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Il
vate e il potere
di Riccardo Orioles, pubblicato nel 1987
su Società
Civile |
maggio 2002
a cura di Enrico Natoli e Maria Mazzei
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L'articolo che segue è di
una quindicina di anni fa e venne pubblicato su
Società Civile, la rivista milanese di Nando
dalla Chiesa. Sciascia aveva duramente attaccato
i "professionisti" dell'antimafia Orlando
e Borsellino con una campagna pubblicata con grande
evidenza sulle prime pagine del Corriere della Sera
(direttore Piero Ostellino, chiamato da una discussa
proprietà a prendere, dopo un breve interregno,
il posto di Alberto Cavallari, "fatto fuori"
perchè antipiduista). Il Coordinamento antimafia
di Palermo aveva reagito con durezza all'intervento
di Sciascia, e il Giornale di Sicilia (vicino a
discussi imprenditori palermitani e catanesi) aveva
pubblicato, per tutta risposta, nomi cognomi e indirizzi
degli iscritti al Coordinamento: il che, nella Palermo
di quei tempi, non era esattamente uno scherzo simpatico.
La maggior parte della stampa democratica prese,
nell'occasione, le parti di Sciascia; unica eccezione
Giampaolo Pansa, che riaprì la polemica e
spinse gran parte dell'opinione pubblica a comprendere
le ragioni dell'antimafia.
Del mio articolo di allora sono abbastanza orgoglioso
(anche se fu scritto a lume di candela e viene riproposto,
oggi, in condizioni non molto differenti): scritto
da un giornalista siciliano, pubblicato da una rivista
militante milanese, a rileggerlo oggi fa capire
che cosa avrebbe potuto essere l'Italia se la sinistra
perbene, invece di dar seguito a noi che lottavamo
- al nord come al sud, fraternamente - contro la
mafia, non avesse preferito parlar d'altro.
"Il vate e il potere", 1987
Lasciamo perdere la letteratura, e vediamo i fatti.
Borsellino. Sciascia mette sotto accusa la nomina
del giudice Borsellino a Marsala perchè non
ha abbastanza scatti di anzianità. In provincia
di Trapani, negli ultimi tempi, sono emerse le piste
più interessanti sui concreti rapporti fra
mafia e politica: una loggia massonica di tipo piduista
e una banca coi dirigenti mafiosi. Il trapanese
è un crocevia importantissimo per gli equilibri
mafiosi di alto livello; forse il più importante.
Catanesi e palermitani vi operano con tutti i loro
mezzi, tanto militari quanto finanziari. L'ultimo
"professionista dell'antimafia" che ha
cercato di Indagarci è stato il giudice carlo
Palermo; minacciato, bombardato e infine costretto
- non innocente il governo - a cambiare praticamente
mestiere. Ora tocca a Borsellino. Del quale, dice
Sciascia "nel momento in cui ho scritto nulla
sapevo".
Orlando. Non si tratta di generiche polemiche sul
nongoverno. In questo momento, in Sicilia, il gioco
politico è incontestabilemente nelle mani
dell'onorevole Salvo Lima. Ha vinto le elezioni,
sfrutta le fortune di Andreotti, è fortissimo
nel partito. Adesso, nel momento in cui il Pci siciliano
è allo sbando, scavalca tutti e propone alla
Dc un'apertura ai comunisti. Il nome di Lima, come
Sciascia sa, ricorre qualche decina di volte nei
verbali dell'antimafia; adesso è quello del
nuovo candidato alla guida del "rinnovamento"
cattolico.
Unico ingranaggio incompatibile, in questo meccanismo,
è il sindaco Orlando: isolato, sotto tiro,
scomodo per tutti, è nondimeno il segno di
qualche cosa; bisogna passare su di lui prima di
dar corso ufficiale alla restaurazione. E Sciascia
individua in Orlando, qui e ora, il politico da
contrastare. È suo diritto, naturalmente;
e anche di Lima, del resto; ognuno fa politica come
può. Che "Sciascia non fa politica,
d'altra parte, è un mito da sfatare. Adesso,
per esempio, Sciascia fa sapere di avere il sostegno
di quei sindacalisti palermitani che da tempo cercano
di opporre all'incontrollabile" (e indipendente)
coordinamento antimafia un loro più malleabile
comitato concordato fra le forze politiche ufficiali.
Processi. I processi alla mafia andranno, probabilmente,
allo sfascio; non per una qualche metafisica "mostruosità
giuridica" ma perchè, più semplicemente,
si sarà infine riusciti a impedirne il regolare
svcolgimento.
A Messina, fra imputati, legali e testimoni, i morti
ammazzati sono già mezza dozzina; a Palermo
si è bloccato il processo per ottenere la
lettura in aula di tutti gli atti: ma una volta
ottenutala... gli atti sono stati letti in mezzo
a un'aula deserta. Garantismo? Furberia da piccola
pretura? Mah. D'altronde, sono tattiche difensive
giustificabili, probabilmente, sul piano del rapporto
professionale fra l'avvocato e il cliente, che paga
e vuol essere ben servito; soltanto, non ci sembra
il caso di proporle come modelli di civismo e democrazia.
Democrazia. Per quanto strano, qualche po' di questa
merce, in questi anni feroci, è attivato
perfino in Sicilia. Gli studenti che hanno fatto
i cortei (ma: "i ragazzi bisogna lasciarli
a scuola" ammonisce Sciascia) hanno imparato,
perlomeno, che la cosa pubblica attiene a ciascuno
di noi; qualche professionista ha pur rischiato
la pelle per svolgere onestamente la sua professione;
qualche giornalista ha pur stampato per quattr'anni
a duecentomila al mese per poter scrivere senza
censure; una donna qualunque è pur andata,
in feroce solitudine, al tribunale per denunciare
- peraltro invano - gli assassini di suo marito;
duecento cittadini comuni - insultati da Sciascia,
guardati con sufficienza dalla sinistra perbene,
denunciati alla mafia dal Giornale di Sicilia -
hanno pur trovato il coraggio, vivendo a Palermo,
di essere il Coordinamento Antimafia.
Questa è la democrazia, cari amici milanesi,
una democrazia per cui si può anche morire
in Sicilia, come in Polonia o in Cile. Perchè
in Sicilia, purtroppo, oggi come oggi c'è
ben poco da garantire; la Costituzione, qui, non
ha mai avuto vigore se non nei discorsi ufficiali.
Unico
potere reale: i Rendo e i Lima. Unica reale opposizione:
i movimenti antimafiosi.
Certo, è una democrazia, la nostra, che Sciascia
non può comprendere. "I ragazzi a scuola!".
Certo: e i preti a dir messa, e i sindaci chiusi
in municipio, e i cittadini tranquilli, e le donne
a casa; ciascuno al proprio posto, nella migliore
delle Sicilie possibili. E i giudici? I giudici
a farsi i loro processi in santa pace, lontani da
ogni curiosità indiscreta: "non resta
che applicare il pieno e intero segreto istruttorio.
La rescissione di ogni legame, a parte le eventuali
conferenze stampa fra giudici e giornalisti... ":
il regime, insomma, nel nome delle garanzie; e al
più con qualche mafioso "all'antica",
alla don Mariano Arena, raccontato in pensose pagine
al pubblico italiano.
Non c'è una lapide, in Sicilia, non una piccolissima
piazza che ricordi, tanto per dirne una, uno scrittore
come Giuseppe Fava; anche lui siciliano come Sciascia,
ma in ben diverso rapporto col potere mafioso; ucciso,
e dimenticato.
Per Sciascia, il potere s'è mosso, e con
molto senso della tempestività: fra le molte
istituzioni della Regione siciliana da ora ci sarà
anche una Fondazione Sciascia, inaugurata in pompa
magna dai rispettabili esponenti del buongoverno
siciliano.
Sarebbe interessante studiare come mai tanta parte
della letteratura italiana finisca, prima o poi,
in feluca; e come mai il dannunzianesimo - il giudizio
apodittico, la superficialità nel dar rapido
conto di ciò su cui altri travaglia la vita,
la facilità a dar dell'asino o del criptocomunista
al diversamente pensante - abbia ancor tanto corso
tra l'ufficialità intellettuale del Paese,
e come mai soprattutto i problemi più seri
da noi finiscano regolarmente in letteratura da
terza pagina, in intrattenimento televisivo, in
"spettacolo" culturale. Perchè
insomma in Italia, prima o poi, le questioni controverse
finiscano sul tavolo del Vate Nazionale di turno,
ex garibaldino o ex futurista o ex illuminista che
sia.
Una cosa soprattutto ha destato scandalo nel comunicato
del Coordinamento antimafia di Palermo (quello "ingenuo",
intendiamo, quello da cui era così "facile"
dissociarsi), il fatto che fosse stato redatto da
due studenti e un commerciante: gente ordinaria,
ohibò!, certo strumentalizzata, ma da compatire.
A me va benissimo che a prendere la parola, oltre
ai Grandi Intellettuali di turno, siano anche gli
studenti e i bottegai; specialmente quando rischiano
ogni giorno la pelle in una città tradita.
Mi piacerebbe se la sinistra civile su questa e
su altre questioni desse loro, umilmente, qualche
po' di attenzione. |
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Beni
confiscati
la realtà di chi lavora sulla confisca e il riutilizzo
dei beni appartenuti alla mafia |
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Storia
e Memoria
Eventi recenti e meno recenti, persone che non possono essere
dimenticate |
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Testimoni
Persone che hanno affrontato le mafie a viso aperto |
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Cittadini
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Il problema delle mafie affrontato quotidianamente |
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Cultura
Storici, giornalisti, scrittori, punti di vista a confronto
con le mafie |
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