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L’impegno
sociale antimafia a partire dal nuovo strumento
della confisca
Intervista a Davide Ganci
di Libera Sicilia |
ottobre 2003
a cura di Enrico Natoli e Maria Mazzei
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E' una pasta di qualità, potevamo scegliere
di metterla in commercio nei negozi più
di nicchia come le botteghe del commercio
equo e solidale, ma poi abbiamo scelto il
circuito della Legacoop perchè vorremmo
entrare in ogni famiglia, nella cultura della
gente. |
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Qual è
la tua attività per conto di Libera?
Io sono di Palermo, faccio parte della direzione
dei beni confiscati, in particolare di una diramazione
dell'ufficio che si chiama Libera Terra.
Libera si occupa di beni confiscati, ma anche di
vittime della mafia, di legalità, di giustizia
sociale. Nel 2000 è nato il progetto Libera
Terra nella provincia di Palermo, in quei territori
dove la mafia è particolarmente radicata:
Corleone, San Giuseppe Jato, San Cipirello. Il progetto
era un progetto pilota, comprende le istituzioni
perchè la prefettura si fa promotrice del
progetto stesso; i comuni, che destinano i beni
alle società secondo la legge 109/96. Nella
filosofia di questa legge abbiamo sperimentato questo
modello, Libera si occupa formalmente di animazione
e formazione, poi di fatto ci occupiamo anche della
parte progettuale.
Questo progetto ha portato alla costituzione della
Cooperativa Placido Rizzotto Libera Terra. Una delle
emozioni più forti è stato quando
è stato piantato il grano sui terreni...
quando quel grano veniva mangiato dalle pecore mandate
lì dal vecchio proprietario e i carabinieri
sono intervenuti prontamente... ma soprattutto quando
s'è raccolto il grano e nello scorso novembre
(novembre 2002, ndr) abbiamo presentato al pubblico
la pasta prodotta, che oggi si trova nelle coop
e nelle ipercoop di tutto il territorio nazionale.
E' una pasta di qualità, potevamo scegliere
di metterla in commercio nei negozi più di
nicchia come le botteghe del commercio equo e solidale,
ma poi abbiamo scelto il circuito della Legacoop
perchè vorremmo entrare in ogni famiglia,
nella cultura della gente.
Un altro segnale fortissimo è il fatto che
alcuni ragazzi del luogo sono andati a lavorare
per la cooperativa. Calogero, qui presente, è
il presidente della Cooperativa Lavoro e non solo,
che ha sede a Corleone. Il loro progetto è
ambizioso, vogliono produrre fichi d'India. Lo hanno
pensato con lo slogan "liberarci dalle spine".
Anche questa, come le altre cinque cooperative esistenti
nella provincia di Palermo, è di tipo B.
C'è una forte valenza sociale perchè
questo tipo di cooperative recupera soggetti svantaggiati,
e poi c'è un intento di svilupparsi come
impresa.
Gestire un bene confiscato non è proprio
semplice, e questo a prescindere dalle pressioni
mafiose: anzi, forse quest'aspetto almeno in questo
momento è il meno impegnativo. Ci sono rapporti
istituzionali da mantenere, l'economia dell'impresa
che deve stare sul mercato. Tieni presente che le
cooperative lavorano in comodato d'uso, i terreni
non sono di loro proprietà e questo costituisce
un grosso problema.
Per questo le cooperative cercano di aiutarsi l'un
l'altra, si pensa all'ipotesi di un consorzio nazionale
con un unico marchio che rappresenti tutti i prodottti
delle cooperative.
C'è diffidenza
nel territorio, da parte dei cittadini, rispetto
alle persone che vanno a lavorare nelle terre che
prima appartenevano ai mafiosi?
Beh, sì, c'è diffidenza.
Parlando di criminalità organizzata
a Roma, a volte sembra di parlare di qualcosa che
avviene in un altro paese...
Eppure considera che Roma è la quinta città
italiana in termini di beni confiscati alle mafie!
Si può dire, schematizzando che in Sicilia
c'è la mafia, in Calabria la 'ndrangheta,
in Campania la camorra, però il fatto è
che la mafia è sicuramente un fenomeno non
contestuale, è fortemente radicata in Sicilia
perchè é nata lì, ci sono le
famiglie, ci sono 5982 affiliati, 230 famiglie mafiose
in tutto il territorio della regione...ma non è
un fenomeno che si può contestualizzare.
Se fosse così semplice, già sarebbe
sconfitto.
E se riguardasse soltanto questi 5982 affiliati,
e tutto il resto della Sicilia e del mondo non avessero
relazioni con queste persone, già avremmo
vinto.
Cosa significa
per un giovane siciliano impegnarsi contro la mafia
oggi?
La Sicilia è una regione stupenda, c'è
arte, cultura, paesaggi stupendi - seppure in qualche
caso deturpati dalla speculazione edilizia. Non
viene valorizzato da nessuno e l'immagine risulta
catastrofica se vista dall'esterno, proprio per
la presenza della mafia.
Mi ricordo nel '92, dopo che ci fu la strage di
Borsellino, come esigenza personale feci un viaggio
in interrail in Europa. Siamo partiti con dei miei
amici dieci giorni dopo la strage. Ricordo che ci
sentivamo addosso questa responsabilità,
era una cosa angosciante perchè quando ne
parlavamo, la gente non ci credeva... noi dovevamo
parlarne. Probabilmente solo un siciliano può
capire questa cosa fino in fondo. Cose così
ti spingono a lottare.
Le difficoltà sono tante, certo. Si compensano
con questa forte appartenenza al territorio che
i siciliani hanno: territorio come bellezze artistiche
e culturali.
Quando vedi che da tutto questo l'immagine che ne
esce è quella della lupara, veramente ti
viene tristezza. Ci sono tantissime persone che
ci credono, ma anche tanta indifferenza. Questa
è la cosa che più scoraggia.
Forse lo scoraggiamento
avviene anche quando in Sicilia c'è un'emergenza
legata all'acqua, e molti conoscono i legami tra
mafia e gestione dell'acqua. La risposta delle istituzioni
si condensa invece in affermazioni del tipo "stanno
arrivando delle navi desalinizzatrici dalla Spagna"...(il
Presidente Totò Cuffaro nell’estate
2002. in realtà quelle navi non arrivarono
mai, ndr.).
Mi ricorda quel film di Benigni dove si dice che
il problema in Sicilia è la siccità,
o il traffico. La siccità c'è, ma
ci sono anche altri fattori. Da un'indagine che
abbiamo svolto nel trapanese, ad esempio, si evince
che le dighe non vengono collaudate. La capienza
massima viene sottostimata e viene scaricata l'acqua
a monte. Oppure ci sono perdite lungo i tubi, o
il fatto che l'acqua potabile viene scaricata a
mare. E questa è negligenza.
Poi c'è comunque il fatto che l'acqua viene
venduta illecitamente, per ottenere il controllo
del territorio, perchè la mafia è
principalmente questo. Con l'acqua loro controllano
tutti. Lo scorso anno Agrigento è rimasta
quindici giorni senz'acqua, ti rendi conto? E quando
poi ci sono le manifestazioni, non ci va nessuno
a manifestare. Si raggiunge il paradosso.
Di fronte a queste
situazioni, non vi sembra un paradosso che spesso
in Italia si preferisca occuparsi di ciò
che avviene all'estero invece di capire bene quali
sono i nodi da sciogliere nel nostro territorio?
Con questa domanda tocchi un punto delicato per
me, a livello personale. Quello che dici tu è
vero, e per esempio noi sappiamo che con i beni
confiscati non è che risolvi il problema
delle mafie. Abbiamo recuperato ad oggi - voglio
esagerare - mille ettari di terreno: nel patrimonio
mafioso questa cifra è prossima allo zero.
Però dal punto di vista simbolico e territoriale
l'impatto sui cittadini è fortissimo e scuote
le coscienze.
E' anche vero che la mafia significa traffici internazionali,
c'è un contesto in cui si inserisce la mafia.
Il terzo mondo esiste, ci sono delle organizzazioni
di stato - tra cui anche quelle mafiose - che vogliono
che le cose rimangano così. Quindi è
un po' tutto collegato, così come è
vero che i focolai di guerra esistenti al mondo
vengono alimentati perchè continuino ad esistere.
Io penso che prima o poi, nella mia vita, affronterò
il problema del terzo mondo, che è reale.
Il 70% della gente che muore di fame è un
problema che non si può ignorare. Quindi,
quello che dici tu è vero: contestualizziamo
i nostri problemi. Ma è anche vero che non
dobbiamo perdere di vista il contesto mondiale in
cui questi problemi si inseriscono.
Qualche tempo fa in una
trasmissione televisiva sul tema della mafia, Giuliano
Ferrara sostenne la mafia non è un'organizzazione
criminale diversa da ciò che chiamiamo comunemente
come criminalità. Tu che ne pensi?
La mafia ha i suoi codici, ha tradizioni che si
tramandano di generazione in generazione. In Calabria
ad esempio ci sono canzoni popolari che parlano
della 'ndrangheta. Non è il semplice ladruncolo
che ruba e scappa. Io non sprecherei troppo fiato
per convincere Giuliano Ferrara sulla diversità
della mafia. Bene che vada, è uno stupido
oppure uno che non ha studiato. Altrimenti è
solo uno speculatore che cerca di far passare un
messaggio che è devastante per il nostro
territorio, ancora più di devastante delle
stragi Perchè fa pensare che la mafia non
c'è. |
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Beni
confiscati
la realtà di chi lavora sulla confisca e il riutilizzo
dei beni appartenuti alla mafia |
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Storia
e Memoria
Eventi recenti e meno recenti, persone che non possono essere
dimenticate |
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Testimoni
Persone che hanno affrontato le mafie a viso aperto |
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Cittadini
attivi
Il problema delle mafie affrontato quotidianamente |
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Cultura
Storici, giornalisti, scrittori, punti di vista a confronto
con le mafie |
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