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Roma,
i percorsi di legalità
Presentazione della X Giornata della memoria e dell’impegno
di Libera |
febbraio 2005
di Maria Mazzei |
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Il 21 marzo di ogni anno, primo giorno
di primavera, Libera ricorda tutte le
vittime innocenti delle mafie e rinnova
in nome di quelle vittime il suo impegno
di contrasto alla criminalità
organizzata. Quest'anno la decima Giornata
della Memoria e dell'Impegno si celebra
a Roma |
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Si è svolto nel teatro di Cinecittà
che normalmente ospita Maria De Filippi e
i suoi “Amici” l’incontro
organizzato da Libera per presentare i “Percorsi
di legalità”, le tappe che quest’anno
vedranno la capitale fare da sfondo alla X
Giornata della memoria e dell’impegno,
che si celebrerà in via conclusiva
il 21 marzo.
Alla presenza di Tano Grasso, che del Comune
di Roma è consulente per il contrasto
al fenomeno dell’usura e del racket,
e di don Luigi Ciotti, presidente di Libera,
sono stati infatti messi a fuoco obiettivi
e strategie di un percorso di legalità
che è partito dieci anni fa proprio
da qui e oggi vuole ribadire con forza che
«l’obiettivo non è la legalità
o la solidarietà, facce piuttosto della
stessa medaglia, ma la giustizia».
Nel suo intervento don Ciotti ha insistito
sull’etica della politica, delle parole.
A partire dai diritti che oggi sono sempre
più in pericolo. «Non ci sono
soldi – ha detto -, così si giustificano
i tagli alla spesa sociale. Alcuni diritti
sono diventati precari, perché legati
a variabili economiche. Eppure diritti sanciti
dalla nostra Costituzione». E a supporto
della sua affermazione don Ciotti ha documentato
alcune spese previste nella Finanziaria 2005:
«Un miliardo di dollari per partecipare
alla costruzione di supercaccia Usa; 2,5 miliardi
di euro per la costruzione di una nuova portaerei
italiana; e poi ancora l’acquisto di
24 fregate da guerra con la Francia».
«Giornata della memoria e dell’impegno
perché “non è finito tutto”,
come ebbe a dire Nino Caponnetto in via D’Amelio
il 19 luglio 1992. Che pochi giorni dopo –
ricorda Ciotti – chiese scusa per quelle
parole e da quel momento si mise in gioco
perché l’impegno di quei poliziotti
e di quei magistrati non fosse vano. E da
quel giorno – prosegue Ciotti –
“nonno Nino” cominciò a
girare l’Italia». Ciotti ricorda
poi che “l’importante è
avere tutti più coraggio”, come
disse Paolo Borsellino prima di essere assassinato.
Il presidente di Libera ha anche parlato di
quanto la legalità nel nostro paese
sia messa in pericolo dal ritorno del caporalato
- fenomeno che credevano sconfitto o endemico
di un profondo sud - e di come i condoni siano
gesti che umiliano gli onesti e premiano i
furbi. «Chiedo a certi uomini politici
che si nascondono dietro i banchi del Parlamento
per avere l’impunità - ha detto
ancora Ciotti – come risolvono tutto
questo con la loro coscienza? Deridere la
legalità, barare, delinquere non è
un fatto privato ma un gesto che ferisce tutta
la comunità. Chi ricopre funzioni pubbliche
– ha concluso – ha il dovere di
testimoniare cose positive».
Tano Grasso, partendo dall’esperienza
degli sportelli antiusura aperti in questi
anni a Roma – sono tre, uno a Cinecittà,
uno al quartiere Casilino e il terzo a Ostia
– ha individuato il punto debole delle
vittime di usura: la solitudine, che in una
metropoli diventa ancora più drammatica.
«Di fronte a questa umanità dolente
e sofferente noi dobbiamo rivolgere azioni
di solidarietà: e quindi ci vuole assistenza,
conoscenza perché il soggetto si immunizzi
contro il rischio usura». E Grasso ha
ricordato come l’attuale crisi economica
sia una terribile aggravante nel ricorso ai
prestiti usurai.
«A questo scenario – ha proseguito
Grasso – non corrisponde un adeguato
livello di consapevolezza della politica».
E ricordando l’iter parlamentare della
legge “ex Cirielli”, meglio nota
come “Salva-Previti”, Grasso ha
spiegato come le «associazioni antiusura
abbiamo dimostrato – con dati alla mano
– che così si torna indietro.
Perché ridurre i tempi di prescrizione
per il reato di usura e portarli da 15 a 7
anni significa di fatto cancellare il reato,
visto che i tempi medi di celebrazione dei
processi sono proprio 7 anni. Tempi medi –
ha precisato – tra il tranquillo tribunale
di Treviso e l’ingolfato tribunale di
Santa Maria Capua Vetere». Allora «passino
pure le leggi ad personam, che agevolano un
singolo soggetto; ma non queste che distruggono
migliaia di persone innocenti. Di qui –
ha concluso Grasso – l’inquietudine
anche per il silenzio di fronte a questa condanna
a morte per le vittime di usura».  |
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L'audio dell'intervento di Tano Grasso |
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L'audio
dell'intervento di Don Luigi Ciotti |
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Il
sito di Libera |
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confiscati
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