La cultura contro la mafia.

Intervista a Lucia Sardo, l'attrice che ha impersonato Felicia Bartolotta - madre di Giuseppe Impastato - nel film di Marco Tullio Giordana "I cento passi".
Intervista di Enrico Natoli realizzata nell'agosto 2002
 
La mafia ha tante facce, tanti aspetti. Io quando parlo dei mafiosi, dei delinquenti, parlo di quelli che non hanno avuto delle alternative, dei vinti.
I veri mafiosi, quelli intellettuali, i signori della mafia, sono i grandi professionisti, quelli che hanno il potere... grandi chirurghi, grandi avvocati.
C'era uno spettacolo a Siracusa, un attore che io stimo moltissimo, Bob Wilson. Pensavo: "Accidenti, finalmente uno spettacolo del genere a casa mia". Sono andata a cercare i biglietti, ma era uno spettacolo a inviti. Così sono andati a vedere lo spettacolo solo quelli dell' "alta società", impellicciati, magari solo per farsi vedere. E quelli a cui interessava davvero lo spettacolo sono rimasti fuori.
Ai miei amici dicevo: "Vedete, qui in Sicilia succedono queste cose e noi ce ne stiamo qui a lamentarci, mangiando la granita. Se una cosa così fosse successa a Milano, all'uscita gli avrebbero tirato di tutto... perché agire così è una cosa mafiosissima, di regime.
Abbiamo scritto qualche lettera a Repubblica, perché i soldi per lo spettacolo erano della Regione, della Provincia e del Comune.

Questo succede ogni volta che ci sono grossi eventi?


Ogni volta che c'è uno spettacolo qui, le prime file sono riservate per l'autorità. A un mio spettacolo, se vuole venire un'autorità, arriva prima per prendere il posto, esattamente come tutti gli altri. Questa è la lotta alla mafia, la lotta al potere che pretende come bene privato la cosa pubblica. Il Comune non è del sindaco, è dei cittadini. Il Sindaco non può trattare il Comune come se fosse casa sua... e questo è un problema prettamente siciliano.

Tu hai deciso di fare una battaglia per portare la cultura in Sicilia. Cosa chiedi in cambio a noi?


Cosa vi chiedo... potrei chiedervi la stessa cosa che vi ha chiesto Felicia, ossia di avere coraggio... ma io non sono una coraggiosa, sono una paurosa.
Vi chiedo di tenervi pronti, di sostenerci, di venire, di continuare a fare quello che state facendo.
Qui ormai le cose che si fanno si fanno per guadagno, come se l'unico guadagno che hai è quello dei soldi e non quello dei sogni, dell''anima, del cuore, dei desideri.
Se quelli che non sognano scoprissero quant'è bello sognare, veramente l'economia non sarebbe al primo posto nel mondo come importanza. Quant'è bello stare insieme, come stiamo facendo noi in questo momento. Mi fanno grande pena e grande tenerezza, perché poi alla fine loro sono quelli che rovinano il mondo. La loro disperazione e infelicità poi la paghiamo tutti...
Tu prima parlavi di rispetto per i mafiosi, per la vita che fanno.
Per certi versi, loro sono dei sognatori. Vivono questa unione, questa famiglia, a partire dal rito di iniziazione, il legame di sangue. E' l'unica forma di cooperazione che esiste in Sicilia!

Se fossi a tu per tu con un boss, cosa pensi che vorresti dirgli?


Mah, intanto bisogna capire chi sono i veri boss. La mafia ha tante facce, tanti aspetti. Io quando parlo dei mafiosi, dei delinquenti, parlo di quelli che non hanno avuto delle alternative, dei vinti.
I veri mafiosi, quelli intellettuali, i signori della mafia, sono i grandi professionisti, quelli che hanno il potere... grandi chirurghi, grandi avvocati. Io con quelli non voglio avere nulla a che fare. A me interessano quelli che non hanno scelta, loro invece una scelta l'hanno potuta fare.

Insomma, che idea ti fai dei boss che avanzano delle richieste allo Stato dal carcere, che "trattano" un armistizio con lo Stato?

Intanto non penso che siano richieste reali. Sono più messaggi di attenzione: "Noi vi abbiamo sostenuto, non è che possiamo stare in galera per il resto della nostra vita, sono messaggi in codice che tutti conosciamo".

Però se fosse vero che li conosciamo tutti questi messaggi in codice, come può essere che nessuno fa una piega tra la cittadinanza? Che nessuno si ribelli a questo stato di cose? Che quando dalle carte processuali emerge che nella strage di Capaci sono coinvolti i servizi segreti, e dunque apparati statali, come può essere che nessuno protesti con forza?

Mah, nessuno fa una piega... molti fanno delle pieghe! Il problema è che siamo un popolo di drogati, e la droga è la televisione. Che ne sa la maggior parte delle persone di come stanno le cose? La televisione è un mezzo per non pensare potentissimo...
Io non ho mai comprato un televisore fino all'anno scorso, l'ho comprata per mio figlio che me la chiedeva. La nostra battaglia contro la televisione è stata vana. Eppure passo molto tempo con mio figlio, ci gioco, gli dedico tempo. Ma niente, è una battaglia persa. Lo fa mio figlio, come tutti i suoi compagni di scuola.
La verità ormai passa da lì: tutto quello che dice la televisione è vero. Tutto quello che riguarda la vita reale e che non va in tv, non è vero. Per cui, che ti devo dire? Ci sono alcuni che capiscono, ma il resto guarda la televisione e si fida di quella.
Chi sta dietro ai programmi si avvale dell'aiuto di esperti in comunicazione, di psicologi... è tutto lì. Hanno in pugno l'Italia.

Quando c'è una sinistra che non risolve il conflitto d'interessi mentre sta al governo, che dobbiamo fare? Non resta che pensare che siano in qualche modo d'accordo governo e opposizione, sul mantenere questo stato di cose?

No, non resta che pensare che il potere piace a tutti, che è la droga massima e che una volta assaggiata non puoi più farne a meno, ammazzeresti pure tuo figlio per rimanere lì in cima.
 
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La prima parte dell'intervista
Beni confiscati
la realtà di chi lavora sulla confisca e il riutilizzo dei beni appartenuti alla mafia
Storia e Memoria
Eventi recenti e meno recenti, persone che non possono essere dimenticate
Testimoni
Persone che hanno affrontato le mafie a viso aperto
Cittadini attivi
Il problema delle mafie affrontato quotidianamente
Cultura
Storici, giornalisti, scrittori, punti di vista a confronto con le mafie