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Intervista
a Piero Grasso, procuratore capo a Palermo |
23 febbraio 2002
a cura di Maria Mazzei e Enrico Natoli |
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Qual
è il ruolo di repressione e legalità?
Nell'ambito della repressione i problemi rimangono
sempre.
La questione della legalità, l'educazione
alla legalità è importantissima e
Libera e le associazioni che la compongono la persegue
con encomiabile impegno.
Il problema in certe regioni del sud è ancora
diverso.
Non si può pensare a una cultura della legalità,
ad educare alla legalità un cittadino che
ha da risolvere i problemi di sussistenza, di sopravvivenza,
che deve pensare prima alla sua famiglia e ai suoi
bambini.
Allora questa diventa una precondizione per una
rivoluzione culturale e sociale. Questo è
il compito della politica, poi la repressione deve
essere un volano, un punto di riferimento da parte
dello Stato che si vuole combattere l'illegalità.
La mafia è tornata silenziosa. Che sta succedendo?
Abbiamo registrato dalle nostre indagini che quella
di essere silenziosa è una precisa strategia
della mafia, ad esempio non far commettere ai propri
associati fatti eclatanti, omicidi o fatti violenti
nemmeno per regolare le solite dinamiche all'interno
della stessa organizzazione. Significa che questa
strategia è importante per l'organizzazione,
perché dove sussiste la pax mafiosa
si fanno meglio gli affari e minore è l'attenzione
da parte della polizia e delle forze dell'ordine.
Una volta riconosciuta questa strategia, noi dobbiamo
opporre una controstrategia, nel senso di non far
venire meno l'attenzione sui temi della mafia, cosa
che spesso succede perché voi stessi vedete
che, perché un fatto di mafia abbia l'onore
delle prime pagine dei giornali nazionali, deve
essere eccezionale. Molto spesso sono solo i fogli
locali che si occupano di ciò che succede.
Chi sta avendo la meglio oggi?
Dal 1992 a oggi con la mafia siamo pari. Oggi loro
però hanno mezzi che precorrono quelle tecnologie
che noi mettiamo in atto per accertare i reati e
prendere provvedimenti, perché ormai le indagini
sulla mafia si fanno con le intercettazioni ambientali,
sempre meno con i collaboratori di giustizia che
quando ci sono ci aiutano per dare degli spunti
investigativi da verificare.
Qual è il contributo di Libera?
Libera e le sue associazioni sono un effetto di
quello che dovrebbe essere il movimento per dare
supporto all'azione contro la mafia. Si spera che
si diffondano sempre più queste iniziative
che, come ho già detto, non bastano da sole.
Che problemi ci sono stati tra il Ministero
della Pubblica Istruzione e Libera sul riconoscimento
di Libera come Ente di Formazione?
Pare che abbiano riferito che non sono chiare le
finalità di Libera. Forse sarebbe bene chiarirle
un poco di più
evidentemente non si
è riconosciuto il valore della fondazione.
Io penso che l'educazione alla legalità non
possa che essere uno dei temi principali per la
formazione dei futuri cittadini. Una volta ho incontrato
un collega finlandese che mi ha chiesto come mai
si insegnasse nelle scuole la legalità. La
sua sorpresa era data dal fatto che loro non pensano
nemmeno che possa esistere un problema simile. E'
chiaro che la mia risposta è che noi invece
ci dobbiamo confrontare con questi temi. Innanzitutto
parlare di legalità a persone che rischiano
di perdere questo concetto.
Qual è il settore dove la mafia opera maggiormente
oggi? Noi annotiamo un continuo tentativo
di interferenza nel settore degli appalti, dei
finanziamenti pubblici, dell'amministrazione pubblica
e un tentativo di sottrarre forze economiche agli
imprenditori che si aggiudicano gli appalti. Sono
fondi pubblici che anziché andare ai cittadini
vanno alla mafia. A mio avviso anche il cittadino
deve pensare che questo è un problema suo,
che vengono sottratti fondi alla cittadinanza,
finanziamenti pubblici vanno a finire in tasche
di persone che non li usano certamente a vantaggio
dei cittadini. Ecco perché il problema
è nazionale e non locale.
Ma questa lotta come va condotta?
Non deve essere considerata un'emergenza perché
tutti gli interventi emergenziali che hanno fatto
hanno finito col diluirsi nel tempo e dunque rallentare.
Ci dev'essere un'azione ordinaria, normale, ma
con mezzi adeguati. Se i mezzi poi si destinano
ad altre priorità allora cade la forza
dell'azione.
C'è abbastanza attenzione su questi temi?
Oggi vengono considerate priorità altri
problemi, come il contrasto all'immigrazione.
Anziché utilizzare il poliziotto o il carabiniere
per fare indagini antimafia lo si pone sulle coste
per guardare se arrivano gli immigrati: è
chiaro che le finalità sono diverse. Ben
venga il contrasto a queste emergenze, ma deve
rimanere l'attenzione per la mafia, perché
io ritengo che non sia un problema locale, ma
nazionale.
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Beni
confiscati
la realtà di chi lavora sulla confisca e il riutilizzo
dei beni appartenuti alla mafia |
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Storia
e Memoria
Eventi recenti e meno recenti, persone che non possono essere
dimenticate |
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Testimoni
Persone che hanno affrontato le mafie a viso aperto |
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Cittadini
attivi
Il problema delle mafie affrontato quotidianamente |
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Cultura
Storici, giornalisti, scrittori, punti di vista a confronto
con le mafie |
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