Peppino Impastato venticinque anni dopo
Le iniziative del Forum Sociale Antimafia per ricordare Peppino Impastato e rinnovare l'impegno antimafioso.
Cinisi, 9-11 maggio 2003


Mafia e resistenza alla mafia a 25 anni dall'assassinio di Peppino Impastato


Sono passati 25 anni dall'assassinio di Peppino Impastato.
In tutti questi anni, i familiari che hanno rotto con la parentela mafiosa, i compagni di militanza di Peppino che hanno continuato sulla strada percorsa al suo fianco, il Centro siciliano di documentazione a lui intitolato hanno condotto una lotta quotidiana per salvare la memoria di Peppino, smantellare la montatura che lo voleva terrorista e suicida, per ottenere verità e giustizia, e hanno promosso iniziative, a cominciare dalla manifestazione nazionale contro la mafia del 9 maggio 1979, la prima della storia d'Italia, che coniugavano la radicalità dell'esperienza di Peppino, la sua rottura con la famiglia, con la concretezza di un'antimafia fatta insieme di riflessione, di denuncia e di impegno sociale.

Quest'attività, spesso condotta in grande isolamento, ma che ha visto anche la collaborazione di Democrazia proletaria prima e di Rifondazione comunista poi, di esponenti di forze politiche e di varie associazioni, è riuscita ad ottenere risultati impensati fino a qualche anno fa. L

'11 aprile del 2002 Gaetano Badalamenti è stato condannato all'ergastolo come mandante dell'assassinio di Peppino, il 5 marzo 2001 era già stato condannato Vito Palazzolo, vice di Badalamenti, e il 6 dicembre del 2000 la Commissione parlamentare antimafia ha approvato una relazione sulle responsabilità di rappresentanti delle istituzioni nel depistaggio delle indagini. La memoria di Peppino ha resistito al passare degli anni e ultimamente, grazie anche a un film che ha avuto e continua ad avere un grande successo, la sua figura è nota a centinaia di migliaia di persone.

L'anno scorso varie realtà impegnate su diversi terreni (dalle attività socio-culturali all'impegno per la pace, dal movimento contro la globalizzazione ai centri sociali) hanno dato vita al Forum sociale antimafia "Peppino Impastato" che dal 9 all'11 maggio ha promosso una mobilitazione nazionale, con varie iniziative (forum tematici, spettacoli, manifestazioni) che hanno approfondito i temi dell'antimafia sociale e hanno portato a Cinisi migliaia di persone che vedono in Peppino un punto di riferimento essenziale per la sua capacità di legare insieme militanza politica, impegno sociale, creatività culturale.

Quest'anno vogliamo rilanciare il Forum sociale antimafia sulla base di un programma che mette al centro le manifestazioni che si svolgeranno a Cinisi nel maggio prossimo, ma si articola in iniziative di discussione, incontro, mobilitazione che si svolgeranno nelle località in cui operano le varie associazioni che hanno promosso il Forum e anche altrove.

Il venticinquesimo anniversario dell'assassinio di Peppino cade in un contesto internazionale nazionale e locale quanto mai preoccupante. La guerra all'Iraq, scatenata nel più assoluto dispregio del diritto internazionale, mira non solo ad accaparrarsi le ingenti risorse petrolifere di quel paese ma soprattutto a costituire un ordine mondiale fondato sull'arbitrio del più forte. L

'intervento militare viene presentato come lotta al terrorismo ma lo rinfocolerà in tutte le sue forme. Invece di affrontare e risolvere politicamente i problemi, a cominciare dalla questione palestinese, la scelta dell'azione armata apre una prospettiva di insicurezza permanente, di violenza militare a cui si risponde con la violenza disperata dei gruppi che praticano l'attentato suicida come guerra dei più deboli. In questo quadro, che si inserisce perfettamente dentro processi di globalizzazione che approfondiscono e aggravano divari sociali e squilibri territoriali, le mafie troveranno nuovo alimento per i loro traffici e le loro politiche di sopraffazione e di dominio.

Il governo Berlusconi continua a perseguire una politica di legalizzazione dell'illegalità e di privatizzazione del potere che recepisce aspetti del modello mafioso e costituisce un contesto quanto mai favorevole per il rafforzamento e l'espansione dei soggetti criminali.

A livello regionale il governo di centrodestra rilancia la politica familistico-clientelare, progetta di fare della Sicilia una zona franca spalancata ai traffici illegali in un'area euro-mediterranea consacrata al libero scambio e ospita nel suo seno un assessore colto a colloquiare telefonicamente con mafiosi nel tentativo di aiutarli a riprendersi i beni confiscati. Nel 2002 il consiglio comunale di Cinisi è stato sciolto per infiltrazione mafiosa e mentre ai funerali del figlio del capomafia si sono viste accorrere centinaia di persone la partecipazione della popolazione locale alle iniziative contro la mafia continua a essere inadeguata, ma cresce l'interesse dei più giovani.

La deindustrializzazione della Sicilia, con la crisi dei grandi gruppi impreditoriali presenti nell'isola e la chiusura o il drastico ridimensionamento degli stabilimenti industriali, dalla Fiat di Termini Imerese all'Imesi di Carini, alla Keller, mentre gli operai di Gela e di Priolo sono costretti a scegliere tra vivere disoccupati o lavorare con la certezza di contrarre malattie mortali, si coniuga con la diffusione del lavoro nero e precario e offre nuovo spazio all'economia illegale.

Le iniziative del prossimo maggio cercheranno di affrontare alcuni di questi temi, collegandoli con le risposte che le mobilitazioni degli operai, degli studenti, dei disoccupati, dei senzacasa, il movimento per la pace e contro la globalizzazione neoliberista hanno cominciato a dare.

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