Intervento di don Luigi Ciotti, presidente di Libera
23 febbraio 2002
a cura di Maria Mazzei e Enrico Natoli
Individua nell’associazione Palermo Anno Uno il punto di partenza del loro cammino e nel FAI – la federazione antiracket italiana – il temporaneo punto di arrivo.
Dà il benvenuto a Oscar Luigi Scalfaro, che al momento della sua investitura a Presidente della Repubblica scelse e sentì il bisogno di andare a Palermo e successivamente a Corleone – paese di mafia – dopo moltissimo anni che un Presidente non ci metteva piede.

Brevemente Ciotti ricorda alcune degli impegni prossimi di Libera: a Nuoro, per ricordare la giovane poliziotta Emanuela Loi; e il 16 marzo a Torino per dare finalmente sepoltura a Tina, giovane donna rumena di 20 anni con una piccola figlia in Romania.
Il cammino di Libera, dice Ciotti, è stato anche un cammino o di errori; pur al di là dell’onestà intellettuale ci sono stati errori e protagonismi. E su questi invita tutti quanti a riflettere, a guardarsi in faccia, serenamente ma concretamente. “Quello che abbiamo fatto non basta”, dice; e anche le grandi associazioni con le sigle più grandi e note anch’esse devono verificare il loro cammino e chiedersi se hanno dato il massimo. E poi lancia un invito: “Attenzione alle piazze, perché esiste la quotidianità”.

Cita i risultati di una ricerca svolta dagli studenti di Napoli: il 97% ritiene che non valga la pena denunciare furti alle autorità, meglio rivolgersi ai boss, magari anche pagando per riavere indietro il mal tolto; il 24% conosce personalmente alcuni camorristi; il 25% ritiene che le mafie non si possano sconfiggere.

“Il nostro primo dovere – dice - è sottolineare il positivo che c’è e ringraziare tutti gli operatori che lavorano in queste realtà giovanili, i magistrati e le forze dell’ordine. I giovani ci chiedono coerenza e punti di riferimento concreti e continui; quando abbiamo fatto azioni continuative abbiamo anche visti i risultati. La promozione sociale: questo è il nostro obiettivo.”
Promozione sociale e l’educazione alla legalità si può fare solo a partire dal basso, dal protagonismo dei cittadini. E non sonno solo gli studenti i nostri obiettivi, nonostante che tra i giovani emergano dati sconfortanti, come quello sull’abbandono scolastico che aumenta e il ricorso da parte della malavita ad assoldare i minori. La mafia a Catania paga 4-5 milioni alle famiglie pur di avere a disposizione i figli, ricorda Ciotti.

Poi accenna brevemente ad un episodio, quello del mancato rinnovo da parte del Ministro della Pubblica Istruzione del riconoscimento di Libera come “ente di formazione”, perché le finalità dell’associazione non sarebbero sufficientemente chiare. Risultato: i suoi operatori non potranno continuare le attività di educazione alla legalità tra studenti e docenti che l’anno passato hanno radunato a Napoli 500 insegnanti.
Di Libera fanno parte oltre 800 associazioni, come l’Agesci, Legambiente e alcuni sindacati di polizia. Forse è proprio la trasversalità di quest’associazione che dà fastidio, perché non la si può “inquadrare”.
Racconta dell’attuale processo legislativo, assicurando di non voler fare inutili polemiche con nessuno; e cita le recenti leggi sulle rogatorie internazionali, sulla depenalizzazione del falso in bilancio, sul rientro dei capitali illegalmente mantenuti all’estero. “’ultima legge buona - dice – è del ’92, quella contro i sequestri di persona fatta da Falcone; e poi basta.”
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