La confisca, procedura burocratica o impegno etico?

Intervista a Giuseppe Piccione, avvocato e amministratore di un bene confiscato nel siracusano
ottobre 2003
a cura di Enrico Natoli e Maria Mazzei
 
La prima impressione è che vedendo anche le esperienze di altri amministratori, per lungo tempo sono stati lasciati soli
Di cosa ti occupi?
Mi sono occupato di amministrazione dei beni confiscati a un mafioso.

Da quanto ti occupi di questo argomento?
Sono intervenuto nella fase finale, quando inspiegabilmente il vecchio amministratore si è dimesso dopo tanti anni che la pratica amministrativa era lì parcheggiata, quindi il mio ruolo collegato a Libera è stato quello di sbloccare una situazione e portarla finalmente a definizione. E' stata la prima volta nel nostro territorio, ossia la provincia di Siracusa.

Come vanno le cose?

Non lo so come vanno le cose. Posso parlarti di alcune mie riflessioni rispetto a quest'esperienza. La prima impressione è che vedendo anche le esperienze di altri amministratori, per lungo tempo sono stati lasciati soli. Nel senso che un'attività di accelerazione sui beni confiscati si è avuta quando Libera è intervenuta, cioè quando un'associazione, con le sue competenze e la sua credibilità si è affiancata agli amministratori.
Quando la società civile si affianca al ruolo del pubblico si hanno le accelerazioni. Altrimenti anche un procedimento di confisca rischia di diventare un mero fatto burocratico, e quindi perdere la sua forza e la sua valenza politica e sociale.

La seconda riflessione è che anche nella scelta degli amministratori bisogna rivolgersi ad amministratori che abbiano una sensibilità diversa. Non si tratta di una pratica normale che corrisponde ad un onorario più o meno comodo, ma occorre pensare che in quel momento si amministrano dei beni che debbono essere restituiti alla collettività. E quindi se non c'è questa sensibilità, qusto elemento di base si rischia di vedere la vicenda dei beni confiscato come un fatto meramente burocratico. Ed è la sconfitta perchè la burocrazia è legata inevitabilmente a tempi lunghi.

Leggevo qualche tempo fa che le famiglie mafiose cercano di costituire associazioni perchè vengano assegnate loro beni confiscati. E' plausibile questo scenario?
E' plausibile, come sono plausibili altri scenari legati ai beni confiscati. Per anni questo tema è rimasto nell'ombra, adesso c'è questa accelerazione, si parla di gestione, di affidamenti ed altro. In un quadro dinamico, con delle amministrazioni locali disattente - non dico conniventi - ben può verificarsi questo scenario, con associazioni inventate che vanno a riappropriarsi dei beni. E' possibile anche, utilizzando aspetti ancora pochi chiari della legge, consegnare allo Stato beni privi di un qualsiasi valore economico o con un'ipoteca in corso, o anche distrutti.

Si parla di beni immobili o si comincia ad affrontare la questione dei beni mobili?
Si comincia anche ad affrontare la questione delle partecipazioni azionarie. Nella nostra realtà abbiamo individuato ed annotato - in procedimenti che sono ancora "in itinere", non sono arrivati alla confisca - la presenza di grosse partecipazioni azionarie. Non solamente il classico bene immobile, quindi, ma anche altri tipi di attività che possono diventare, se gestiti correttamente, una possibilità di recuperare delle somme, che possono essere poi finalizzate all'avvio della gestione del bene confiscato. Perchè si pone poi il problema di un necessario intervento pubblico perchè possa partire la gestione del bene confiscato. Riutilizzare le somme confiscate alla mafia può essere un ottimo modo per recuperare delle somme.

Come reagisce la collettività a questo tipo di iniziative?

L'esperienza che ho vissuto, che è quella di Lentini, mi è sembrata di ruolo attivo. Col consiglio comunale aperto, dove per la prima volta si è parlato di beni confiscati, in quella prima esperienza sul territorio, mi pare che l'atteggiamento sia stato positivo, di grande e intensa partecipazione.
 
...esistono tante persone, una rete poco conosciuta e forse poco valorizzata, che però nel territorio si muove. Credo che bisognerebbe ritrovare quel senso di mobilitazione, indignazione e di presenza per far sì che la speranza non sia solamente un'enunciazione, ma un fatto concreto.
Noto anche però che il problema delle mafie nella nostra realtà sia un poco passato di moda sotto alcuni aspetti, così come la questione ambientale. A livello politico purtroppo l'attenzione si ripresenta ogni volta che avviene un disastro ambientale o un fatto di mafia eclatante. Certo che rispetto a tanti anni fa la sensibilità é cambiata e in questo il ruolo di libera é stato fondamentale, perchè Libera é riuscita a creare una coscienza all'interno del nostro territorio.

Sei ottimista per il futuro?

Non si può non essere ottimisti, perchè diventa un atteggiamento anche per chi, come me, é credente, quindi fa una scelta di fede rispetto ai comportamenti personali e alle motivazioni che ha.
La speranza é fondamentale, l'elemento fondante della nostra vita. Ho speranza che la situazione attuale possa modificarsi. Certamente i segnali sono in tutt'altra direzione, però esistono tante persone, una rete poco conosciuta e forse poco valorizzata, che però nel territorio si muove. Credo che bisognerebbe ritrovare quel senso di mobilitazione, indignazione e di presenza per far sì che la speranza non sia solamente un'enunciazione, ma un fatto concreto.

Il rapporto con le istituzioni mi sembra un'esperienza fondamentale per costruire un progetto di società più equa. Nel nostro sito emerge spesso il senso di uno scollamento tra le istituzioni odierne e la cittadinanza. Che ne pensi?
E' un problema reale, nel senso che spesso le istituzioni sono un passo indietro rispetto alle esigenze vere e reali della cittadinanza. Spesso rispondono a emozioni... noi non sappiamo ancora quanto sia reale il coinvolgimento di istituzioni pubbliche che rispetto alla confisca di beni che prima appartenevano a mafiosi svolgono il proprio lavoro. Non sappiamo se lo fanno per facciata, perchè non si può fare diversamente o lo fanno per reale convincimento. Sta il fatto che lavorano, e questo è un dato. Ma comunque esiste una sorta di distanza da colmare tra cittadinanza e istituzioni. La riprova sta nel calo di partecipazione alle elezioni. Al momento di formare le liste elettorali, è difficile trovare persone credibili da mettere in lista. E questo crea distacco, si ritrovano persone in lista che hanno ben altri interessi che il bene della cittadinanza: da quelli iù semplici, come eliminare la multa del vicino di casa a quelli più ampi, come la partecipazione in appalti.

C'è anche una crisi dell'associazionismo, e questo va riconosciuto. I numeri degli iscritti non sono più quelli di alcuni anni fa. C'è una crisi di partecipazione delle persone. Magari aumenta l'associazionismo legato alla ricerca di un piacere immediato; meno quello che si fonda su basi etiche e morali. D'altronde, quando sei in un contesto dove i messaggi pubblicitari ti dicono che hai successo solo se sei bello, forte, bravo, fai palestra tutti i giorni...
 
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