Intervista con il presidente Gianluca Faraone

La Cooperativa Placido Rizzotto, nuova imprenditoria antimafiosa
ottobre 2003
a cura di Enrico Natoli e Maria Mazzei
Quali sono le cose più belle e più brutte che hai vissuto in questi due anni?
E’ stato molto bello il momento della presentazione di Libera Terra, la prima pasta antimafia (novembre 2002, ndr.). E' stato il primo anno di lavoro della nostra cooperativa nei beni confiscati alla mafia, che rappresenta una speranza di riscatto per le nostre terre, i nostri comuni, l'entroterra palermitano. La possibilità di contrastare la mafia non soltanto attraverso la repressione ma attraverso lo sviluppo, creando prospettive occupazionali.
 
I momenti di maggiore preoccupazione vengono adesso che siamo in piena fase operativa, per paradosso. Man mano che questo progetto darà risultati positivi come quello della pasta, il rischio di una reazione aumenta proporzionalmente.
Momenti brutti? ... ci sono stati momenti difficili, si consideri che questi terreni erano abbandonati da sette anni e nel migliore dei casi non c'era nessuno; nel peggiore c'erano ancora i vecchi proprietari e questo chiaramente ha creato difficoltà e problemi. Però alla fine siamo qui e devo dire che abbiamo contato su una grande compattezza di tutti i partner del progetto:l'associazione Libera, il consorzio, il Ministero degli Interni; questa è la testimonianza che quando si è tutti uniti si riescono a ottenere dei risultati importanti.

Di dove sei Gianluca e quanti anni hai?
Io sono di Palermo e ho 28 anni.

Se tu non avessi avuto questa possibilità, questi progetti, quali potevano essere le tue prospettive di lavoro a Palermo?
Io penso che le prospettive di lavoro a Palermo o altrove le avrei avute. Il problema non è soltanto di prospettive di lavoro, ma di progetto. A me personalmente non interessa soltanto un lavoro, ma un lavoro che mi gratifichi, che ritengo importante non soltanto per me ma per il mio territorio, per i cittadini della mia terra. Questo progetto soddisfa questa esigenza.

Scheda della Cooperativa
La Cooperativa Placido Rizzotto nasce da un progetto della Prefettura di Palermo e dell’associazione Libera
grazie alla legge 109/96 che prevede la confisca dei beni di provenienza mafiosa e il loro riutilizzo a fini di promozione sociale.
La cooperativa impiega un gruppo di giovani impegnati nella coltivazione degli oltre 170 ettari di terreno e si occupa dell’inserimento lavorativo di soggetti svantaggiati; i terreni sono dati in comodato dagli enti pubblici alla cooperativa Placido Rizzotto che coltiva il grano duro con metodo biologico.
Nel 2002 sono stati raccolti 1,500 quintali di grano che hanno consentito la produzione della pasta di Libera.
La pasta è artigianale, interamente lavorata a mano, essiccata a lungo e a basse temperature per mantenere intatte le proprietà nutrizionali e le caratteristiche organolettiche.
L'onorevole Lumia sostiene che è importante mantenere una sorta di protezione attorno ai progetti come quello della vostra coop.
I momenti di maggiore preoccupazione vengono adesso che siamo in piena fase operativa, per paradosso. Man mano che questo progetto darà risultati positivi come quello della pasta, il rischio di una reazione aumenta proporzionalmente. Fino ad oggi questi progetti sui beni confiscati erano appunto progetti. Oggi che cominciano a diventare realtà - parliamo sempre di un contesto territoriale in cui la mafia è presente - la pericolosità aumenta. Con questo dovremo fare i conti, per cui l'esigenza che ci sia una grande compattezza di tutti i partner della cooperative, delle istituzioni e delle associazioni è sempre più forte.

Quando la vostra coop andrà a regime, che prospettive imprenditoriali ci sono?
Il progetto è molto più ampio, non riguarda solo la produzione di pasta. Noi gestiamo attualmente 170 ettari, il progetto è in una fase di espansione nel senso che nuovi comuni aderiscono ed ogni comune conferisce alla cooperativa nuovi terreni. Il consorzio è destinatario di finanziamenti per quattro miliardi e duecento milioni di lire per la realizzazione di strutture sui beni confiscati. E' un finanziamento del Fondo Sicurezza del ministero degli Interni che prevede la realizzazione di due strutture agrituristiche, un laboratorio per l'estrazione di oli essenziali da piante officinali, una cantina aziendale ed una ippovia, una struttura per la fruizione turistica a cavallo. Tutto questo sotto la gestione della nostra cooperativa! Quindi ritengo che le prospettive ci siano tutte, sta a noi renderle concrete. Il primo anno è andato bene, vedremo come andranno gli altri.

Intorno alla vostra attività c'è solidarietà?

Sul territorio la risposta è eterogenea, c'è chi ti incoraggia, ma c'è anche chi non esita a mostrati tutte le perplessità e i dubbi. Questo si verifica soprattutto nei comuni della provincia piuttosto che a Palermo città. Ci sono stati soci della cooperativa che hanno avuto problemi nel contesto familiare, ma per una fatto di preoccupazione che si crea attorno a questa esperienza, perché la mafia spesso non interviene direttamente, ma fa sì che si creino le condizioni per determinare una forte pressione psicologica su chi opera in progetti come questi. Molto dipenderà dai risultati di questo progetto.

 
Il furto è avvenuto nella notte tra il 16 e il 17 settembre. Il trattore è un cingolato e dunque non può circolare su strada. Trattandosi di un mezzo molto grosso è stato necessario impiegare un camion ed un rimorchio.
Qualche giorno fa avete denunciato un furto, di che si tratta?
Il furto è avvenuto nella notte tra il 16 e il 17 settembre. Il trattore è un cingolato e dunque non può circolare su strada. Trattandosi di un mezzo molto grosso è stato necessario impiegare un camion ed un rimorchio. Tra l’altro, il trattore è stato portato via con agganciato un grosso aratro utilizzato per lo scasso del terreno necessario all’impianto del vigneto. Tra l’altro siamo in una fase di lavorazione in cui il trattore è indispensabile. Stiamo preparando i terreni confiscati per reimpiantare dei vigneti che sono stati distrutti nel lungo periodo intercorso tra la confisca e l’assegnazione alla cooperativa. A breve riprenderemo i lavori affidandoli ad una ditta che effettua questi lavori per conto, con un conseguente aumento dei costi.

Erano già accaduti episodi di danneggiamento, furto, sottrazione o minaccia?
Circa un mese fa hanno sfondato la parete di un magazzino in cui custodivamo dei mezzi agricoli per rubare un gruppo elettrogeno ed alcuni attrezzi.

Con quali soldi la cooperativa aveva acquistato il precedente trattore?
Si trattava di un trattore confiscato che era stato assegnato alla cooperativa. Purtroppo, questo, come tutti gli altri era in pessime condizioni poiché inutilizzato da parecchi anni ed è stato necessario impiegare una cospicua somma di denaro per rimetterlo in moto. Ci siamo riusciti con le nostre risorse e con un importante aiuto datoci dal Coopfond, la struttura finanziaria della Lega delle Cooperative, cui la Cooperativa Placido Rizzotto – Libera Terra aderisce.

Avete un capitale da parte per far fronte a questa nuova situazione?

Purtroppo, non siamo in condizioni di fronteggiare immediatamente la situazione. Ma, come abbiamo fatto altre volte, proveremo a cavarcela comunque.

Tornando alla Legge 109/96 perché è importante difenderla?

Bisogna fare una battaglia sulla difensiva. La legge è importante, ma va migliorata in tante parti. Il rischio é che in questo clima politico possa subire dei peggioramenti. Qui si misurerà la battaglia che Libera svolgerà nei prossimi mesi per tutelare le esigenze delle persone e delle cooperative presenti sul territorio, persone che scommettono la propria vita su questi progetti.

Una proposta di modifica prevede la vendita all’asta dei beni confiscati. Perché siete contrari?
Perchè l'investimento che si può fare sui beni confiscati non soltanto produce ricchezza, come stiamo dimostrando col nostro lavoro, quindi posti di lavoro dove spesso c'è una forte disoccupazione - e dove la criminalità organizzata trae vantaggio dalla disoccupazione -. Ma anche un circolo virtuoso per ragioni civili e politiche: passa il messaggio che la legalità paga, che svincola la persona dal cercare la raccomandazione.
 
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