I partiti e la lotta alla criminalità organizzata

Guida per le elezioni politiche del 2006: i partiti e le loro promesse nel contrasto alla criminalità organizzata.
marzo 2006
a cura di Enrico Natoli
Il centrosinistra

La coalizione dell'opposizione si riconosce nel programma comune stilato dall'Unione. I partiti che siamo riusciti a contattare sono: L'Unione, i DS, Rifondazione Comunista, Comunisti Italiani, La Margherita, L'Italia dei Valori, i Radicali Rosa nel pugno, i Verdi, l'Udeur, I Socialisti Craxi.

Il contatto con i partiti


Anche in questo caso la richiesta di indicarci un documento programmatico con particolare riferimento alla contrasto alla criminalità organizzata ha registrato spesso della sorpresa. In generale c'é stata disponibilità da parte di tutti, molti ci hanno indicato da subito di riferirsi in toto al programma dell'Unione. L'Udeur ci deve ancora "far sapere" se esiste un documento aggiuntivo ed autonomo, e a questo punto dubitiamo che lo farà; i Radicali ci hanno assicurato che scrivendo direttamente all'onorevole Capezzone avremmo ricevuto una risposta esaustiva, ma tale risposta non è mai arrivata; i Verdi sono forse stati i più disponibili di tutti (tra l'altro ai Verdi va il merito di aver organizzato in piena campagna elettorale un convegno sulla mafia nel Lazio. Bravi! e alla faccia di chi non parla di mafia in prossimità delle elezioni perché teme di perdere consenso...), anche se non siamo mai riusciti a parlare con l'ufficio che la segreteria ci aveva indicato come referente ideale per le nostre domande.
Infine non siamo mai riusciti a comunicare, nonostante numerosi tentativi, con gli uffici di Rifondazione Comunista e Italia dei Valori.

La lotta alla criminalità organizzata nei programmi elettorali


"È una nostra priorità assoluta combattere la criminalità organizzata, che mina le basi della nostra Repubblica e ostacola lo sviluppo di larghe porzioni di territorio." Bene, siamo d'accordo, finalmente! Il problema del paragrafo che inizia con queste parole è nella sua dislocazione all'interno del documento. "Lotta al crimine organizzato", infatti, si trova all'interno della sezione "Una giustizia penale uguale per tutti" ed è a pagina 66 del programma. Ciò significa che vi sono sessantacinque pagine di "priorità" più assolute. Peccato.
Ad ogni modo bisogna riconoscere che il paragrafo si articola in punti più elaborati rispetto alla laconicità della riga di programma della Casa delle Libertà; l'Unione si ripromette ad esempio di istituire nuovamente un'Agenzia Nazionale per la destinazione dei beni confiscati "che garantisca la celere destinazione e gestione dei beni", misura in aperto contrasto con la politica del centrodestra, che nel dicembre del 2004 ha abolito l'Ufficio già esistente presso il Ministero dell'Interno demandando abbastanza inspiegabilmente la gestione dei beni confiscati all'Agenzia del Demanio.

A pag. 77, nella sezione "Un paese più sicuro", il paragrafo "Una strategia per la sicurezza" parla di un "abbassamento della guardia nel contrasto alla criminalità organizzata" da parte del governo Berlusconi.

A pag. 78, nella stessa sezione, quelli dell'Unione affermano che "daremo massima priorità al contrasto alla criminalità. Le organizzazioni criminali (la mafia, la ‘ndrangheta, la sacra corona unita, la camorra e le nuove mafie di importazione) soffocano la vita civile, impediscono lo sviluppo, limitano e ostacolano l’esercizio dei diritti e delle libertà, tendono a condizionare lo stesso funzionamento della democrazia, infiltrandosi nelle istituzioni e nelle amministrazioni, imponendo un modello di relazioni sociali feroce e primitivo e violando le regole che la società si è data. La priorità sarà massima in quei territori dove la criminalità ha “occupato” la società e l’economia e ostacola in misura decisiva lo sviluppo, la convivenza civile, la crescita e l’innovazione. Qui lo Stato sarà particolarmente presente e forte, in stretta cooperazione
con le istituzioni locali e la società civile, per garantire il rispetto delle regole e combattere la sopraffazione, la violenza e il condizionamento sui cittadini e sulle imprese".
Ancora una volta l'impostazione sembra corretta e l'analisi lucida, l'obiettivo è ambizioso e forse - onestamente - un po' al di fuori della portata di tutti se, come già detto, una priorità tale viene affrontata dopo sessanta pagine. Il rischio che queste parole sacrosante rimangano lettera morta esiste, insomma. Ci sarebbe piaciuto ad esempio un accenno a quelle realtà locali amministrate dal centrosinistra dove ci sono state collusioni e infiltrazioni mafiose.

Le ecomafie e il Sud


A pagina 149, nella sezione "Fuori dalla crisi per una nuova crescita" si affronta il problema della gestione dei rifiuti e dei traffici delle cosiddette ecomafie.

Per quel che riguarda il Sud va detto che gli intenti sono molto ambiziosi e anche qui si fanno larghi cenni alla presenza della criminalità organizzata come deterrente per qualsiasi forma di sviluppo. A pag. 215, nella sezione "Il Mezzogiorno: una grande opportunità tra l'Europa e il Mediterraneo", nel paragrafo "Per una etica della convivenza civile. Il contrasto alle povertà e l'inclusione sociale" si può leggere: "Il Governo dell’Unione metterà in atto un’azione di contrasto alla criminalità organizzata non difensiva ed episodica, ma forte e costante, anche attraverso un coordinamento assai maggiore delle forze di polizia. E un più forte contrasto sarà posto alle forme di criminalità internazionale
che attraversano e permeano il Mezzogiorno, dal traffico internazionale di droga alla tratta di esseri umani, che dà luogo a inaccettabili forme di schiavitù. Sarà evitato il rischio che il Mezzogiorno si trasformi in una zona franca del Mediterraneo a forte controllo criminale. Non si punterà
a contenere la criminalità organizzata; ma, progressivamente, a debellarla".

Parole forti, da ricordare nell'ipotesi che l'Unione vinca le elezioni e vada al governo: perché chi avrà votato per il centrosinistra potrà esigere che queste parole non siano solo un intento in un programma elettorale, ma un reale cambiamento di strategia politica nei confronti delle mafie in Italia.
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