E i famigliari delle vittime?
Nel 1994 viene ucciso il giovane Giuseppe Russo da un clan calabrese.
I tre fratelli ottengono l'iscrizione al collocamento in quanto famigliari di vittime di reato mafioso, ma nel 2003 il provvedimento viene revocato: la storia mette in risalto un punto controverso della legge.
febbraio 2004
a cura di Enrico Natoli
Introduzione
Mentre spesso si accendono dibattiti polemici e talvolta infuocati sull'uso dei collaboratori di giustizia, molto raramente si sente parlare dei famigliari delle vittime di mafia.

Teresa Lochiatto, cittadina di Acquaro - un piccolo paese in provincia di Vibo Valentia - ha avuto un figlio ucciso dalla mafia locale, per via di una relazione iniziata tra il giovane Giuseppe e la cognata del boss della zona.

Si è costituita parte civile nel processo iniziato contro i colpevoli dell'omicidio, reso possibile solo dalle dichiarazioni di due collaboratori di giustizia.

Oggi Teresa Lochiatto chiede un sostegno allo Stato per i tre fratelli di Giuseppe. Lo fa chiedendo di modificare la legge 407/98, che prevede il collocamento obbligatorio solo per i famigliari che all'epoca di un delitto di mafia siano a carico della vittima.

"Come faceva mio figlio ad avere a carico gli altri fratelli, se aveva appena ventun anni?" Questa è la domanda che la signora Lochiatto si pone, chiedendo un aiuto ai legislatori, ai politici, ai parlamentari.
Le interviste ai famigliari
Intervista a Teresa Liberata Lochiatto, madre del giovane ucciso

Intervista a Matteo Luzza, fratello del giovane ucciso
La rassegna stampa
Una telefonata e poi più nulla
19 gennaio 1994 (formato pdf, 176 kb)

Ha visto qualcosa che non doveva vedere?
23 gennaio 1994 (formato pdf, 192 kb)

Appello della famiglia dello scomparso
12 febbraio 1994 (formato pdf, 192 kb)

I carabinieri scavano, un metro sotto terra la macabra scoperta
12 febbraio 1994 (formato pdf, 220 kb)

Omicidio Russo, in sette davanti al gip
12 febbraio 1994 (formato pdf, 180 kb)

Russo, dopo due anni manette a quattro persone
12 febbraio 1994 (formato pdf, 180 kb)
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la realtà di chi lavora sulla confisca e il riutilizzo dei beni appartenuti alla mafia
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