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L’impegno
sociale antimafia a partire dal nuovo strumento
della confisca
Intervista a Calogero Parisi di LiberArci dalle
spine |
ottobre 2003
a cura di Enrico Natoli e Maria Mazzei
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Certo che rispetto a tanti anni fa la sensibilità
é cambiata e in questo il ruolo di
Libera é stato fondamentale, perchè
é riuscita a creare una coscienza all'interno
del nostro territorio |
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In cosa consiste
l'attività della tua associazione?
La cooperativa è una cooperativa sociale,
nata nel '98 a Canicattì in collaborazione
tra Arci e Dipartimento di Salute Mentale di Canicattì.
Nel 2000 abbiamo avuto l'affidamento dei terreni,
la gestione diretta per fini produttivi di un bene
confiscato, 10 ettari di terreno. Nel febbraio 2002
abbiamo ricevuto in gestione altri diciotto ettari.
Il lavoro fatto fino a oggi è stato principalmente
di bonificare i terreni, che erano incolti da molti
anni; trovare le risorse economiche per poter realizzare
il progetto.
Abbiamo un progetto ambizioso, che si chiama LiberArci
dalle spine, che vuole mettere a coltura i fichi
d'India biologici. Abbiamo già impiantato
i primi due ettari, stiamo sperimentando per fare
un prodotto di alta qualità.
Accanto a questo, per procurare il sostegno economico
necessario, dato che ci basiamo quasi esclusivamente
sulle nostre forze (salvo degli aiuti provenienti
dall'Arci e dalla Fondazione Ravasi), abbiamo impiantato
grano, granelle, un mandorleto di due ettari, abbiamo
ripulito un vigneto di circa mezzo ettaro. Metteremo
pomodoro ciliegino per produrre bottiglie di passata.
Grazie alla Banca Etica abbiamo conosciuto dei monaci
di Lanuvio, esperti in coltura biologica, che ci
hanno dato molti suggerimenti su come iniziare la
produzione.
Quante persone lavorano nella cooperativa?
Ci sono tre tipologie di lavoratori.
I volontari, che sono il Presidente, il vicepresidente,
l'agronomo, il consigliere d'amministrazione. Poi
ci sono sei ragazzi. Di questi sei, cinque sono
soci della cooperativa e vengono da Corleone. Tre
segnalati dal Dipartimento di Salute Mentale di
Corleone e gli altri tre sono dipendenti annuali.
Con i cinque soci abbiamo fatto un percorso: siamo
partiti con i ragazzi del DSM condividendo un progetto,
ossia "tu lavori con la cooperativa non perchè
la cooperativa ti dà un lavoro, ma perchè
tu, insieme agli altri soci, ne condividi gli scopi".
Questi sei ragazzi sono gli unici pagati con contratti
agricoli. Perchè abbiamo dovuto fare delle
scelte, non avendo grandi risorse. Abbiamo pensato
che é giusto che chi la mattina si alza alle
sei e va in campagna a zappare, a spietrare, a recintare
e se ne torna a casa alle due, sia pagato.
Noi abbiamo finora lavorato come volontari, quando
comincerà la produzione si vedrà eventualmente
di modificare il discorso.
Qual è il rapporto con la cittadinanza di
Corleone?
C'é sia diffidenza che curiosità.
La diffidenza si esprime attraverso discorsi del
tipo "ma che vogliono questi, dove vogliono
arrivare, non ce la faranno mai", anche perchè
gli unici prodotti in commercio provenienti dai
beni confiscati sono attualmente la pasta della
cooperativa Placido Rizzotto e l'olio, l'uva e il
vino di altre due cooperative. Ancora poco, per
adesso.
Probabilmente ci osservano e dicono "mah, vedremo".
Alcune volte non é facile riuscire a dimostrare
che la legalità paga. Si è fatto molto
lavoro, ma per arrivare a questo penso che ce ne
voglia ancora tantissimo.
A livello individuale,
é una scelta che comporta molti sacrifici,
immagino. Hai un lavoro da volontario, in una terra
difficile e diffidente... "dove volete arrivare"
é qualcosa di ambizioso.
Sì. Tieni conto che noi abbiamo la fortuna
di stare all'interno dell'Arci Sicilia, che negli
ultimi dieci anni ha scelto non solo di essere associazione
culturale, ma é stata pronta a scommettere
su altri versanti dell'antimafia. Se la mafia la
vuoi sconfiggere, non basta il grandissimo lavoro
dei magistrati e delle forze dell'ordine. Bisogna
operare sul modo di pensare.
L'Arci ci sostiene tantissimo e noi vogliamo portare
a compimento questo percorso.
A livello individuale
da dove nasce la spinta verso questo percorso?
Sono un siciliano che qualche anno fa faceva lo
studente di ingegneria. Negli anni '90 ho avuto
la fortuna di conoscere un ragazzo a Palermo, uno
dei responsabili dell'associazione "Nero e
non solo", che si occupava di promuovere l'interculturalità,
cosa che in quegli anni era vicina allo zero. Da
lì sono arrivato all'Arci nel '93. Ho conosciuto
Alfio Foti, dirigente di quest'associazione che
aveva in testa un percorso, che voleva operare (con
altre persone) un cambiamento nella nostra regione,
perchè la regione e nostra e non di Totò
Riina o di altri. Da lì ho fatto tutte le
edizioni della carovana antimafia.
Ritieni che ciò
che avviene in Sicilia sia raccontato bene dai mezzi
d'informazione?
No, e ti faccio un esempio. C'era la Carovana antimafia
2000-2001. Un nostro addetto stampa lavorava al
seguito della carovana. Da un giornale, non ricordo
se fosse Il giornale di Sicilia, gli fu detto che
ormai le testate non erano più interessate
alle questioni dell'antimafia, visto che ormai la
mafia era stata sconfitta con l'arresto di Totò
Riina. Forse se ammazzassero qualcun altro, le grandi
testate sarebbero di nuovo interessate.
Sicuramente la stampa non racconta tutto quello
che succede, ma magari si concentra sulle questioni
grandi come il 41 bis, o le deposizioni del boss
pentito Giuffré. E si occupa pochissimo della
società civile che esiste, per quanto negli
ultimi anni anch'essa abbia abbassato l'attenzione
sulla questione della mafia.
Una delle caratteristiche
più forti delle mafie è quella di
incutere paura e di far passare il messaggio che
non possono essere sconfitte. In questo senso la
vostra attività può costituire una
rivoluzione, un messaggio che deve attecchire nel
tessuto sociale?
Il fenomeno si può combattere, altrimenti
non si capirebbe perchè esistono cooperative
come la nostra. Si può e si deve. La paura
ci sarà anche, ma é una questione
minore. In Sicilia c'é un discorso legato
alla scarsa capacità di affrontare i cambiamenti.
Dopo la stagione del '93, in cui si percepiva un
cambiamento in atto, si intravedeva la possibilità
di sconfiggere la mafia, negli ultimi anni c'é
stata una inversione di tendenza. Sono stati fatti
degli errori anche da noi, dalla società.
La mafia impone di nuovo le sue logiche oggi.
Mi è capitato
di parlare con una donna di Palermo, qualche tempo
fa, che diceva di aver fatto le manifestazioni nella
stagione dei "lenzuoli bianchi", di aver
subito minacce e intimidazioni per l'attività
del padre che non pagava il pizzo, e che ora che
ha dei figli non vuole saperne più di antimafia,
vuole vivere tranquilla.
Anche io ho due figli...nati nel '99, sono gemelli.
Io sono qui e mia moglie cresce i figli, il sabato
e la domenica tocca a me. Ma proprio perchè
ho due figli forse é aumentata la mia voglia
di impegnarmi, vorrei lasciar loro qualcosa, vorrei
che loro non debbano aver paura. Anche se io non
ho mai avuto paura per le cose che faccio.
Ti aspetti qualcosa dal resto d'Italia?
Sembra che ancora oggi si abbia l'idea diffusa che
la mafia sia qualcosa di connaturato al tessuto
sociale siciliano invece di un problema nazionale.
Mi aspetto tantissimo dai siciliani. E' vero, c'é
la mentalità che la mafia è solo in
Sicilia e non in altre regioni, come ad esempio
la Toscana. Mi aspetto che i siciliani lavorino
tanto sul territorio e che da tutta Italia la gente
ci segua. La Sicilia è Italiana, eh, non
é che siamo in Albania!
Da siciliano,
invece, cosa pensi di quelli che lasciano la Sicilia
per trovare lavoro in altre regioni?
Dipende per cosa lasciano la Sicilia. Se lo fanno
perchè pensano che in Sicilia non c'é
speranza, allora forse é meglio perdere queste
persone. Se le motivazioni sono altre... in Sicilia
ci sono problemi enormi. Non é che la gente
se ne va solo perchè c'é la mafia.
Il lavoro non esiste, ce n'é poco, però
andarsene e magari non tornare più, sono
scelte che non farei. Tutte le volte che mi allontano
dalla Sicilia non vedo l'ora di tornarci, non riuscirei
a stare lontano.
Ci sono momenti in cui pensi di lasciar perdere?
Fino ad oggi no, e spero che non succeda.
Che mondo pensi di lasciare ai tuoi figli?
Sono un po' ottimista, spero di poter lasciare almeno
credere nei valori in cui credo io. Che anche loro
sappiano che le cose possono cambiare, che lavorando
insieme si compiono piccoli passi per un cambiamento.
Certo, si fanno dei passi indietro oggi, e non solo
per quel che riguarda la lotta alla mafia, però
non bisogna smettere di provarci. |
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Beni
confiscati
la realtà di chi lavora sulla confisca e il riutilizzo
dei beni appartenuti alla mafia |
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Storia
e Memoria
Eventi recenti e meno recenti, persone che non possono essere
dimenticate |
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Testimoni
Persone che hanno affrontato le mafie a viso aperto |
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Cittadini
attivi
Il problema delle mafie affrontato quotidianamente |
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Cultura
Storici, giornalisti, scrittori, punti di vista a confronto
con le mafie |
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