Abbiamo incontrato Felicia Bartolotta
nella sua casa a Cinisi, poco distante da Palermo,
in una calda mattinata di Luglio. Ci accoglie con
semplicità e naturalezza: la nostra emozione
si dirada ben presto di fronte a questa donna minuta
dal carattere di ferro.
L'intervista che segue è trascritta fedelmente
dalla registrazione.
Che cosa vi devo dire
di cose da raccontare
ne avrei
ho incontrato la sorella di Borsellino
con il marito pure; ci siamo salutate, l'ho ringraziata
e le ho detto: dobbiamo lottare, si deve lottare
per vincere. Lunione fa la forza.
La mafia, quando ci sono le manifestazioni... (fa
un gesto come per dire: abbassa la testa, ndr)
questo popolo non ha coscienza di niente,
niente proprio...
adesso è un momentaccio, stanno ricominciando
a tirar fuori la testa... non tutti però.
Con il film quando è venuto il regista, gli
ho detto di fare come dicevo. Noi altri di politica
non ne volevamo sapere (perché Peppino ha
cominciato a 15 anni) la politica lasciamola stare,
raccontiamo la storia di Peppino allinterno
della famiglia e ci sono riuscita.
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mi
hanno domandato: "Perché non si
trasferisce?" e io non mi posso trasferire
in un altro paese: prima di tutto perché
ho tutto qua: la casa qua, mio figlio ha il
lavoro qua e poi devo difendere mio figlio.
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Insomma lei è un esempio come donna
come cittadina come madre, dove ha trovato tutta
questa forza?
Non lo so, mio figlio mi disse vai avanti e vado
avanti, Peppino mi dice vai avanti e io vado avanti
e quando mi vengono a trovare mi pare un ricostituente,
mi danno più forza. Mi chiedono hai appetito,
che cosa vuoi mangiare e io: ma niente. Mangio
un poco di riso bollito alle 11:00.
Poi fecero il film di Borsellino qui a Cinisi,
mio figlio (Giovanni, ndr) mi ha detto
se tu ti trattieni a guardare il film la gente
di ca non ti lascia perché ci tengono di
cuore. "La mamma di Peppino, la mamma di
Peppino!" tornarono tutti, di certo mi manca
tutto però la soddisfazione ce lho
di tutta questa gente, mi hanno dato tanto di
forza tanto di coraggio.
Quando mio figlio mi ha detto cè
questo ragazzo che è di fuori mi pare di
Palermo, guarda che pernotta qua; ho detto subito
a Felicetta prepara la stanza: dormirà
nella stessa stanza di Peppino, nello stesso letto
e al fianco ci dormiva Giovanni.
In questi 24 anni ha pensato mai di lasciar perdere?
No!! No, no e mi hanno domandato: "Perché
non si trasferisce?" e io non mi posso trasferire
in un altro paese: prima di tutto perché
ho tutto qua: la casa qua, mio figlio ha il lavoro
qua e poi devo difendere mio figlio.
Mi domandavano come hai potuto fare con quelluomo
davanti (Tano badalamenti, ndr).
Mi dispiace, ho risposto che fu proprio lui la
causa della morte di mio figlio. Per mezzo di
televisione fu questa cosa, e cera la sorveglianza,
lavvocato pure. (Felicia Bartolotta si
riferisce qui alludienza in Tribunale quando
accusò Gaetano Badalamenti dellomicidio
del figlio; il boss di Cinisi era collegato in
video conferenza e lei lo accusa guardandolo negli
occhi, ndr) E poi non si fanno questi omicidi
così terribili, fu un omicidio orribile:
lhanno smantellato. Prima cominciarono a
dargli botte in testa con una pietra, lo imbavagliarono
e poi lo portarono sul binario. E quello che ci
fu dopo! Nascosero tutto, carabinieri e mafia
tutti daccordo, politici pure tutti daccordo.
Tutti. E ci fecero una figura i carabinieri di
Terrasini! Una figura!
Combattere 20 anni per ottenere verità
e giustizia, quando poi nessuno le ridarà
suo figlio. Perché questa battaglia?
Cè stato Umberto Santino che mi ha
dato veramente la forza, che è stato un
grande uomo: ha fatto di tutto! Poi ci fu lAntimafia,
quella di ora, perché quella di prima
lAntimafia di ora si è interessata.
Infatti è successo che io ero uscita dallospedale
da una settimana e arriva un telegramma per Bartolotta
Felicia (la convocazione per testimoniare in
tribunale, ndr), io dico che non è
il mio, che è di mia cugina e invece era
mio: mi sono alzata con tutta la gamba appena
operata, ero piena di piaghe, ho chiamato il medico
e gli ho detto fammi subito la medicazione; lui
ha risposto che me laveva fatta il giorno
precedente e io gli ho detto che me la doveva
fare subito.
Lui mi ha chiesto ma perché dove devi andare
e io, a Palermo. Ma lei è pazza, mi dice,
come fa? Mi sono messa il pannolino per non sporcare
labito, perché questi dallAntimafia
volevano parlare con la mamma di Peppino Impastato.
E sono andata anche con il girello perché
limportante era che fossi a posto di memoria
e così mi hanno portato.
I delitti come quello di suo figlio, che rimangono
impuniti per anni, sono dimenticati dalla gente
comune, rimangono dei buchi neri solo per i familiari.
E stato così anche per lei?
A Cinisi certamente che se lo sonno dimenticato!
Dopo 24 anni, mi dicono, chi glielo fa fare; perché
ci fu una manifestazione importante, con molta
gente e tanti giovani; cerano i compagni
di Peppino, qualche amico, ma di Cinisari
ma che vanno a fare dopo 24 anni? Io non sento
dolore, sento la forza.
E adesso per lei è diverso, alla fine
di questo processo (con le condanne per
mandanti ed esecutori, del maggio scorso, ndr)?
Pi mia sì! È cambiato e ho fiducia,
in questi che vennero qua. Ma adesso dice che
Lumia non cè più,
cè
sempre, ne fa parte ma non è più
come prima.
Ma ho fiducia perché si è interessato.
Sì, sì. I primi no.
Quindi lultima manifestazione è stata
la più grande?
Terribile! Mamma mia come arrivavano! E gridavano:
"Felicia!!!". E poi ci fu la seconda,
che gridavano: "Felicia, Siciliana";
appena corsa fuori, un mondo ce nera! E
loro: "Ti sei scagliata contro la mafia!"
Lei si è sentita isolata in paese? E chi
le ha dato sostegno e forza?
Sì, mi sono sentita isolata. Mi ha sostenuta
Umberto Santino. Appena hanno ammazzato mio figlio
si è presentato lui con la moglie, sì
sì, un coraggio forte. È un grande
uomo! È intelligente, bravo.
Ha
fatto come un parente, meglio di un parente.
La sua vita di tutti i giorni comera
qui in paese, dopo che hanno ammazzato suo figlio?
I vicini di casa, i parenti?
Niente, non si interessavano di niente. Adesso
vanno capendo qualche cosa.
E lei aveva la tentazione di mollare?
No, Di lasciare perdere? No!
Da principio sì, non mi volevo costituire
parte civile. Allinizio. Dicevo a Giovanni:
devi fare parlare me, perché mi arrivava
voce che volevano uccidermi laltro figlio.
E io quindi avevo paura. Giovanni, gli dicevo,
non parlare, fai parlare me. Ma lui non mi dava
retta.
Mi portarono un giorno due avvocati, uno di qua
e uno di là e mi chiesero: ma lei perché
non si vuole costituire? Io sono padrona di me
stessa, se non mi voglio costituire non mi costituisco.
E uno degli avvocati mi diceva: ma lei si deve
costituire, perché in questo modo infanga
la memoria di suo figlio, perché suo figlio
lo hanno fatto passare come terrorista. Io gli
dissi immediatamente: allora mi costituisco parte
civile, subito. Portami a Palermo, dissi a mio
figlio, subito, senza perdere tempo.
Adesso che cè una verità giudiziaria,
che cosa è cambiato per lei?
Per me, ora qualcosa è cambiato, ho avuto
delle soddisfazioni sono un po più
diversa, un po più tranquilla, un
po più contenta, ebbi la soddisfazione
di
Quindi lei ha sempre conservato la speranza?
Si da principio no, ero troppo triste troppo..
avevo paura. Io non ho ancora il telefono in casa,
non ho il telefono. Mio figlio mi portò
il telefono ma io gli dissi no, per non ricevere
telefonate anonime. A mia nuora arrivavano telefonate
anonime di notte, ed io il telefono niente con
questa gente no. Erano le mogli, ma lei sapeva
rispondere e al telefono diceva venite qua che
parliamo direttamente.
Questi ragazzi (del forum sociale antimafia
di Cinisi, ndr) stanno lavorando bene?
Lo sai è venuta una ragazza della Calabria
con suo fratello, e ha voluto fotografie.. certe
cose ma non so per quale motivo. Poi vennero altre
ragazze, una era la moglie di un chirurgo, unaltra
una psicologa e unaltra era uninsegnante
e mi portarono un libro.
.. erano
delle ricerche
che stanno espropriando
le cose per fare giocare i bambini, per gli anziani,
per i tossicodipendenti, per queste cose. Gli
dobbiamo levare tutto! Questo è lagire
delle donne non come qua che mi dicono chi te
lo fa fare, si fanno i fatti loro. E, infatti,
Rita (Borsellino, ndr) me lo disse: che
si fanno i fatti loro? Certo! Questo è
il parlare di Cinisi.
Ma lei ha conosciuto Borsellino?
Ero appena uscita dallospedale, mi ero operata
ed ero fasciata, e ho detto ma io devo andare.
Cera Caponnetto, aveva lintervista
che avevo rilasciato io; cera un divano
così ed era presente anche Borsellino (il
giudice) e un altro collega seduto e Caponnetto
mi fece delle domande e Borsellino mi disse: "Senta
signora lei come può fare a sapere che
cè una tavola rotonda... Sì,
e unazienda che comanda, è
una scuola che comanda; il professore, il capo
dellazienda, noi altri abbiamo il capo a
Cinisi ed è Badalamenti. Ma devo dirle
una cosa..
Borsellino mi stuzzicava, voleva sapere che cosa
era andato a fare mio marito in America, e io
glielo ho detto: fu una punizione che voleva dare
alla famiglia che simmaginava che io proteggessi
mio figlio, e poi per dare la soddisfazione a
Badalamenti e poi non so se cercò protezione
per il figlio questo non lo so. Allora Borsellino
si rivolse allaltro collega, gli disse:
senti lo sai che cosa fecero? Facciamolo andare
in America, pensarono, e noi altri facciamo quello
che dobbiamo fare: ammazzarlo.
Borsellino.. cè lho davanti
agli occhi appena uscita dallospedale; arrivavano
telefonate dei carabinieri che chiedevano se io
sarei sopravvissuta perché sono stata una
settimana in coma a causa delle botte che mi davo
in testa. Mi venne unemorragia celebrale,
avevo due ematomi così mi hanno operato
e mi hanno aggiustato la testa meglio di come
lavevo prima. Le dico che mi hanno messo
le rotelle in movimento. Con le stampelle sono
andata in Tribunale.
Oltre a Rita Borsellino è in contatto con
altri familiari di vittime di mafia?
Con Claudio Fava mi sono incontrata, è
stato qui una giornata intera. Lui viene spesso
a trovarmi. Con altri no perché io sono
a Cinisi, con Chinnici eravamo in buoni rapporti.
Io dicevo a Giovanni: finché cè
questa gente, Falcone, per esempio, che si interessava
andando in America ad interrogare, Cinnici, Borsellino,
Dalla Chiesa noi ci sentivamo protetti.
Quando hanno ammazzato tutti questi, io dissi
a Giovanni: siamo in mezzo alla strada, ora. Ma
con laiuto della buona gente siamo arrivati.
Quanta fatica, tanta disperazione e paura.
Giovanni vieni presto, Giovanni fammi il piacere.
Ci fu una manifestazione in un paese qui vicino,
forse Montelepre, e chiamarono Giovanni perché
a lui lo chiamano tutti. Io gli dissi vedi che
tu a mezza notte devi rientrare, fammi la cortesia.
Allora arriva la mezza notte e Giovanni non si
presenta, va bene dissi siamo nel mese di Maggio..
viene luna e Giovanni non si presentava,
poi le due e i capelli si fecero così,
mamma mia! Venne Concetta che mi disse che Giovanni
aveva telefonato e che potevo stare tranquilla
ma io le dissi per carità. Insomma si fecero
le quattro e come faccio io ora? Stavo morendo
e poi sento arrivare la macchina e allora tirai
un sospiro di sollievo. Senza fare vucciria in
mezzo alla strada gli dissi: tu vai a letto ma
queste cose non le devi più fare, tu quando
è ora devi tornare perché io stavo
andando dal Maresciallo, io ero spaventata.
Ci
racconta la cosa che si porta dentro più
volentieri di suo figlio Giuseppe?
Di mio figlio? Fu buttato fuori di casa e io lo
facevo rientrare, gli procuravo unaltra
casa di fronte alla mia, gli preparavo tutto
Quando tornai a casa dissi a mio marito: mi fai
pietà, e ci guardavamo negli occhi tutti
e due.
Io lo sapevo, lo immaginavo che aveva la morte
di sopra mio figlio. Mio marito fu ammazzato,
non fu incidente. Mi domandano: fu un incidente?
Da principio non mi fecero parlare, però
era tutto col punto interrogativo e io ho capito
che avevano combinato tutto. Borsellino mi disse:
hanno combinato tutto. Ma certo! La donna non
ha colpa; la donna sentì un botto, come
quando cade un sasso, un sacco o una valigia.
E si fermò. E trovò mio marito morto
a terra in lago di sangue. Mio marito fu ammazzato.
Mio figlio non lo potevano ammazzare finché
era vivo mio marito. Perché mio marito
diceva a questo signore: dovete ammazzare me e
non mio figlio. Questo fu il colloquio. Per una
settimana ci fu questo colloquio.
Come moglie lei era a conoscenza dei discorsi
che suo marito faceva con altri mafiosi?
No, no, no! Io non ci avevo a che fare. Solo che
dissi a mio marito - quando cominciai a capire
perché mio marito non mi dava confidenza:
vedi che io latitanti in casa non ne voglio. Guarda
che è un amico, mi disse lui. Può
essere anche mio padre, dissi io, ma queste cose
fuori di casa.
Non conosco mogli di mafiosi, non ne conosco proprio!
Conoscevo questo signore, dal quale mi portavano
con la forza, perché io non ci volevo andare.
Si trattava di Badalamenti, che abitava a cento
passi, qui vicino.
Vestiti, mi diceva mio marito. Ma io mi rifiutavo.
Ogni tanto una donna deve farsi sentire
questo è il ricordo che io ho. Proprio
questo; e siccome sono da sola, io ripasso con
la testa, e faccio domanda e risposta. Il cervello
lavora troppo ed è per questo motivo che
il medico mi manda da un ospedale allaltro.
Non sono stanca ancora!
Vedi trentanni gli hanno dato, non solo
e la prefettura di Palermo ci manda a dire senza
fare funerali e senza portarlo
. Una vergogna
(parla di Vito Palazzolo, il primo condannato,
ndr) perché siccome era malato grave
gli fecero scontare il carcere a casa sorvegliato
dai carabinieri, ma una vergogna. Ma da me sono
venute le persone di cultura, la gente che mi
ha dato tanto onore, ragazzi come voi, come Angelo
(il nostro accompagnatore, del Forum Sociale
Antimafia, ndr).
Giovanni sa che siete qui? No? Allora ci dovete
passare. Io gli ho detto che tutte le persone
che vengono da me poi le rimando da lui. Non a
casa ma al negozio. Ho detto una volta a Giovanni:
vedi che devono venire almeno una cinquantina
di ragazzi da fuori. Verranno a casa mia e dopo
verranno da te e tu gli dovrai fare festa. E lui
entrava ed usciva dal negozio
Mi piace la campagna alberata, quella che è
vicino a Palermo. Da quando sono stata operata
mi manca lossigeno. Mia cognata mi ha proposto
di andare in campagna qualche tempo, ma io ho
risposto di no, perché qui la porta deve
rimanere aperta, ogni giorno. Ora ci sono le ferie
e le ferie se le prendono per venire in Sicilia.
Sono venuti addirittura gli sportivi con le biciclette!
Sono venuti anche i partigiani, della provincia
di Bologna, di quel paese che mi ha dato la cittadinanza.
Signora, lei ci dà tantissimo con questa
testimonianza; cosa chiede in cambio a noi?
A voi altri ragazzi chiedo di lottare, questo
vi chiedo. Di lottare. Lunione fa la forza.
Ci proviamo.
Proviamoci!
Le prima diceva di trovarsi tra lincudine
e il martello, tra suo marito e suo figlio. Era
così?
Sì, a volte. Tragedie ne facevano contro
mio figlio
per il fatto di essere contro
i mafiosi. Tragedie ne facevano a casa, il teatro.
Una volta mio marito si tirò la tovaglia
con tutti i piatti.
Lei difendeva suo figlio perché era
daccordo con le sue idee o perché
era suo figlio?
Luno e laltro
Quindi anche lei prendeva posizione?
E sì. Io ho 86 anni e mia madre mi parlava
di questa vecchia mafia. E così io ne parlavo
con Giuseppe e gli dicevo di stare attento, quando
Giuseppe cominciò con il giornale.
E mio fratello mi disse: e ora come ti metti con
tuo marito? E dissi a Giuseppe: che stai facendo?
Ma tu la notte non dormi? Ma sì, sai
mi disse. Ma che scrivi? Devi stare attento, tu
lo sai a che famiglia appartieni? Non mi mettere
in questi guai. Non ti preoccupare, mi rispondeva.
Calmo, lui era calmo.
Aveva
tutta lattrezzatura, microfoni, macchina
da scrivere. Altre volte gli ho nascosto i libri.
E inutile che mi nascondi i libri, mi disse.
La mafia ha una storia, ci sono i libri, e i giornali
che ne parlano, mettitelo in testa, mi diceva.
Che dovevo fare? Ma ero anche contro la mafia.
Ero da una parte e dallaltra.
Amavo mio figlio, sì, perché era
in pericolo, era dalla parte della cosa giusta.
La cosa giusta non come la intendono i Cinisari!
Gli amici lo invitavano ada andare al mare, ma
lui faceva i volantini, organizzava i comizi.
Non aveva paura Giuseppe. Ma se si affacciano
con una pistola ti ammazzano, gli dicevo.
Il mio cuore è stato troppo forte. Mi hanno
messo dentro un forno, dalla testa fino a qua.
Mi hanno fatto la tac. Lasciatemi stare, gli ho
detto.
Ci racconta dei primi comizi di Peppino?
Mio marito era tremendo. Quando tornava mio marito
mi prendevano i brividi. Peppino cominciò
a fare i comizi a 17 anni. Una volta mio marito
mi volle portare fuori e io sapevo che Peppino
faceva un comizio in piazza, perché avevo
visto gli appunti, per questo cercavo di convincere
mio marito a cambiare strada per non passsare
dalla piazza. Ma mio marito non ne volle sapere:
arrivati davanti alla piazza cera un gran
numero di gente attorno al ragazzo, tutta Cinisi
era mio figlio, anche se mio marito non se nera
accorto.
Era stupito e ammirava quel giovane che attorno
a sé aveva tante persone che lo ascoltavano.
Guarda, mi dice, quanto è in gamba quel
ragazzo, a quelletà quanta gente
ha attorno. E io dissi, Signore aiutami! Perché
se si rende conto che è il figlio! Arriviamo
a casa e sempre lui diceva che razza di ragazzo,
è da ammirarlo! E io dicevo, ma certo!
Un mafioso, un giorno, ebbe il coraggio di dire
a mio marito: abbasso la mafia. |