a cento passi da quella
del boss Tano Badalamenti.
Le forze dell'ordine hanno pagato un duro prezzo
per essere state a fianco di magistrati che si impegnavano
nelle indagini e ai quali oggi vengono intitolate
strade e scuole.
I momenti di difficoltà e di fatica si superano
quindi con l'incontro di queste storie. Storie quotidiane
di violenza, di sopraffazione. Alle persone viene
rubata la dignità, la speranza, il futuro.
Per questo Libera lavora, per queste persone. Poi
la forza la trovi nel sorriso di un bambino dentro
una scuola, col cittadino che si commuove per la
legge 109 perchè gli sembra straordinaria.
Bella, ad esempio, l'esperienza che si sta facendo
a Palermo in cui si sta lavorando su un'ipotesi
di dare le case confiscate ai senzatetto; oppure
quella che sta partendo nella provincia di Palermo
"La scuola adotta un bene confiscato".
Così come prima la scuola adottava monumenti,
ora adotta un bene confiscato, che è il bene
più alto della bellezza e della cultura.
Si deve riscoprire nella lotta alla mafia il culto
della bellezza... il paese è bello se è
libero.
La partecipazione alla cittadinanza non la dobbiamo
mai dimenticare. Certo, noi siamo coscienti dei
nostri limiti e coscienti della precarietà
dei nostri mezzi, però andiamo avanti, le
battaglie le stiamo vincendo giorno dopo giorno
nei vari territori d'Italia. Qualche
tempo fa in una trasmissione televisiva sul tema
della mafia, Giuliano Ferrara sostenne la mafia
non è un'organizzazione criminale diversa
da ciò che chiamiamo comunemente come criminalità.
Tu che ne pensi?
Giusy: se la politica non assume la mafia come un
problema strutturale, che va affrontato con un approccio
sistematico, non si capirà mai questo dato.
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L'informazione oggi è un po' blindata,
le notizie passano velate. C'è una
strage di mafia quotidiana che non viene raccontata
nè percepita. |
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La mafia non è solo un'organizzazione criminale
che ha subìto nell'ultimo decennio gravissimi
colpi, grazie all'attività dei magistrati.
Ancora detiene un controllo capillare del territorio
attraverso il racket dell'estorsione, l'usura. Ora
sta adottando la tecnica del "cono d'ombra",
ossia tende a far affievolire l'attenzione sul problema.
C'è un calo statistico dei fatti di sangue,
ma le attività mafiose sono sotterranee e
bene organizzate.
La mafia detiene anche un controllo politico, come
si può vedere dalle dichiarazioni di Leoluca
Bagarella dal carcere, in cui il boss richiama tutti
quegli avvocati e politici eletti in parlamento
per far mantenere gli equilibri tra chi sta in prigione
e chi invece sta fuori. Ecco perchè se Bernardo
Provenzano è riuscito a mantenere i latitanti,
adesso c'è un problema di ricostruzione della
mafia. Ma che la mafia vada assunta nell'agenda
politica come una priorità e un dato strutturale.
E' diversa dalle altre mafie e organizzazioni criminali
per la sua alta capacità di organizzazione.
Pensiamo al traffico di armi gestito a Barcellona
in provincia di Messina, in collaborazione con la
mafia cinese. Pensiamo al problema dell'immigrazione
clandestina, su cui viene fatta molta confusione,
perchè l'immigrato viene considerato come
un criminale, mentre magari lui è vittima
di una rete criminale che lo porta in Italia dopo
avergli promesso un lavoro sicuro.
Ecco perchè é necessario che i giornalisti,
che hanno responsabilità grandi, dovrebbero
fare pulizia nel mondo dell'informazione e affrontare
la realtà in modo più documentato
e capillare.
L'informazione oggi è un po' blindata, le
notizie passano velate. C'è una strage di
mafia quotidiana che non viene raccontata nè
percepita. Il
rapporto con le istituzioni mi sembra un'esperienza
fondamentale per costruire un progetto di società
più equa. Nel nostro sito emerge spesso il
senso di uno scollamento tra le istituzioni odierne
e la cittadinanza. Che ne pensi?
Il rapporto con le istituzioni nasce dal movimento
di pressione che la società civile esercita
sulle istituzioni. Le istanze nascono dal basso,
la politica dovrebbe essere determinata dalla partecipazione
dei cittadini, perchè se gli enti locali
sono legitimati dal voto popolare e diretto, hanno
il dovere di rappresentare le esigenze sociali.
Per quanto riguarda le altre istituzioni, é
chiaro che c'è stato un notevole sforzo da
parte della società civile di essere presente,
di essere ascoltata, ma questo é dipeso molto
dal lavoro sul territorio, dalle alleanze politiche
che si sono instaurate e consolidate sul territorio.
La coerenza nei comportamenti e la continuità
nell'azione è una base fondamentale per far
camminare la politica. Io penso che la politica
non sia altro che noi stessi trasferiti in un contesto
diverso, dove acquisiamo il potere di indirizzare
le scelte e porre in essere le questioni.
In questo senso mi sento di dire che le istituzioni
vanno fortemente accompagnate, non firmiamo delle
deleghe in bianco alle istituzioni. Dipende dalla
nostra capacità di diventare consapevoli
del nostro valore.
Questo é un dato fondamentale, perchè
in una società che si frantuma, bisogna recuperare
le istanze positive. Molto spesso non é la
società che cambia, ma é il nostro
modo di leggere le cose che richiede uno sforzo
maggiore. |
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Beni
confiscati
la realtà di chi lavora sulla confisca e il riutilizzo
dei beni appartenuti alla mafia |
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Storia
e Memoria
Eventi recenti e meno recenti, persone che non possono essere
dimenticate |
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Testimoni
Persone che hanno affrontato le mafie a viso aperto |
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Cittadini
attivi
Il problema delle mafie affrontato quotidianamente |
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Cultura
Storici, giornalisti, scrittori, punti di vista a confronto
con le mafie |
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