Tano Grasso, consulente del Comune di Roma sui problemi relativi all'usura
23 febbraio 2002
a cura di Maria Mazzei e Enrico Natoli
Sto cercando di capire quale sia dentro di me la sensazione legata a quest'incontro.

Ho l'impressione che siamo tutti più deboli rispetto agli anni passati. E' debole quella parte di società civile che si è spesa, ha combattuto, ha costituito la vera grande novità della lotta alla mafia.
Io sento la responsabilità di seguire gli imprenditori che hanno denunciato il racket e che oggi si sentono in pericolo di morte.

Gli stupidi non capiscono che questa lotta non è scontro politico: è in gioco la vita dei cittadini. Io non so, non voglio sapere chi hanno votato i miei collaboratori, e penso che questa caratteristica dia fastidio perchè siamo trasversali. C'è ipocrisia nei nostri confronti, ma anche fastidio, perchè non siamo riconducibili agli schemi della politica.
Quando sono stato licenziato, sono impazziti perchè siamo stati noi a chiedere comunque un incontro col Ministro per cercare di ricucire lo strappo che si era creato.

Ma poi ho avvertito il taglio da parte loro quando ho letto un'intervista in cui Dell'Utri (senatore di Forza Italia attualmente sotto processo per concorso esterno in associazione mafiosa, ndr) si ostinava a chiamare "normale avvicendamento" il mio licenziamento.

La futura lotta alla mafia gira intorno al nodo degli appalti: ci sarà una parità di relazioni tra imprese e Cosa Nostra, e di fronte a questa parità ci troveremo a combattere.
In questo senso Lunardi (Ministro delle Infrastrutture che nell'agosto del 2001 ha dichiarato che "si deve convivere con la mafia", ndr) ha semplicemente espresso il modo di sentire della stragrande maggioranza degli imprenditori siciliani. Se si realizza questa nuova alleanza, sarà un macigno, perchè alla fine sarà difficile fare impresa in altro modo.
E allora come la combattiamo noi la mafia? Non si può smettere di combattere perchè l'unico sviluppo che la mafia può garantire è quello verso il basso.

In questo senso, per cogliere l'importanza di questa lotta, io sogno che uno dei miei amici di sinistra mi dica che il vero problema dello sviluppo è la mafia! Perchè essa uccide la motivazione, toglie la voglia di entrare nel mondo imprenditoriale.
Io non sono convinto oggi che la nostra sia una testimonianza: se è vero che dieci anni che passano ci danno il senso della misura dei percorsi fatti, si può dire che Falcone e Borsellino non abbiano lavorato invano, perchè hanno lasciato un seme che può germogliare. Ma è anche vero che io oggi mi sento più debole perchè non ho un interlocutore politico. Per questo mi sono iscritto a Libera.
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