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Gela:
l'assemblea della Federazione Antiracket Italiana,
14 marzo 2004
Quindici commercianti: è quanto chiede Tano
Grasso, presidente onorario della Federazione Antiracket
Italiana, per provare a costituire un'associazione
antiracket a Gela, cittadina siciliana di 80.000
abitanti dove la mafia ha un forte controllo sul
tessuto economico e sociale. |
aprile 2004
a cura di Enrico Natoli e Maria Mazzei
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Una
rinascita possibile?
Tano Grasso ci riprova. A Gela, in un luogo
dove quasi dieci anni fa fallì il primo
tentativo di costituire un'associazione antiracket,
si celebra l'assemblea annuale della Federazione
Antiracket Italiana, nella sala consiliare,
a riprova del fatto che le istituzioni locali
sono disponibili a sostenere il progetto.
Quindici commercianti per far nascere l'associazione
è la richiesta di Grasso, che nei giorni
precedenti all'assemblea incontra i commercianti
andandoli a trovare nei negozi, parla con
gli studenti, cerca di far passare il messaggio
che non è una vita tranquilla quella
che si passa abbassando la testa alle richieste
degli estorsori.
Nei giorni successivi all'assemblea le cronache
dei quotidiani locali ci restituiscono la
storia di una commericante gelese che scrive
alle istituzioni dopo l'ennesimo attentato
intimidatorio subìto: "fategli
sapere che hanno vinto loro, che ha vinto
il malcostume, la loro barbarie sull'onestà;
sono più forti di tutti. Io e i miei
figli andremo via da questo paese.
Le istituzioni non riescono a tutelarci dinnanzi
a questi atti vandalici; siamo soli con le
nostre lacrime e la nostra disperazione. Neanche
questa favola ha avuto un lieto fine, il male
ha vinto sul bene".
Il sindaco Crocetta la invita a denunciare
presso di lui, prendendo su di sé la
possibile ritorsione, nonostante già
sia stato fatto oggetto di minacce durante
la sua attivitò istituzionale. La storia
continua...
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Gli
audio dell'assemblea
Tutti gli interventi all'assemblea nazionale
della Federazione Italiana Antiracket.
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gratuitamente cliccando sull'immagine e seguendo
le istruzioni nel sito.
Rosario
Crocetta, sindaco di Gela
(18 minuti, 51 secondi) Sintesi:
"Abbiamo organizzato l'assemblea nella
sala consiliare perché volevamo dare
il segno della partecipazione delle istituzioni
a questo progetto antiracket, un progetto
che deve comprendere tutte le forze politiche.
Ringrazio le forze dell'ordine, la procura
di Caltanissetta perché seguono le
nostre iniziative.
La nostra è una città come tutte
le altre, che si aspetta che le istituzioni
svolgano il proprio lavoro, che mettano a
disposizione dei cittadini una "normalità"
fatta di regole. Vogliamo condurre un'azione
democratica, diffusa, senza eroi e senza partecipazioni
di facciata. Bisogna dare alle persone che
denunciano quelle garanzie di anonimato e
di sicurezza che sono il requisito indispensabile.
Ieri sera sono andato al pub con Tano Grasso...
non è una bella cosa per me, andare
al pub, con la scorta... magari mi capita
di incontrare delle persone che avrei piacere
di vedere nelle patrie galere. Certo, oggi
molto è cambiato a Gela rispetto a
dieci anni fa. L'irrompere della società
civile nelle nostre vite è un elemento
di grande novità.
L'esperienza di Tano Grasso può essere
un valido supporto. Dobbiamo cominciare a
capire questo: che quando la denuncia diventa
totale e libera, le cose cambiano sul serio.
Qui a Gela i nomi dei mafiosi si cominciano
a fare duranti i comizi, e questo è
un segnale importante. A queste persone comincia
a mancare l'appoggio della gente.
Vorrei che la politica non si dividesse così
tanto su queste questioni, io l'unico sostegno
efficace che ho avuto in questi mesi l'ho
avuto da Beppe Lumia... vorrei un sostegno
maggiore a prescindere dalla connotazione
politica, per un'opera dove avere idee anche
diverse ma un obiettivo comune: liberare questa
città".
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Vincenzo
Santoro, prefetto di Caltanissetta
(6 minuti, 11 secondi) Sintesi:
"Desidero sottolineare il ruolo del sindaco,
aperto a tutti, che raccoglie le istanze di
tutti. Nel 2003 ci sono state solo 7 denunce
per racket e zero per usura. Evidentemente
non siamo stati in grado di svolgere un lavoro
sufficientemente buono. Dobbiamo riuscire
a rendere migliore la collaborazione tra polizia
e cittadini".
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Lino
Busà, presidente Federazione delle
Associazioni Antiracket
(20 minuti, 47 secondi) Sintesi:
"Abbiamo deciso di venire a Gela per
ripartire da qui, dopo che dieci anni fa proprio
qui abbiamo avuto momenti difficili. E per
inserirci nelle iniziative di Libera, che
ha creato un appuntamento civile annuale con
la Giornata della Memoria e dell'Impegno.
Molto è cambiato in questi anni nel
nostro rapporto col governo, abbiamo un nuovo
commissario governativo antiracket. Su due
questioni chiediamo al governo un segnale
chiaro: per prima cosa la campagna d'informazione
sul fatto che il pizzo non si deve pagare.
L'altro elemento è che venga finanziato
il Fondo di prevenzione antiusura. Questa
deve essere considerata una priorità.
Qui si rischia di ritrovarci ai livelli del
'92, dove l'usura era diventata un fatto patologico.
Una fascia di colleghi imprenditori, di cinquantenni
che lavorano in settori alimentari, calzature,
moda, rischia oggi di affrontare la chiusura:
l'usura può essere un problema ulteriore.
Vorremmo avviare l'apertura di sportelli antiusura
sul modello di quelli aperti a Roma e Napoli,
e anche su questo punto ci attendiamo un segnale
dal governo, perché quando si chiede
ai commercianti di denunciare, occorre che
lo Stato sia ben presente e partecipi a questo
processo in maniera attiva.
La presenza della mafia provoca la chiusura
delle imprese che non vogliono farsi condizionare,
modifica le regole del mercato del lavoro:
i mafiosi imprenditori sono presenti attivamente
sul mercato, non hanno bisogno del credito
delle banche, hanno un costo del lavoro notevolmente
inferiore. In una parola, operano in un mercato
protetto. Oggi la mafia si inabissa e si fa
impresa. In questo contesto sono le imprese
minori che pagano il prezzo più alto,
in misura più grave di quello che può
essere il "pizzo ordinario".
Occorre puntare su regole che diano un risarcimento,
anche sul piano economico, alle imprese che
denunciano. L'impresa che non paga il piazzo
oggi ha uno svantaggio rispetto all'impresa
collusa, e allora bisogna mettere in campo
misure compensative.
Noi non diciamo di non fare le Grandi Opere
perché c'è la mafia: diciamo
che non devono mancare i controlli."
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Renzo
Caponetti, vicepresidente Associazione Commercianti
di Gela
(2 minuti, 6 secondi) Sintesi:
"La confcommercio è disposta a
collaborare a tutte le iniziative volte a
liberare gli operatori economici dalle pressioni
malavitose. Sfido chiunque a voler ampliare
la propria azienda se ha la certezza che prima
o poi incontrerà i mafiosi. La nascita
di un'associazione antiracket locale non può
che essere di buon auspicio per contrastare
quei fenomeni che impediscono un sano e serio
sviluppo alla città. Oggi dobbiamo
unirci per dire no alla paura e ai ricatti,
sì alla legalità".
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Silvana
Fucito, commerciante di San Giovanni a Teduccio
(Napoli)
(5 minuti, 53 secondi) La
storia di una commerciante a cui bruciano
il negozio, che denuncia gli estortori. Grazie
a questa denuncia la Squadra Mobile arresta
quattordici camorristi. Sintesi:
"Il mio negozio andava bene, dava lavoro
a una ventina di persone, fino a che non ce
lo hanno bruciato. L'incendo è durato
due giorni di seguito, sono dovuti venire
gli elicotteri per prendere le persone che
si erano rifugiato sul tetto del palazzo.
Ancora oggi, dopo un anno e mezzo, alcune
di quelle persone non hanno casa né
lavoro. Se io avessi accettato di pagare,
avrei fatto un torto a quelle persone: è
facile pagare e abbassare la testa. In quel
negozio c'erano i sacrifici dei nostri genitori,
forse ci avrebbero lavorato i miei figli.
Dovevamo fare una scelta e l'abbiamo fatta:
i miei figli hanno accettato con orgoglio
la decisione di denunciare. Sono contenta
di averlo fatto perché non devo abbassare
la testa: al processo, saranno loro ad abbassarla".
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Elisa
Nuara, associazione www.nomafia.it di Gela
(3 minuti, 48 secondi) Sintesi:
"L'associazione nasce dalla voglia di
impegno dei cittadini di questa città.
Non possiamo pensare che il problema dell'usura
sia un problema di settore: è un problema
di tutti i cittadini di questa città,
che dal racket e dall'usura subiscono violenza
quotidiana. Vogliamo cogliere il lato positivo
di questa città. Vogliamo creare uno
sportello per raccogliere le denunce in forma
anonima. Vogliamo sostenere la coscienza collettiva
di questa città".
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Mimmo
Carmisotto, Presidente Associazione antiracket
Taurianova (RC)
(3 minuti) Sintesi:
"Sono dieci anni che vivo l'esperienza
dell'associazione antiracket. In questi dieci
anni sono stato un uomo libero e continuo
a crescere. Credo che grazie alle associazioni
sempre più uomini possano liberarsi:
siamo cresciuti e stiamo crescendo, la lotta
alla mafia possiamo farla solo se siamo uniti.
Non ci può essere sviluppo se non c'é
libertà. Fino a che avrò la
possibilità di camminare, farò
questa lotta".
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Giuseppe
Giardino, esperto di racket nelle campagne
di Gela
(5 minuti, 33 secondi) Sintesi:
"Nelle campagne attorno a Gela spesso
capita che gli imprenditori agricoli di giorno
lavorano e la notte devono proteggere le colture
e le attrezzature. Si ruba di tutto nelle
campagne. La mafia impedisce l'affermazione
di tecniche più rispettose dell'ambiente.
Le persone parlano dei furti che subiscono,
che incidono tanto: molti denunciano, ma tanti
altri non lo fanno perché hanno paura.
Bisogna creare nelle campagne una cultura
della legalità, una fiducia nelle istituzioni.
L'agricoltura gelese è molto dinamica,
soprattutto oggi che nel petrolchimico ci
sono problemi. Bisogna battere su questo punto".
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Giorgio
Baiano, Associazione per la legalità
di Pianura (Napoli)
(3 minuti, 47 secondi) Sintesi:
"Siamo stati i primi a creare un'associazione
antiracket a Napoli. Dal nostro esempio è
nato un fermento che coinvolge oggi tutta
la città.".
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Nunzio
Di Pietro, Associazione antiracket Francofonte
(5 minuti, 26 secondi) Sintesi:
"Negli anni '90 a Francofonte, Scordia
e Lentini c'era il terrore. Pagavano tutti.
Poi abbiamo denunciato sull'esempio di Tano
Grasso, sono finiti tutti in galera. Sapete
perché sono forti loro? Perché
sono uniti. Dieci malavitosi contro un commerciante
sono forti. Ma dovreste vederli quando la
polizia li prende uno per uno: diventano dei
pecoroni. Oggi a Francofonte non paga nessuno.".
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Emanuele
Scicolone, Segretario della Camera del Lavoro
di Gela
(5 minuti, 19 secondi) Sintesi:
"Spesso mi chiedono perché la
Cgil è occupata alla battaglia per
la legalità: come se fossero due cose
diverse, come se legalità e lavoro
fossero due cose separate e distinte. Abbiamo
la sensazione grave che quando il racket offre
la protezione, prevede anche interventi nei
confronti di lavoratori che chiedono il rispetto
dei loro diritti.".
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Don
Marcello Colzi, Pres. Federazione Antiusura
Potenza
(2 minuti, 51 secondi) Sintesi:
"Mi rifaccio al racconto di Davide e
Golia, e mi chiedo chi sia Golia. Golia non
è solo "mafia", ma anche
la società votata ai consumi, le famiglie
che non riescono ad arrivare alla fine del
mese, la burocrazia nelle nostre istituzioni,
un sistema politico che da anni non finanzia
più la legge antiusura. Davide è
la società civile qui rappresentata,
le 1270 associazioni che costituiscono Libera,
le persone che ogni giorno si rimboccano le
maniche. Abbiamo bisogno di una politica "alta",
che non faccia sconti a nessuno.".
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Paolo
Leccio, vicepresidente Camera di Commercio
di Caltanissetta e presidente della Confesercenti
di Gela
(2 minuti, 49 secondi) Sintesi:
"Dopo Capo d'Orlando, forse siamo stati
i primi a costituire associazioni antiracket,
anche se abbiamo due tentativi falliti alle
spalle. Ricordo che quando fu ammazzato Giordano
ci costituimmo in difesa delle ragioni dei
lavoratori. Voglio credere ancora una volta
nella costituzione di un'associazione antiracket,
ma occorre che questa volta le istituzioni
ci stiano al fianco, altrimenti diventa difficile
credere in certi valori.".
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On.
Giacomo Ventura, Forza Italia
(6 minuti, 09 secondi) Sintesi:
"Gela non è un letamaio di malfattori,
per la gran parte è una comunità
che chiede aiuto per operare nella legalità.
Su questo piano la gran parte della politica
non contesta il sindaco Crocetta. Criticare
il sindaco per le sue scelte sulla gestione
del Comune non significa togliergli l'appoggio
nella lotta contro la mafia.".
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On.
Beppe Lumia, DS
(9 minuti, 09 secondi) Sintesi:
"Libera è un'associazione rigorosa
e severa nelle scelte che fa. Se Don Ciotti
e gli altri dirigenti decidono di organizzare
qui a Gela le iniziative per il ricordo dei
caduti nell'impegno contro le mafie, vuol
dire che a Gela qualcosa di nuovo realmente
c'é. Libera sceglie Gela perché
Gela ha scelto di combattere a viso aperto
la mafia. Sarà una lotta difficile,
a volte in salita, richiederà soprattutto
l'aiuto delle forze locali. Vedremo nei prossimi
mesi se sarà un'occasione storica,
già oggi è un momento importante.
Anche le associazioni della FAI sono molto
rigorose, sono persone che denunciano, non
parlano a vanvera. Sono persone che hanno
fatto arrestare decine e decine di boss mafiosi.
Il fatto che loro siano qui oggi è
una mano tesa verso la comunità di
Gela, Gela non deve perdere questa occasione.
Da oggi in poi ci sarà una mano leggera
per chi vuole procedere a uno sviluppo legale,
una mano pesante per chi vuole continuare
a colludere con la mafia. Qua si volta pagina,
senza caccia alle streghe, ma con un lavoro
serio e rigoroso. Bisogna capire che la mafia
toglie sviluppo e lavoro.".
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Don
Luigi Ciotti, presidente di Libera
(20 minuti, 03 secondi) Sintesi:
"Ringraziamo il giorno in cui il governo
ha cacciato Tano Grasso dalla carica di Commissario
antiracket e usura per il governo. Perché
forse non sarebbe nato tutto il movimento
sul territorio a Napoli e a Roma. Il FAI è
la testimonianza concreta che i criminali
non vinceranno. Ho avuto la fortuna di girare
in molte scuole e sono il primo testimone
della positività e della ricchezza
di questa terra. Se trovano dei riferimenti
credibili negli adulti; se trovano una scuola
che li accompagni; qui nessuno di noi può
barare nei loro confronti. La spesa rivolta
ai giovani in Europa è del 4%, in Italia
questa spesa, in media, si abbassa allo 0,8%.
Non dobbiamo perdere di vista quanto di buono
sia stato fatto nel nostro paese, anche alla
luce dei racconti che abbiamo ascoltato oggi.
Aiutiamo i giovani a cogliere il positivo
delle nostre esperienze.
Va anche detto che se la lotta alla mafia
non è stata ancora vinta, è
perché lo Stato non ha voluto vincerla
questa battaglia, nonostante l'impegno di
molti uomini delle istituzioni. Non bisogna
mai generalizzare, né semplificare,
ma neanche si può ignorare la lentezza
burocratica, la distrazione della politica.
Un ruolo spetta anche a tutti noi cittadini:
molti dicono "Tocca allo Stato",
ma tocca anche a noi, nessuno escluso. Insieme
a "positività", la parola
da far emergere è "continuità".
Non possono esserci stagioni in cui si produce
e altri in cui si mette tutto nel cassetto.
Io mi permetto di dire: chi se ne frega della
mafia e dei mafiosi! Perché il vero
problema è la libertà di tutti,
e la libertà di tutti è l'occupazione
per tutti. Non è un diritto, il lavoro:
è un bisogno. Non c'é cambiamento
se non si investe seriamente in questa direzione.
La rassegnazione è il pericolo più
grande per tutti noi: il FAI dà questa
forza di non arrendersi. A volte è
dura, molto dura, ci sono momenti di smarrimento
e fatica, ma non possiamo farci prendere dalla
rassegnazione. E non bisogno lasciare solo
chi si confronta quotidianamente con queste
fatiche, anche nella politica. Lo Stato sta
dando qualche risposta, ma ci vuole certamente
di più. Il silenzio e la rimozione
sono il maggior amico delle mafie.
Le iniziative di questi giorni a Gela non
sono solo memoria, perché la memoria
non ha bisogno di retorica: sono il segno
di un impegno quotidiano. Bisogna andare,
costi quel che costi, oltre le divisioni:
si deve lavorare insieme, non ci devono essere
colori politici rispetto a questo, perché
la frammentazione fa il gioco delle mafie.".
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Tano
Grasso, presidente onorario della FAI
(13 minuti, 24 secondi) Sintesi:
"Quando parla Luigi Ciotti vieni subito
proiettato alla radice dei problemi. Mentre
lo sentivo parlare mi chiedevo: quel è
il senso ultimo di questi miei tredici anni
di vita? E' il fatto di riuscire a dimostrare
che un imprenditore può denunciare
la mafia senza essere ammazzato. Questo è
il punto. Denunciare in modo tale che la sua
sicurezza venga salvaguardata. Quando parlo
coi miei colleghi mi rendo conto che sostanzialmente
la mia esperienza all'interno dell'antiracket
è finita.
Ma vorrei concludere questa fase della mia
vita passando per due nomi e due luoghi che
hanno segnato il momento più alto della
nostra sconfitta, che non è quando
il governo Berlusconi ha deciso di togliere
di mezzo Tano Grasso. Il punto più
alto della sconfitta sono stati il 29 agosto
del '91, il 10 novembre del '92. A Palermo
e a Gela. Attorno a due nomi, Libero Grassi
e Gaetano Giordano, che ci hanno detto in
ogni momento cosa era necessario fare. Questi
due nostri colleghi furono uccisi per una
sola, semplice ragione: perché la loro
denuncia avvenne in modo isolato. Non possiamo
pensare di compiere il salto di qualità
se non entriamo a Palermo e a Gela. Per questo,
caro sindaco, siamo qui.
Certo, oggi è difficile esporsi, lo
voglio dire senza alcuna polemica. Esporsi
contro la mafia oggi è molto più
difficile di ieri. Oggi noi in Sicilia quali
facce nuove abbiamo di commercianti che hanno
denunciato? Lo scandalo è che a fronte
di una situazione che segna una crescita forte
del radicamento mafioso, pari a quella del
finire degli anni '80, abbiamo un numero bassissimo
di denunce. Abbiamo a volte la sensazione
di respirare un'aria disarmata.
In una città come Palermo non si compie
un atto intimidatorio, perché non ce
n'é bisogno, perché tutti pagano
il pizzo! E mentre questo accade, il presidente
della Regione che fa? Pubblica un bando di
concorso per formare commercianti che vengano
nelle nostre associazioni a spiegarci come
si combatte il racket!! Quando noi, prima
di far aderire un imprenditore passiamo una
trafila incredibile, attraverso polizia e
guardia di finanza...
Tutto questo lo dico perché bisogna
contemperare l'ottimismo. Dice bene Lumia
quando dice che l'antiracket è uno
spartiacque. Io non so, signor sindaco, quanto
di quest'aria nuova di Gela sia un elemento
duraturo o effimero. So però con certezza
che il racket è l'elemento duraturo
della mafia, che connette tutti i punti della
realtà mafiosa. Avere o meno un'associazione
antiracket traccia il segno tra voler fare
un percorso duraturo o effimero. Qualche giornalista
mi chiedeva l'altro giorno: è nata
un'associazione antiracket? Ma quando mai!!
Stiamo provando a mettere le premesse per
un percorso, vedremo se sarà possibile.
Ieri mi turbava, parlando con i ragazzi di
un liceo, che di fronte alla scelta di un
imprenditore se denunciare o meno, di fronte
alla scelta tra tranquillità e libertà,
loro sceglievano la tranquillità. Ma
quale tranquillità? Quella di una vita
con la mafia? E che tranquillità è
quella, quando un tuo collega spaccia l'eroina
e uccide l'altro tuo collega che se la compra?
Allora noi abbiamo bisogno di un nucleo di
quindici commercianti e vediamo se sarà
possibile fare un'associazione. A Pianura
ci siamo riuniti nove mesi prima di far nascere
l'associazione.
Oggi siamo qui anche perché abbiamo
fatto un investimento sul vostro sindaco:
io mi fido di lui. Ma se questo è il
fatto nuovo qui a Gela rispetto a dieci anni,
posso dirvi che noi, come Federazione Antiracket,
garantiremo l'assoluta apartiticità
di questo progetto. Voi lo sapete, io sono
stato anche parlamentare del Pds, ma mai questo
ha inciso sulla nostra attività.".
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Carlo
Ferrigno, Commissario antiracket e usura per
il Governo
(9 minuti, 52 secondi)
Sintesi: "Oggi per me
è una giornata straordinaria. E' la
prima volta che vengo qui a Gela. Ho rivisto
tante persone che avevo incontrato quando
facevo il prefetto a Messina e Napoli e il
questore a Reggio Calabria. Nel mio intervento
punterei sull'aspetto della fiducia. Il rilancio
della lotta al racket e all'usura conta sulla
fiducia dei cittadini. Per questo, col sottosegretario
Mantovano abbiamo attivato una serie di iniziative
per cercare di colmare la distanza tra cittadinanza
e istituzioni. Abbiamo firmato due protocolli,
uno dei quali tende a far sì che le
banche concedano credito agli imprenditori
con più facilità. Stiamo lavorando
su una campagna d'informazione che illustri
i benefici della legge
44 del '99.
La fiducia può costituire una vera
e propria chiave di volta. Lo spontaneismo
antiracket nato su questa terra rappresenta
un elemento fondamentale di novità
nella lotta alla mafia. Desidero rassicurarvi
su una circostanza: che il mio ufficio cercherà
di intrattenere delle relazioni con tutte
le vostre associazioni. Qui a Gela mi dicono
che il pizzo è un fatto ordinario,
il pizzo è una delle attività
tradizionali della mafia.
L'azione repressiva è solo uno degli
aspetti di un confronto che ormai è
aperto a 360 gradi. Bisogna diffondere la
consapevolezza in ognuno di noi dei propri
diritti, ma anche dei propri doveri. Consapevolezza
degli strumenti legislativi a disposizione.
Non esiste cupola o ricatto che possa impedire
lo svolgere della propria attività
imprenditoriale svolta legalmente. Il passaggio
che occorre affrontare è quello dalla
consapevolezza al coraggio. Bisogna affrontare
la propria paura. Non con l'eroismo: ma con
il coraggio di esercitare la propria funzione
di cittadino.
Una volta acquisito questo coraggio, occorre
- come diceva don Luigi - non isolare chi
questo coraggio lo adopera. Le associazioni
antiusura rappresentano il tratto di unione
tra cittadini, imprenditori e istituzioni.".
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Beni
confiscati
la realtà di chi lavora sulla confisca e il riutilizzo
dei beni appartenuti alla mafia |
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Storia
e Memoria
Eventi recenti e meno recenti, persone che non possono essere
dimenticate |
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Testimoni
Persone che hanno affrontato le mafie a viso aperto |
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Cittadini
attivi
Il problema delle mafie affrontato quotidianamente |
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Cultura
Storici, giornalisti, scrittori, punti di vista a confronto
con le mafie |
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