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Csm
Plenum 19 gennaio 1988 Trascrizione
della seduta
Nomina di Antonino Meli a Consigliere Istruttore
del tribunale di Palermo
Una delle "sconfitte" di Giovanni Falcone
in vita, quando ancora aveva molti avversari, se
non nemici, prontamente dileguatisi dopo la sua
morte per passare nella schiera degli amici. Qui
il Consiglio Superiore della Magistratura si riunisce
per nominare il nuovo consigliere istruttore a Palermo.
La nomina di Meli, preferito a Falcone per il criterio
di anzianità, è un altro colpo al
pool antimafia progettato da Caponnetto e Chinnici. |
maggio 2002
a cura di Enrico Natoli e Maria Mazzei
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Fernanda Contri:
Non risponderò ad alcuna delle provocazioni
troppo facilmente proposte in questa sede. Ciò
che è importante è riaffermare con
forza la responsabilità della scelta cui
è chiamato il consiglio, che non è
un computer nel quale basta inserire dati obiettivi
per ottenerne soluzioni automatiche, ma che deve
mettere in opera un iter logico motivato e sofferto.
Il mio netto orientamento è a favore del
dott. Falcone, la cui specializzazione nella lotta
contro la mafia è unica, non soltanto in
Italia, e tale da far superare ogni perplessità.
Se in passato è stato sufficiente prendere
in considerazione la specifica professionalità
di un candidato per consentirgli di superare una
barriera di due o di quattro anni di minore anzianità,
ebbene io non ho alcun dubbio nellaffermare
che la professionalità del dott. Falcone
è talmente eccezionale da consentirgli di
superare un divario di anzianità anche maggiore
rispetto a quello attuale.
Oltre alla professionalità, un altro fattore
che mi induce a dare il mio voto a Giovanni Falcone
è la garanzia di continuità nella
direzione dellufficio che la scelta del medesimo
assicurerebbe: continuità di un lavoro e
di un impegno che sono stati seri, corretti ed efficaci.
Egli ha dimostrato il massimo di professionalità,
di coraggio, di impegno, di vitalità; e di
fronte alla dimostrazione di tali doti è
auspicabile che almeno una delle amministrazioni
dello Stato, quella giudiziaria, dia un concreto
segno di voler cominciare a funzionare in Sicilia.
Massimo Brutti:
E doveroso ricordare che negli ultimi 10 anni
due consiglieri istruttori del tribunale di Palermo
sono stati uccisi, il dott. Terranova nel 1979 e
il dott. Chinnici nel 1983, e che questa strategia
intimidatoria messa in atto dalla mafia non è
stata certamente ancora sconfitta. La mafia, che
ha a Palermo il suo quartiere generale, continua
a mostrare la propria pretesa di impunità
e dunque ha bisogno di una giurisdizione timida,
lenta e inefficiente.
Il consiglio deve rispondere a questa sfida usando
giudiziosamente la propria discrezionalità
con la scelta di un uomo giusto al posto giusto
che più volte in passato ha mostrato di saper
adeguatamente valutare le particolari condizioni
di isolamento in cui sono costretti a operare i
magistrati di Palermo.
La scelta compiuta nel 1983 a favore del dott.Caponnetto
è stata una decisione meditata.
Ciò premesso, ricordo come la nuova circolare
in materia di conferimento di incarichi direttivi
preveda la possibilità di superare un divario
di anzianità, anche considerevole, in virtù
di una specifica motivata valutazione che evidenzi
il possesso da parte del candidato meno anziano
di specifiche doti attitudinali o di merito di spiccato
rilievo, anche con riferimento alle esigenze organizzative
ed eventualmente a particolari profili ambientali.
Tenuto conto di tale referente normativo e avuto
riguardo al particolare contesto ambientale palermitano,
ritengo doveroso, oltrechè opportuno, sottolineare
il carattere eccezionale dellimpegno specifico
del dott. Falcone, per cui preannuncio il mio dissenso
dalla proposta della commissione a favore del dott.
Meli.
Questa proposta non tiene conto delle doti, dei
meriti particolari e dellesperienza prolungata
nel tempo del dott. Falcone, e, al contempo, attribuisce
unimportanza esorbitante al requisito dellanzianità.
Ma anche a voler dedicare una particolare attenzione
ai meriti trascorsi del dott. Meli, emerge come
la sua esperienza sia maturata nel settore della
magistratura giudicante e come non abbia mai svolto
nella sua lunga carriera le funzioni di giudice
istruttore. Certo, il dott. Meli ha esercitato funzioni
requirenti, ma in tempi molto lontani (intorno al
1949) e per un breve periodo (circa 9 mesi).
Nè si può tralasciare, se si vuole
pervenire a una visione esaustiva, di soffermarsi
su alcuni comportamenti tenuti dal dott. Meli nel
corso degli ultimi anni e alla luce dei quali lelemento
a suo favore, quello dellanzianità,
potrebbe rivelarsi addirittura controproducente.
Infatti il dott. Meli si è caratterizzato
negli ultimi anni per una reiterata impulsività
che non costituisce certo un dato caratteriale ideale
per lassunzione dellufficio direttivo
di consigliere istruttore. Cito una discutibile
intervista rilasciata dal dott. Meli nel 1984 allindomani
della pubblicazione di unintervista della
vedova del dott. Terranova. Indipendentemente dalla
valutazione di certe formulazioni espressive di
dubbio gusto adoperate in quella occasione, il dott.
Meli si comportò in maniera poco consona
allautocontrollo richiesto a un magistrato
nella sua posizione. Ma non si trattò di
un episodio isolato; infatti questa instabilità
caratteriale ha avuto modo di manifestarsi in modo
ancora più vistoso nel corso della nota vicenda
in cui il dott. Meli si è contrapposto al
dott. Patanè. In tale occasione, il consiglio
ebbe modo di venire a conoscenza di affermazioni
del dott. Meli troppo leggere e non meditate, che
confermano il convincimento della inadeguatezza
del dott. Meli ad aspirare a un incarico tanto importante.
Voglio infine ricordare latteggiamento oscillante
del dott. Meli nelle more del conferimento dellufficio
direttivo di presidente del tribunale di Palermo.
Non solo il dott. Meli ha revocato la domanda inizialmente
presentata, ma è addirittura arrivato a revocare
la revoca della domanda, alimentando il sospetto
di una caratteriale instabilità di cui il
consiglio deve in questo momento tener conto.
In conclusione, sulla base di questi elementi, preannuncio
il mio voto contrario alla proposta della commissione.
Franco Tatozzi:
Uneventuale scelta a favore del dott. Falcone
potrebbe essere interpretata come una sorta di dichiarazione
di stato di emergenza degli uffici giudiziari di
Palermo decretata da un organo che, senza essere
politicamente responsabile, si arrogherebbe il diritto
di sospendere lapplicazione delle regole legali.
Esprimo le mie perplessità sul fatto che
lassegnazione del posto di consigliere istruttore
al dott. Falcone al quale peraltro mi legano
non solo sentimenti di stima e amicizia ma anche
lappartenenza allo stesso gruppo costituirebbe
un effettivo rafforzamento della risposta giudiziaria
allattacco portato dalla mafia.
Come consigliere istruttore, infatti, Falcone sarebbe
obbligato a far fronte a esigenze di organizzazione
generale di un ufficio senzaltro oneroso,
mentre, proprio al fine di non depotenziare la sua
capacità di incidenza nella lotta alla mafia,
appare preferibile che il dott. Falcone possa continuare
a occuparsi di tale fenomeno in una posizione di
prima linea. Annuncio quindi il voto favorevole
alla proposta della commissione. Giuseppe
Borrè:
Dichiaro che il mio voto sarà favorevole
alla proposta della commissione. Non sono molti
gli anni che ci separano da quando ancora si diceva
che la mafia non esiste, o da quando, pur ammettendosi
il fenomeno, si tendeva a ridurlo a un semplice
fatto di sottocultura. Giovanni Falcone, inserendosi
con intelligenza nel solco aperto da una nuova intellettualità
democratica, ha capito che le cose non stanno così
e che ampi e doverosi spazi si aprono a un magistero
penale razionalmente esercitato. Ciò egli
ha compreso e si è comportato, nei fatti,
con lucida coerenza.
I meriti di tale candidato sono dunque alti: tanto
da scuscitare perplessità e incomprensione
in larga parte dellopinione pubblica verso
una scelta che non sia a lui favorevole. Mi è
facile contrastare tale diffuso stato danimo
nella parte in cui pretende fondarsi su un concerto
da premialità, peraltro sicuramente estraneo
alla domanda proposta dal collega Falcone. Molto
egli ha fatto, - si sente dire in giro, e non solo
dalluomo della strada, - molto ha realizzato,
molto ha rischiato di persona, e dunque molto egli
merita. In realtà non può esservi
premio per ladempimento del dovere, neppure
quando si tratti di inedito e straordinario adempimento.
Ladempimento del dovere sarebbe non onorato,
ma inquinato dal premio. Giancarlo Caselli:
La soluzione del caso in esame, quando sia riferita
alla specificità del caso concreto, ha un
percorso obbligato: deve puntare su un uomo del
pool antimafia, deve puntare alla struttura che
a questo pool fa capo. Il pool di magistrati dellufficio
istruzione di Palermo ha saputo attrezzarsi (prima
di tutto culturalmente) realizzando così
una struttura nuova affiatata, che ha diffuso professionalità.
Non bisogna infatti dimenticare che si è
trattato di una struttura aperta, nel senso che
ha formato professionalmente magistrati che, prima
di entrare a far parte del pool, di questi problemi
non si erano mai occupati e che viceversa, grazie
al pool, hanno conseguito livelli di capacità
decisamente di grande rilievo.
Alla fine, operando in questo modo, il pool di giudici
istruttori del tribunale di Palermo ha ottenuto
risultati di grande rilievo, basati sulla individuazione
dei caratteri della nuova mafia. I primi risultati,
dopo anni, decenni e decenni di sostanziale impunità.
In alcuni interventi si è parlato di premio,
in particolare di premio al protagonismo, come di
un criterio da non seguire, e la storia del protagonismo
è un po come la storia di quando le
donne portavano il velo. A quel tempo le donne erano
tutte belle, ma quando il velo cadde si cominciarono
a constatare delle differenze. Un po la stessa
cosa è successa per la magistratura.
Quando i giudici non davano fastidio,
quando non erano scomodi, erano tutti bravi e belli.
Ma quando hanno cominciato ad assumere un ruolo
preciso, a dare segni di vitalità, a pretendere
di esercitare il controllo di legalità anche
verso obiettivi prima impensati, ecco che è
cominciata laccusa di protagonismo. Mentre
quei giudici che si tirano indietro (ed è
successo sia a Torino, in occasione del processo
dAssise ai capi storici delle Br, sia a Palermo,
in occasione del processo dAssise alla mafia
da poco concluso) non rischiano proprio nulla e
nessuno si leva a protestare o levar critiche nei
loro confronti. In altri interventi si è
parlato di premio nel senso di carriera che correrebbe
lungo corsie privilegiate per quei giudici
che abbiano fatto determinate esperienze professionali.
Ma è inconcepibile, perfino un po scandaloso,
che si parli di privilegio con riferimento ai giudici
di Palermo che vivono nelle condizioni a tutte note,
che semmai rappresentano una pesante penalizzazione.
Nel caso della lotta alla mafia, questi interessi
sono gli interessi della democrazia, ciò
che rende questa seconda visione (non settoriale)
del tutto giustificata. Per questi motivi esprimo
avviso contrario alla proposta della commissione.
Vito DAmbrosio:
Sarebbe certamente una sciocchezza considerare Falcone
un Superman capace da solo di battere la mafia,
ma è altrettanto sicuro che Falcone non ha
soltanto la capacità di lavorare al meglio,
ma anche di organizzare e di far lavorare al meglio
lufficio istruzione; egli non è soltanto
un bravo giudice istruttore, ma è anche un
bravo organizzatore del pool che gode di prestigio
a livello nazionale e internazionale.
Il dott. Falcone ha però anche un altro merito:
operando in una situazione estremamente difficile
non è diventato un nuovo prefetto Mori: ha
dimostrato di saper rispettare le regole del processo
penale e di avere le capacità di aggregare
un gruppo di giudici che non sono certo le sue marionette,
ma sono riuniti intorno a uno o due punti di riferimento;
Falcone non può quindi considerarsi eccezionale,
ma certamente e propriamente può definirsi
un punto di riferimento unico, perchè unica
è la situazione operativa in cui agisce e
perchè unico è il patrimonio conoscitivo,
operativo e tecnico che è riuscito ad accumulare
in un contesto come quello palermitano.
Sebastiano Suraci:
Le naturali difficoltà che caratterizzano
una decisione delicata quale quella che il consiglio
si accinge ad assumere sono accresciute dalla circostanza
che il dott. Falcone aderisce alla corrente di Unità
per la Costituzione, alla quale anche io aderisco.
Ritengo corretta limpostazione di quei colleghi
che si sono impegnati per una sdrammatizzazione
della vicenda e concordo con il giudizio di eccellenza
formulato nei confronti del dott. Falcone, al quale
devono essere riconosciute una straordinaria capacità
professionale e una rara competenza come giudice
istruttore in relazione a fenomeni di criminalità
organizzata.
Tale competenza è indubbiamente necessaria
nel magistrato che andrà a ricoprire che
andrà a ricoprire lufficio di consigliere
dirigente allufficio istruzione di Palermo,
e non vi è dubbio che il dott. Meli non può
vantare una capacità specifica pari a quella
del dott. Falcone. Tuttavia il merito di questultimo,
come emerge dallarticolata motivazione della
proposta, non può essere messo in discussione:
tale magistrato svolge attività giudiziaria
da quarantanni con una competenza, dignità
e prestigio che lo rendono meritevole del posto
in discussione. Se a ciò si aggiunge lenorme
divario di anzianità tra il dott. Meli e
gli altri candidati e il fatto che da anni egli
esercita funzioni equiparate a quelle di legittimità,
la scelta non può che essere a suo favore.
Elena Paciotti:
Mi preoccupa che da qualche parte si voglia presentare
la scelta che dobbiamo compiere come leggibile in
termini di maggiore o minore impegno antimafia del
consiglio e della magistratura. Mi preoccupa che
questo suggestivo messaggio venga raccolto da chi
onestamente si batte per un corretto intervento
di tutte le istituzioni pubbliche contro il potere
mafioso. E con tranquilla coscienza che indico
il mio voto per il dott. Meli, nella speranza che
quale sia la scelta del consiglio
leccellente lavoro dellufficio istruzione
di Palermo possa proseguire con la collaborazione
di tutti pur nella gravissima situazione che i tragici
avvenimenti di questi giorni hanno ancora una volta
sottolineato. Carlo Smuraglia:
Nessuno dovrebbe preoccuparsi del ricorso alla formula
dell uomo giusto al posto giusto
che, anche se corrisponde a una frase fatta, è
espressione di una logica di scelta fondata e corretta.
Quando si afferma che il dott. Meli possiede certamente
doti incontestabili, ma doti non sufficientemente
tranquillizzanti per un posto di tanta responsabilità,
non si compie nessun attentato contro il dott. Meli,
ma si compie il dovere proprio del consiglio di
interrogarsi sulle specifiche attitudini di ogni
candidato.
Mi preoccupa invece il fatto che si voglia assegnare
al dott. Meli la direzione di un ufficio che nella
sostanza esplica funzioni di natura inquirente e
istruttoria, che egli non ha mai svolto, affidandosi
quindi a una sorta di sperimentazione, mentre tutti
dovrebbero essere consapevoli che non cè
assolutamente tempo da perdere.
Si debbono scegliere uomini che abbiano anche una
particolare conoscenza del fenomeno mafioso, perchè
istruire un processo di materia di mafia non è
la stessa cosa che istruire un processo per furto.
Al riguardo è da ricordare che una parte
della magistratura ha aiutato tutti a compiere passi
in avanti nella conoscenza della mafia anche dal
punto di vista culturale. Se il maxiprocesso di
Palermo si è potuto celebrare, lo si deve
anche a chi ha saputo condurre listruttoria
nel rispetto delle regole e adottando tecniche di
indagine estremamente sofisticate: ciò è
stato fatto dallufficio istruzione di Palermo
e in particolare dal dott. Falcone.
Lopinione pubblica non chiede di assegnare
un premio, perchè non di questo si tratta,
ma di compiere scelte sicure e trasparenti, che
tranquillizzino anche la collettività. Nominare
il dott. Falcone consigliere istruttore significherebbe
attribuire un altro onere a un magistrato già
costretto dal suo impegno a grandi sacrifici e a
rinunciare alla propria vita privata. Non si tratta
dunque di assegnare nè premi, nè medaglie,
nè hanno ragione di dolersi coloro che hanno
preferito affrontare le tranquille strade delle
cause di sfratto. Vincenzo Geraci:
E proprio dal ricordo, per me ancora bruciante,
della copertura dellufficio marsalese, che
voglio prendere le mosse per ripassare la tetragona,
compatta e irriducibile opposizione espressa proprio
in questaula soprattutto dal maggioritario
gruppo togato del consiglio il quale, pur col buon
gusto di non contestare le indiscusse doti professionalità,
abnegazione e coraggio del collega Borsellino, aspirante
al posto, ritenne in quelloccasione che le
stesse non potessero fare aggio sul dato della maggiore
anzianità dellaltro concorrente.
Ricordo, in particolare, le parole pronunciate dal
collega DAmbrosio e puntualmente riportate
nel notiziario straordinario n. 17 del 10 settembre
1986 di questo consiglio che si volle appositamente
pubblicare, su iniziativa del collega Abbate, per
informare i colleghi magistrati della scelta compiuta
dal consiglio.
Ebbene, nelloccasione, DAmbrosio dichiarò
che il consiglio non poteva lasciarsi influenzare
dalla notorietà dei magistrati interessati,
perchè ciò avrebbe significato incentivare
il protagonismo dei giudici che, tra i suoi effetti
deleteri, avrebbe avuto anche quello del ritorno
a un deprecabile carrierismo già alimentato
dalle infelici sentenze della Corte costituzionale
e del Consiglio di Stato.
Pur con il disagio di dover ripercorrere momenti
autobiografici rimasti indelebilmente impressi nel
vissuto di quella sparuta pattuglia di samurai
che si buttò generosamente a corpo morto,
con immani sacrifici e rischi personali, nel contrasto
giudiziario alla barbarie mafiosa in un momento
in cui le strade di Palermo erano letteralmente
lastricate di morti e i vertici istituzionali dellisola
venivano impietosamente decapitati uno dopo laltro,
sento di dover adempiere a un obbligo morale di
testimonianza nel rappresentare che Giovanni Falcone
è stato il migliore di tutti noi, e che io
ascrivo a mio esaltante e irripetibile privilegio
quello di aver lavorato assieme a lui che ha scritto
pagine di riscatto civile nel libro della storia,
non solo giudiziaria, del nostro paese.
Ricordo, in particolare, lemozione che ci
prese quando, per primi, verbalizzammo le rivelazioni
di un boss di primaria grandezza come Tommaso Buscetta
che finalmente squarciava la cortina domertà
che aveva fin lì protetto la mafia, sottoscrivendosi
egli stesso mafioso e consentendoci approdi processuali
impensabili solo due anni prima, allorquando era
stato presentato il famoso rapporto di 162,
e fin lì lambiti soltanto dalle più
intelligenti e audaci intuizioni politiche e sociologiche.
Così come ricordo la commozione purtroppo
tante volte provata nel ritrovarci davanti ai cadaveri
sfigurati di tanti amici e collaboratori, fedeli
servitori dello Stato, solo più sfortunati
di noi nello sfuggire alla barbara vendetta mafiosa.
Consentirete che io esprima il mio personale, indicibile
tormento per lintera vicenda e per linestricabile
dilemma in cui rimango avviluppato. Se da un lato,
infatti, le notorie doti di Falcone e i rapporti
personali e professionali che coltivo con lui mi
indurrebbero a preferirlo nella scelta, a ciò
mi è di ostacolo la personalità di
Meli, cui laltissimo e silenzioso senso del
dovere, poi sempre manifestato, costò in
tempi drammatici la deportazione nei campi di concentramento
nazisti della Polonia e della Germania, dove egli
rimase prigioniero per due anni dale settembre 1943
al settembre 1945, sopravvivendo a stento.
Credo, anzi, che nonostante il revirement
dellultimora, proprio il riconoscimento
di questa altissima tempra morale e dignità
duomo, in uno alle incontestate doti professionali,
abbia mosso il collega Brutti nel formulare, nella
seduta antimeridiana del 15 luglio 1987, lauspicio
che lo stesso collega Meli potesse quanto prima
conseguire quellufficio direttivo di
cui oggi finalmente gli si presenta loccasione
ove continuare a profondere il suo indiscusso
impegno professionale. In tali condizioni, pertanto,
vi chiedo di comprendere con quanta sofferenza e
umiltà mi sento portato a esprimere il mio
voto di favore verso la proposta della commissione.
Il consiglio passa alla votazione per appello
nominale della proposta della commissione relativa
al conferimento dellufficio direttivo di consigliere
istruttore presso il tribunale di Palermo.
Votano a favore i consiglieri:
Agnoli, Borrè, Buonajuto, Cariti, Di Persia,
Geraci, Lapenta, Letizia, Maddalena, Marconi, Morozzo
della Rocca, Paciotti, Suraci e Tatozzi.
Votano contro i consiglieri:
Abbate, Brutti, Calogero, Caselli, Contri, DAmbrosio,
Gomez dAyala, Racheli, Smuraglia e Ziccone.
Si astengono i consiglieri:
Lombardi, Mirabelli, Papa, Pennacchini e Sgroi.
Il consiglio approva con 14 voti favorevoli,
10 contrari e 5 astensioni.
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Beni
confiscati
la realtà di chi lavora sulla confisca e il riutilizzo
dei beni appartenuti alla mafia |
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Storia
e Memoria
Eventi recenti e meno recenti, persone che non possono essere
dimenticate |
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Testimoni
Persone che hanno affrontato le mafie a viso aperto |
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Cittadini
attivi
Il problema delle mafie affrontato quotidianamente |
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Cultura
Storici, giornalisti, scrittori, punti di vista a confronto
con le mafie |
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