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Palermo,
manifesti contro il pizzo in città
Il centro di Palermo tappezzato di volantini che
ricordano l'esistenza del pizzo in un luogo dove
nessuno sembra sapere. |
luglio 2004
di Maria Mazzei |
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“Una provocazione contro il silenzio”
– dicono – per sollecitare
una riscossa morale tra gli operatori
economici, stimolarli alla denuncia. |
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Palermo, 29 giugno 2004. La città si
è svegliata con una novità,
affissa sui muri, incollata sui pali della
luce, in pieno centro storico. Via Ruggiero
VII, il salotto buono della città,
era stato “abbellito” di manifesti
listati a lutto, con una scritta nera su fondo
bianco: “Un intero popolo che paga il
pizzo è un popolo senza dignità”.
Manifesti – a migliaia - senza firma.
I manifesti – o i pizzini, come si usa
dire ormai da queste parti – sono rimasti
affissi per qualche ora, poi sono stati rimossi.
E sono partite le indagini.
Chi è l’autore di questa iniziativa?
Lo si capirà solo a sera, quando un
gruppo di giovani prenderà contatto
con la redazione di un giornale per spiegare
il motivo del gesto. I giovani – tutti
neolaureati in giurisprudenza, filosofia e
ingegneria e in cerca di lavoro – avevano
progettato di aprire insieme un’attività
commerciale. Ma si erano poi bloccati, consapevoli
che presto o tardi sarebbe arrivato qualcuno
a chiedere loro il pizzo.
Di qui l’idea dei manifesti: “Una
provocazione contro il silenzio” –
dicono – per sollecitare una riscossa
morale tra gli operatori economici, stimolarli
alla denuncia. “Questa è stata
solo la prima mossa – spiega un altro
degli autori -. Ora ci aspettiamo la reazione
della gente”. Ma perché usare
l'anonimato? “Simbolicamente - spiegano
i quattro autori al quotidiano - ci piace
pensare che su quegli adesivi ci siano le
firme di migliaia di persone”. E il
manifesto listato a lutto? “Perché
la mafia è una sconfitta per tutti”.
La notizia fa il giro della città in
pochi minuti. Ne vengono informati il prefetto,
il procuratore della repubblica e il questore,
che hanno subito riunito il Comitato per l’Ordine
e la Sicurezza. Il perfetto Giosuè
Marino ha colto al volo l’occasione,
lanciando un appello ai commercianti: “Denunciate
i vostri aguzzini, e lo Stato vi aiuterà”.
Il Comandante provinciale dell'Arma di Palermo,
colonnello Riccardo Amato, annunciando verifiche
ed approfondimenti per accertare eventuali
ipotesi di reato, considera il gesto di questi
ragazzi “utile per dare uno scossone
a una città che spesso vuole dimenticare.
Da un punto di vista operativo - prosegue
il colonnello Amato - il problema rimane.
E cioè, i cittadini costretti a pagare
il pizzo non denunciano i propri estortori.
E' una costante che emerge in molte indagini”.
Per il procuratore Pietro Grasso “questa
iniziativa non poteva che essere un richiamo
al senso di responsabilità da parte
di tutti, non solo dei commercianti. Ma, soprattutto,
da parte delle vittime”.
E mentre la città fa di nuovo i conti
con la propria coscienza e con la realtà
mafiosa, risaltano le rilevazioni di Confesercenti.
Se in Italia le vittime del racket sono 160
mila, è la Sicilia il “ventre
molle” del paese, dove le vittime del
pizzo sono circa 50 mila, il 70% del totale.
Contro il racket e l'usura la Confesercenti
di Palermo aveva attivato a marzo un numero
di telefono per offrire ai commercianti del
capoluogo siciliano un modo per ribellarsi
e denunciare i propri aguzzini. L'iniziativa
era stata pubblicizzata con numerosi manifesti
e volantini distribuiti a buona parte dei
negozi della città.
Ma da marzo ad oggi quel telefono non ha mai
squillato e dopo 5 mesi di silenzio l'organizzazione
di categoria degli esercenti ha deciso, seppur
con grande amarezza, di disattivarlo. “Lo
abbiamo chiuso –afferma Giovanni Felice,
il segretario palermitano della Confesercenti
- perché non ha mai chiamato nessuno,
proprio nessuno. Perché a Palermo,
a sentire i commercianti, nessuno paga il
pizzo”.
Ma la speranza non muore; e così il
prefetto ha annunciato l’apertura di
un nuovo numero verde (presso la Confcommercio,
questa volta) per “'invitare i commercianti
vittime dell'estorsione a denunciare. Speriamo
-dice ancora il prefetto- che le telefonate
arrivino, anche perché i commercianti
che chiameranno resteranno anonimi”.
Sempre presso la Confcommercio verrà
istituito un gruppo di lavoro per “studiare
la tutela delle vittime del pizzo e dell'usura,
dando anche assistenza legale”, spiega
il vicepresidente dell'associazione, Vincenzo
Chiriaco.
Si riconferma quello che aveva detto di recente
il procuratore Grasso: “a Palermo pagano
poco, ma pagano tutti”.  |
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Beni
confiscati
la realtà di chi lavora sulla confisca e il riutilizzo
dei beni appartenuti alla mafia |
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Eventi recenti e meno recenti, persone che non possono essere
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con le mafie |
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