La cultura contro la mafia.

Intervista a Lucia Sardo, l'attrice che ha impersonato Felicia Bartolotta - madre di Giuseppe Impastato - nel film di Marco Tullio Giordana "I cento passi".
Intervista di Enrico Natoli realizzata nell'agosto 2002
 
Dopo la morte di Falcone e di Borsellino ho avuto la speranza che cambiasse qualcosa... i lenzuoli bianchi, quando tornavo in Sicilia sentivo questa voglia di cambiamento, di persone che volevano fare.
Da lì ho cominciato a pensare che io dovevo tornare in Sicilia.
Che cambiamenti hai notato in Sicilia da quando eri piccola fino ad ora, dal punto di vista sociale innanzitutto?

Guarda, per me la Sicilia non esiste come non esiste l'Italia. Ci sono tante Sicilie: noi siamo un'isola, poi ci sono altre piccole isole che sono le province, le sottoisole che sono i comuni e poi ogni persona in Sicilia è un'isola.
Quindi certe cose sono rimaste incontaminate, sempre uguali.
Io sono tornata in Sicilia quando hanno ucciso Borsellino e Falcone. Mi ricordo il giorno in cui hanno ucciso Falcone, stavo a Sant'Arcangelo di Romagna: ho sentito la notizia e mi sono messa a piangere e mi sono ricordata della mia sicilianità, che avevo sinceramente ignorato in quegli anni, nel senso che ormai per me la Sicilia era solo un posto bello dove venire a fare le vacanze.
Mi ricordo che ho passato il pomeriggio a telefonare agli amici e a dire: "Porca miseria, ma non è possibile! Ma ancora!"
Dopo la morte di Falcone e di Borsellino ho avuto la speranza che cambiasse qualcosa... i lenzuoli bianchi, quando tornavo in Sicilia sentivo questa voglia di cambiamento, di persone che volevano fare.
Da lì ho cominciato a pensare che io dovevo tornare in Sicilia.
Non sono tornata subito, ma dopo un paio d'anni, anche perchè tutta la mia attività era al nord. Ho rischiato lo stesso perchè mi sono catapultata qui ricominciando da zero.
Le nuove elezioni ci hanno dato l'indicazione più giusta, per cui probabilmente non è cambiato niente, queste persone che volevano fare sono ancora ferme.

Secondo te perchè , dopo quella stagione dei lenzuoli bianchi a cui accennavi, negli ultimi anni si è un po' riaddormentato tutto?


Ci sono varie spiegazioni, da quella politica a quella sociale. Ma io amo studiare la natura umana e penso che ci sia proprio una "tara" siciliana, un problema a monte. Veramente la mafia siamo noi, attecchisce per come siamo educati, cresciuti.
Tutto il mondo sta andando verso la produzione, verso i soldi.... noi siciliani abbiamo questo mito di diventare moderni, come se la modernità fosse un grande valore, come se il progresso fosse solo un progresso "nordico". Il nostro modello pare debba essere Milano... io mi rifiuto, io non voglio diventare come Milano. Io voglio appoggiarmi su alcuni valori che ancora nel sud esistono e sono fortissimi: il modo di ospitare, le relazioni umane, il cercarsi, lo stare insieme. Questo mito del progresso, deel'arricchirsi a tutti i costi mi sembra un falso progresso.
C'è un bel libro di Cassano in cui lui dice: ma perchè per progredire bisogna imitare i "nord" del mondo? Non può esistere un progresso che abbia come modello i "sud" del mondo, partendo dai valori umani?
Al sud ci prendiamo ancora il lusso di parlare, di comunicare, di scambiare emozioni. Al nord questo non esiste più.

Questo lo hai verificato attraverso la tua esperienza, vivendo e lavorando al nord?

Certo, io sono tornata anche perchè volevo offrire a mio figlio un'altra società. Se vuoi qui è terribile perchè c'è la mafia, ma siamo ancora più sani dei popoli "civilizzati"...

La proposta del ruolo di Felicia Bartolotta nel film "I cento passi" come è arrivata?

Ho fatto un provino, come si usa nel mio lavoro. Devo dire che Marco Tullio (Giordana, il regista del film, ndr) è stato molto carino con me, aveva già pensato a me per questo ruolo e i provini li ha fatti per essere sicuro di quelle che scartava. Lui ha amato moltissimo un film che ho fatto, "Le buttane".

Si è ricordato di una scena in cui dò uno schiaffo a mio figlio, e mi ha voluto assolutamente vedere. Questo da un punto di vista professionale.
Da un punto di vista emotivo ho sentito una forte responsabilità sulle spalle perchè anch'io avevo sentito parlare di Peppino, però sai... c'era questo ragazzo che negli anni '70 andava in giro col furgoncino, aveva una radio, parlava male dei mafiosi...
Poi ho letto la sceneggiatura, che mi ha molto impressionato. L'ho letta tutta d'un fiato, finendo di notte. Il giorno dopo ho telefonato a Marco Tullio dicendogli di essere totalmente presa da questa storia.
Avevo questo senso di colpa nei confronti della Sicilia perchè io me n'ero andata, ormai mi sentivo una donna "del nord", una donna "emancipata". Pensavo davvero che non sarei mai più tornata in Sicilia. Ma mi sono sentita a un certo punto un po' traditrice. Questo film è stato un pretesto per riappropriarmi di una stagione che avevo perso, di fare antimafia, per fare qualcosa per la mia terra.
Fino a qualche anno fa avevo addirittura perso l'accento, ma ora più passano gli anni e più mi sento siciliana.

Tu credi che la cultura possa fare qualcosa nel combattere la mafia, la mentalità mafiosa?

Per me la mafia si può combattere così. Perchè le hanno provate tutte, apparentemente: non sono le leggi speciali, non sono i militari, i tribunali che sconfiggono la mafia; L'unica arma è la consapevolezza. Finchè i nostri politici non si rendono conto di questo...
Tocchi un punto nevralgico con questa domanda, perchè penso che solo la cultura possa fare qualcosa. Ne sono convinta perchè la mafia è un fatto culturale. Bisogna spendere esclusivamente in cultura, partire dalle radici, chiedersi cos'è questa mafia, da dove viene. Qui c'è terreno fertile perchè ci sono un'ignoranza e una depressione di base. I giovani, che io frequento tantissimo, sono morti, sono depressi, sono privi di motivazione.
Se tu dai motivazione a un giovane, automaticamente si ricostruisce tutto attorno.
Nel mio paese, ad esempio, si coltivano arance, ma nessun giovane si mette a coltivare arance: preferiscono andare via. Ecco, io penso che cultura significa anche tornare contadini, tornare ad appropriarsi delle proprie cose e educare all'amore per le proprie radici e la propria terra.

Per me la mafia si può combattere così. Perchè le hanno provate tutte, apparentemente: non sono le leggi speciali, non sono i militari, i tribunali che sconfiggono la mafia; L'unica arma è la consapevolezza. Finchè i nostri politici non si rendono conto di questo...

Vuoi dire che bisogna investire in libri piuttosto che in ponti sullo stretto?


Assolutamente. Nel mio caso nel teatro, in attività dove la gente si possa ritrovare e possa stare insieme. Il popolo siciliano ama stare insieme, quindi creare occasioni... ma alte, non portare le ballerine che ci ballano col culo di fuori nelle estati siciliane.

Secondo te questo è possibile, oppure noi non lo vedremo, forse lo vedranno i nostri figli, i nostri nipoti?

Che ti devo dire, per essere possibile è possibile. Non so se lo vedremo, ma basterebbe solo farlo. Ho una piccola speranza nella Comunità Europea.
Io personalmente ho vinto un progetto europeo legato al teatro e a nessuno qui sembra interessare realmente. Ho scoperto una cosa terribile dei politici siciliani: non c'è uno che ti dica: "No". Sai, prendere una posizione implica una responsabilità. Il politico siciliano ti tiene la carota davanti agli occhi , ti lascia sempre una possibilità aperta, ti dice: "Sì" e ti distrugge perchè ti toglie energie giorno dopo giorno. Da due anni aspetto risposte, ed è una cosa logorante. "Signora, adesso sono in riunione, richiami più tardi". E io richiamo. "Signora, riprovi la prossima settimana". E io richiamo. "Il bilancio non è stato ancora approvato, richiami dopo l'approvazione". E io richiamo... ti tengono anche legato, ti tolgono la forza della reazione, dell'incazzatura. Dopo quattro anni, non cambia nulla, loro sono sempre graziosissimi, ma è come sbattere contro un muro di gomma. Ma con me sbagliano, perchè io di tempo ne ho...

In questo senso il film ha incontrato delle difficoltà durante la lavorazione?


No, che io sappia. Cinisi ci ha quasi ignorati. Sai, in Sicilia si gira in un film in un paese e arrivano curiosi da dovunque a vedere... invece abbiamo girato indistrubati, perchè a Cinisi c'è ancora moltissima paura nei confronti della mafia. Il focolaio è attivo... ho parlato con degli anziani che mi dicevano che Badalamenti era un benefattore, un gran signore, una persona che ha fatto molto per Cinisi... questa è la mentalità.

A me spaventa quando a persone come Borsellino o Falcone o Impastato si associa la parola "eroe". Mi dà la misura della pervasività della mafia, che sembra non possa essere combattuta da persone normali...


Questo non è un problema legato alla mafia, ma ai siciliani. I siciliani amano le morti, le commemorazioni. Ogni volta che mi chiamano a parlare del film, io chiedo che si aiuti Peppino a non essere eroe. Io sono contro gli eroi, anche perchè non credo che Peppino avesse in mente di diventare un eroe. Era semplicemente un ragazzo intelligente pieno di voglia di fare, di energia, e che era inchiodato al muro, crocifisso, come mi sento io tante volte quando vado a proporre delle cose che sono obiettivamente interessanti, che possono risolvere delle situazioni e mi bloccano. Ho proprio la sensazione fisica di essere inchiodata al muro perchè sono tutti contro di me. Non è una parte politica che è contro di me, ma tutti. Perchè qui c'è proprio la mentalità del "non fare". E se uno fa, deve essere bastonato, ostacolato a tutti i costi.
Come diceva il Gattopardo: "Tutto cambia perchè nulla cambi".
Una delle caratteristiche della Sicilia è la paura e il culto della morte, questo desiderio di fare grandi ricorrenze , di piangere tutti insieme qualcuno, e poi se c'è qualche vivo che assomiglia a Peppino.... se sei vivo, sei bello, sei forte, vieni disprezzato. Devi morire per essere apprezzato in Sicilia.
Quando vivevo al nord e arrivavo in Sicilia, ero circondata dalle persone, mi cercavano tutti. Ora che lavoro qui e propongo delle cose da qui, vengo ignorata.
 
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la realtà di chi lavora sulla confisca e il riutilizzo dei beni appartenuti alla mafia
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Persone che hanno affrontato le mafie a viso aperto
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