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Lazio
chiama Calabria, i giovani di Locri rispondono
Marrazzo e Loiero insieme contro la ‘ndrangheta,
al fianco dei ragazzi di Locri . |
marzo 2006
a cura di Maria Mazzei e
Enrico Natoli |
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Una serata ad inviti,
presso l’Auditorium della Conciliazione con
un pubblico decisamente vip. Sono calabresi che
a Roma hanno fatto fortuna, prima studiando e poi
via via affermandosi nel campo della professioni,
dell’amministrazione pubblica, dei media.
Sul palco, i giovani calabresi, quelli che nei mesi
scorsi hanno sfilato per le strade di Locri dietro
lo striscione diventato ormai famoso “E adesso
ammazzateci tutti”, riferendosi all’omicidio
di Francesco Fortugno. Poco dopo l’inizio
della serata viene letto un nuovo messaggio del
Presidente della Repubblica Ciampi rivolto ai ragazzi,
vera speranza e risorsa per l’Italia, e ai
presidenti di Lazio e Calabria, Piero Marrazzo e
Agazio Loiero, per la lodevole iniziativa di solidarietà
tra Regioni.
Introdotti da una piece teatrale incentrata sulla
speranza di una generazione di giovani che non vuole
arrendersi alla mancanza di lavoro e alla violenza
della ‘ndrangheta, sono stati i giovani di
Locri i protagonisti sul palcoscenico.
Loro i protagonisti, loro gli intervistatori, che
hanno rivolto ai politici domande taglienti affatto
concordate. Proprio come dovrebbero fare i giornalisti
in un paese libero, nel pensiero e negli interessi.
“Perché in Calabria non ci sono strutture
sanitarie per la diagnosi del tumore al seno”?,
“perché voi, lo Stato, la Politica,
vi siete mossi solo dopo l’omicidio di Fortugno?”,
“perché l’antimafia non è
una bandiera di tutte le forze politiche?”,
“perché può candidarsi un politico
sotto processo per mafia?”. E ancora: “voi
ci chiedete atti di coraggio: di denunciare, di
manifestare; ma siete voi i nostri rappresentanti,
voi dovete incarnare e realizzare le nostre aspettative”.
I ragazzi di Locri sono menti e corpi vivi, spontanei
e indipendenti. Non hanno ideologie, ma idee chiare,
bisogni cocenti. E alla politica chiedono chiarezza,
intransigenza. Quasi conoscessero le parole di Giovanni
Falcone: “Nella lotta alla mafia lo Stato
non può chiedere il sacrificio di inerti
cittadini, ma impegnare le sue forze migliori”.
La politica, i politici presenti – cui va
riconosciuto senz’altro il merito di aver
organizzato una serata in onore di questi ragazzi,
rinnovando l’impegno nel contrasto alla criminalità
organizzata – non si accorgono della frattura,
dell’abisso che li separa da quella vitalità
che esige risposte. La presunzione di innocenza
è sacra, altrimenti si incrina il diritto
e la libertà individuale; abbiamo chiesto
allo Stato una maggiore presenza sul territorio;
la paura della ‘ndrangheta va affrontata.
La frattura c’è e non è soltanto
anagrafica, è esistenziale. Perché
i giovani di Locri chiedono la rivoluzione, chiedono
che le cose cambino ora, magari con l’aggiunta
di un bel “senza se e senza ma”, come
va di moda oggi. Perché i loro coetanei stanno
programmando ora di lasciare la Calabria, stanno
abbandonando ora l’idea di avviare lì
un’attività commerciale o imprenditoriale;
stanno scegliendo ora per chi votare alle elezioni.
Niente, il massimo che viene offerto loro è
di fare le “sentinelle” del potere,
di pungolarli instancabilmente – come ha detto
Marrazzo – perchè le cose cambieranno.
Come sono già cambiate, perché vent’anni
fa – hanno spiegato ai ragazzi – i beni
ai mafiosi non si potevano confiscare. Ragazzi di
Locri, adulti di domani aspettate, aspettate. |
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Beni
confiscati
la realtà di chi lavora sulla confisca e il riutilizzo
dei beni appartenuti alla mafia |
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Storia
e Memoria
Eventi recenti e meno recenti, persone che non possono essere
dimenticate |
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Testimoni
Persone che hanno affrontato le mafie a viso aperto |
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Il problema delle mafie affrontato quotidianamente |
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Cultura
Storici, giornalisti, scrittori, punti di vista a confronto
con le mafie |
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