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Il
giorno della memoria in ricordo delle vittime delle
mafie
Cronaca di una giornata organizzata dall'associazione
Libera a Nuoro, in Sardegna. Ce la racconta un nostro
nuovo lettore. |
marzo 2002
testo di Marta Fiore |
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21 Marzo
2002
Pochi minuti prima delle 9 del mattino, in piazza
a Nuoro non più di una decina di persone:
facce note per lo più intorno alla mostra
allestita con i disegni dei bambini di tutta Italia.
Si lavora perché tutto sia pronto per i primi
colpi del tamburo che inizierà a suonare
tra poco e andrà avanti per tutta la giornata.
I primi colpi li fa risuonare Renato Scarpa, un
viso noto ai più che però hanno qualche
difficoltà a ricordare di averlo conosciuto
nel ruolo di capo-postino di Massimo Troisi: la
voce ferma, batte forte il primo colpo di tamburo
oggi, 21 marzo, primo giorno di primavera,
vogliamo ricordarli tutti
!
Chi cè stato altre volte sa cosa segue:
nomi, tanti nomi, e dietro ognuno persone la cui
vita è stata intenzionalmente interrotta
da altri, uomini anchessi. Sai che ci accompagneranno
per tutta la giornata, e senti già che non
riuscirai più a dimenticare il ritmo martellante
di quel tamburo, che ogni giorno te lo sentirai
risuonare nello stomaco, nel cervello!
Fa male pensare alla morte, siamo uomini e non riusciamo
a spiegarcela mai, specie quando ci tocca da vicino,
ma leffetto qui è moltiplicato per
dieci, cento, mille volte; si finisce e si ricomincia
senza pausa, dal 1943 al 2002: nessun anno viene
saltato e tu ci puoi mettere accanto gli anni della
tua vita, quelli dellinfanzia, quelli del
dolore, quelli della consapevolezza, quelli della
tua messa in gioco.
Si sentono le sirene, arriva il corteo, la piazza
si riempie: è bello sentire tanti dialetti
diversi, è bello sentirsi dentro lItalia,
quella vera, quella della gente comune, delle persone
che sentono forte lesigenza della memoria
per rinnovare limpegno.
I sardi li riconosci subito, e sono tanti: è
una musica diversa la loro, la leggi negli occhi
pieni di sole, nei sorrisi caldi di ospitalità,
negli abbracci colmi di speranza e di affetto. Quanto
dolore nella loro insularità, quanta tenacia
nel loro esserci, quanta generosità nel loro
impegno: in ognuno riconosci un pezzo di ordinaria
follia, quella che anche a te dà la forza
di andare avanti nelle situazioni più difficili!
Tanti i gonfaloni dei comuni da ogni parte dItalia,
tante le fasce tricolori dei sindaci presenti in
questa giornata, facce pulite, consapevoli che esserci
significa prendere un impegno davanti alla comunità.
Il tamburo continua a suonare. A volte ne cogli
il ritmo lento, inesorabile, lugubre; altre volte
è un ritmo veloce, incalzante, festoso, perché
ognuna di quelle persone ha creduto fermamente che
la morte non può interrompere un percorso:
così è la vita che prevale, lallegria
e lentusiasmo dellimpegno.
Te lo ricordano i 60 bambini delle elementari che
vengono dalla Campania e che ad ogni nome fanno
volare un palloncino, la serena consapevolezza dei
10 del consiglio comunale dei ragazzi di Anzola,
o i 50 ragazzi di quel paese della Sardegna che
sconoscevi fino alla settimana scorsa.
Ti accorgi che è davvero questo il nostro
presente, che ha mille contraddizioni ma diecimila
segnali di speranza.
Il tamburo continua a suonare e tu quasi hai imparato
a conoscerne ogni battito, senti che qualcosa è
cambiato, che quei nomi hanno adesso un volto, una
storia: se ti concentri un attimo qualcuno riesci
a ripescarlo nella tua memoria e la reazione è
spesso un sorriso! Ma quanto più male ti
fanno ora quelli di cui non sai nulla, quelli di
cui non conosci neanche il nome, quei cognomi che
ogni tamburo batte in modo diverso perché
se nè persa la memoria e il suonatore
li storpia!
Tanti incontri in quella piazza, tante storie accomunate
dal dolore e da uno stesso modo di sentire: sai
che entreranno a far parte della tua vita da ora
in poi e ti senti incoraggiata e sostenuta come
da un lungo e forte abbraccio
quello che
vorresti dare a chi oggi non è qui fisicamente
ma cè con il cuore, con la mente, con
la volontà e tu sai bene cosa vuol dire!
Mancare un ventun marzo in piazza, ogni anno in
una piazza diversa della nostra unica Italia, è
dura: ti senti diviso, fai di tutto per esserci
con un messaggio o uno squillo, senti il bisogno
che qualcuno ti tenga accanto tutto il tempo, magari
che sia disponibile a suonare quel tamburo, anche
per te!
Il pomeriggio nel teatro stracolmo ascolti e condividi
emozioni più che parole: il dolore di una
madre, il bisogno di dire una verità politica,
quello di riprendersi il futuro, quello di ridare
un volto e una storia a tutti coloro la cui memoria
abbiamo lasciato che scolorisse
e il pensiero
vola a Saveria Antiochia, e ti accorgi che lei è
presente nel sorriso di ciascuno, ancora più
luminoso adesso perché splende accanto a
quello del suo Roberto! |
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