Intervista a Rita Borsellino, vicepresidente di Libera
23 febbraio 2002
a cura di Maria Mazzei e Enrico Natoli
Com'è la situazione oggi? Cosa succede?

Credo che oggi si sia parlato molto della situazione, in tutte le sue sfaccettature. Il modo in cui posso riassumere quanto è stato detto è che sento puzza di rassegnazione, di voglia di dimenticare. Questo sfocia facilmente nell'indifferenza e nella cancellazione del problema.
In questo il mondo politico ci ha anticipati, perché ha già cancellato il problema. Stanno solamente aspettando che anche gli ultimi si convincano a lasciar perdere. Noi, come dice il manifesto della carovana ("L'Italia esiste, ma anche le mafie", ndr) vogliamo stare con gli occhi aperti per guardare questa realtà in faccia, anche se non ci piace, anche se è difficile. Anche se forse chiudere gli occhi sarebbe più facile.
Non li vogliamo chiudere assolutamente e questo stare insieme con tanta cocciutaggine è il segno che vogliamo farlo, vogliamo continuare e continuiamo.

La trasversalità di cui si parla per combattere le mafie è veramente possibile?

Io son convinta che la trasversalità come idea è sicuramente importante. Poi ci sono delle persone che in tutto questo non si riconosconoŠ quindi c'è poco da essere trasversali, sono loro che non vengono da noi. Non siamo noi che non vogliamo che vengano.

Lei è ottimista per il futuro?


Io stranamente sono diventata ottimista dopo il 19 luglio del '92. Ho deciso che non dovevo dargliela vinta e non gliela dò vinta. (forse è per questo che Rita Borsellino ha un sorriso così bello... , ndr)
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