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Un
pizzino si aggira per l'Italia
Intervista con Gianpiero Caldarella |
marzo 2006
di Sergio Nazzaro |
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Lunga vita a Pizzino.
Satira indipendente, senza pub né pad (pubblicità/padrini).
Bernardo Provenzano è stato arrestato, ma
un Pizzino si aggira ancora per la Sicilia. L’associazione
culturale Scomunicazione è alla base di questo
progetto editoriale e culturale che ha avuto e continua
ad avere forte risonanza. Satira per deridere la
mafia e per riflettere sul falso spacciato per verità.
Una grafica innovativa per scardinare la tradizione
del silenzio. Riflessioni acute e prese in giro
del pensiero (politico) dominante. Titoli ad effetto
che nel loro sintetismo racchiudono grandi verità
su cui le dotte disquisizioni servono solo a far
calare nebbia. Una piccola rivoluzione culturale
è in atto tra boicottaggi e rifiuti distributivi,
ma una realtà che si può fregiare
di avere tra i propri lettori anche Andrea Camilleri.
Gianpiero Caldarella è una delle teste pensanti
e fondanti del progetto Pizzino.
Come nasce l'idea di produrre un giornale
satirico sulla mafia e chiamarlo Pizzino?
“Quando si parla di nascita si parla di vita.
E quando si parla di mafia oggi, si parla di un’entità
invisibile e in grado di rigenerarsi. Per interrompere
il ciclo sarebbe necessaria una complicazione prenatale,
una specie di aborto. Che non sarà mai spontaneo
né tanto meno possibile se si aspetta di
far fuori questo figlio dannato nel momento in cui
viene fuori dall’utero delle complicità
politiche-imprenditoriali. Di fronte a un panorama
gaudente e orgiastico come quello della mafia, Pizzino
è una sorta di pillola del giorno dopo. Il
nome della testata “Pizzino” è
poi legato ad una prassi di comunicazione non ufficiale
e resistente al tempo, perché, come scriviamo
nell’editoriale del primo numero, “i
pizzini, nel loro lungo cammino che va da Cesare
Augusto a Bernardo Provenzano, hanno avuto la meglio
persino sui piccioni viaggiatori”.
Hanno arrestato Provenzano, qual è il vostro
parere in merito ad una latitanza lunga 40 anni
e quali sono gli scenari che si aprono sul futuro?
“Se parlassimo di una star del cinema non
esiterei a dire che a Provenzano spetterebbe l’oscar
alla carriera. Adesso si può affermare che
Provenzano è un ex-latitante, ma bisogna
anche registrare il dato che la giustizia italiana
non è mai stata pienamente “giusta”,
nel senso che si è sempre fermata di fronte
a certi “misteri”, dalle stragi alle
alleanze occulte tra mafia, politica, massoneria
e servizi deviati. Quindi, in questa battaglia con
quella che per semplicità si può definire
“mafia”, la giustizia non può
neanche auto-attribuirsi gli onori che spettano
a chi viene concesso il titolo dell’ex. Gli
scenari che si aprono sono certamente legati alla
spettacolarizzazione della lotta al fenomeno mafioso,
ma l’imprevedibile terremoto istituzionale
lo credo poco probabile. Forse i nostri nipoti sapranno
qualcosa in più, e i nipoti di quelli che
oggi potrebbero essere accusati con Provenzano definiranno
i loro progenitori come dei “perseguitati”.
Molti giornali italiani e stranieri hanno dato molto
spazio alla vostra iniziativa. Come reagisce invece
la Sicilia a questa iniziativa editoriale?
“Non sarà un caso se riceviamo più
posta dal Piemonte o dalla Svizzera che dalla Sicilia.
La stampa siciliana, a proposito di Pizzino, rispetta
un religioso silenzio. Tutto sommato è sempre
meglio di un sintetico “amen”. La faccenda
non è ancora chiusa”.
Ridere della mafia è un puro esercizio
intellettuale o nasconde una finalità più
forte?
“È un esercizio perché unisce
la disciplina alla spontaneità, ma non è
puro perché parliamo di cose sporche e non
è intellettuale perché parte dallo
stomaco. Ridere in certi casi vuol dire mettere
le basi per un’epidemia che cerca di sostituire
l’indifferenza con l’insofferenza a
certi comportamenti e modelli “vincenti”.
Ridere della mafia, soprattutto in Sicilia, non
vuol dire neanche mettersi dalla parte del torto,
ma dalla parte del pazzo. L’obbiettivo non
è il cambiamento, che sarebbe comunque assorbile
in una prospettiva gattopardesca, ma è il
corto circuito, la capacità di riacquistare
i sensi, la dignità di essere come ad altri
non piace. Cazzi loro!”.
Attraverso la satira avete affrontato temi
molto scottanti come la figura di Cuffaro, il ponte
sullo Stretto, le diverse connivenze del malaffare
nella società civile. Può la satira
sostituire l'indagine giornalistica e il vuoto informativo?
“Credo di no. Ancor di più se si tratta
della satira che fa Pizzino, dove il il posto d’onore
è riservato al falso. Però qualche
vuoto cerchiamo di coprirlo. I nostri lettori ci
dicono che sono ammirati e sciroccati dalla grafica
di Pizzino e così i nostri maxi-poster coprono
i vuoti delle pareti di casa e non solo. Altri ben
più noti quotidiani siciliani finiscono nei
mercati per avvolgere la frutta (quando va bene).
Ognuno ha i suoi vuoti preferiti. Anche di memoria”.
Avete mai avuto minacce fino ad oggi?
“Porte chiuse e terra bruciata attorno sono
molto più efficaci, ma c’è qualche
gatta che cova. Se saranno ben scritte, promettiamo
che dedicheremo una rubrica alle minacce. Potremmo
chiamarla “ora na minamu”, con un chiaro
riferimento all’atto masturbatorio conseguente”.
Quali sono le prossime mosse del Pizzino in Sicilia,
dove andrà a finire?
“All’inferno, ma se scatta il premio
di maggioranza, saremo lieti di portarci dietro
anche qualche nostro “amico”.
Per approfondimenti: www.scomunicazione.it |
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