Abbiamo incontrato Faro Sclafani
nel luglio 2002, davanti al suo negozio di ferramenta,
sul corso di Cinisi. Quella che doveva essere
un'intervista si è trasformata in un racconto
appassionato e partecipe di Faro, che davanti
a noi è tornato indietro di venticinque
anni per raccontarci la storia di resistenza antimafiosa
di Peppino Impastato e del suo gruppo.
Il paese teatro di questo racconto è in
provincia di Palermo e qui ha regnato per anni
la mafia di Tano Badalamenti.
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E
allora Peppino con le sue idee e con il suo
coraggio, ma soprattutto con l'onestà,
aggregava queste persone. |
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Peppino era una persona meravigliosa, perchè
era un leader, un intellettuale e allo stesso
tempo poteva stare con un laureato come con la
persona più umile che ci poteva essere.
Lui aggregava gli emarginati di Cinisi, ma allo
stesso tempo la gente che pensava, che pensava
"contro" il sistema. E per sistema intendo
la porcheria che si vedeva perchè in un
paese piccolo quando tu vedi il maresciallo dei
Carabinieri che si prende un caffè con
un mafioso, e il mafioso si sente come se avesse
più peso del maresciallo, insomma rappresenta
lo Stato, tu giovane che cresci e che a scuola
ti senti dire di partecipare, che sarai l'Italia
del futuro, ti chiedi: ma qual è l'Italia
del futuro? Capisci?
E allora Peppino con le sue idee e con il suo
coraggio, ma soprattutto con l'onestà,
aggregava queste persone. Io sono stato uno degli
ultimi ad aggregarmi a lui, nel periodo in cui
andavo all'università. Volevo crescere
anche come persona, quindi mi sono cominciato
a comprare dei giornali, cominciai a comprare
Lotta Continua, L'Unità e andò a
finire che conobbi Vito Lo Duca, un compagno semianalfabeta
che faceva l'edile a Cinisi.
Vito Lo Duca, anche se analfabeta, con la sua
voglia di cambiare le cose - siccome in quel periodo
a Cinisi c'era il sacco edilizio (chiunque si
ritrovava con una pala in mano e si metteva a
fare il costruttore), prendeva cinque o sei ragazzi
e li pagava come voleva, non faceva no progetti
nè niente, prendevano un terreno e costruivano,
in tutti i posti. Il guadagno era enorme - Vito
Lo Duca, dicevo, che aveva preso coscienza tramite
Peppino della condizione dello sfruttamento umano,
era riuscito, essendo del settore, ad aggregare
almeno una cinquantina di giovani edili. Ci furono
diverse riunioni, ma anche diverse minacce. Andò
a finire che chi per paura, chi per ricatto, chi
perchè gli andava il padre e gli diceva
"non ti faccio lavorare" ... la cosa
poco a poco scemò, come tutte le cose in
Sicilia... sai come finiscono.
Io avevo conosciuto Vito Lo Duca perchè
aveva fatto un lavoro a casa nostra. Io non ne
sapevo niente di come diventare "di sinistra",
e lui mi diceva "ma tu devi frequentare le
persone, non è che arrivi e sei di sinistra".
Io mi ero convinto che il Pci di allora era il
partito della gente che soffre, dei poveri, della
gente che è sfruttata. Allora mi ricordo
che io, Vito e un certo Franco Norello, Matteo
Giammanco e mio fratello, andammo alla sezione
del Pci perchè c'era una riunione, in vista
di elezioni provinciali o qualcosa del genere.
L'anno prima Peppino Impastato e Lotta Continua
si erano schierati - parlo del '75 - per dare
il voto al Pci. Peppino fece vari comizi a Cinisi
in cui diceva quello che doveva dire e poi alla
fine diceva di votare per il Pci. Io a quell'epoca
queste distinzioni non le capivo e non le sapevo.
Quella sera, allora, andammo nella sezione del
Pci, c'era Stefano Venuti, il famoso pittore del
film ("I cento passi" di Marco Tullio
Giordana, ndr), eravamo una decina in tutto. Venuti
comincia il discorso e dice che ci dobbiamo preparare
per le elezioni, ma non dobbiamo fare come fa
Peppino Impastato: non dobbiamo dire questo, dobbiamo
essere prudenti, non dobbiamo toccare a quello...
un discorso strano e brutto per una persona di
sinistra; io dicevo: "ma scusa un minuto,
Peppino Impastato era quello che diceva di votare
per il Pci, era quello che ....”.
Quando lui decideva di fare un comizio, andava
a chiedere il permesso, faceva tutto in conformità
alla legge.... metteva un lenzuolo tra un paletto
e un albero, un simbolo di Lotta Continua e cominciava.
Una sera Peppino fa un comizio - quando faceva
i comizi lui c'erano sempre 500-600 persone...
perchè le persone di qui sono abituate
che ci piace sentire le cose ma poi vogliono che
il carbone ardente lo prendano gli altri... allora
succedeva che chi si metteva lontano, chi nella
traversa, chi dentro al bar, però alla
fine ascoltavano. Allora Peppino salì su
questo sedile e dice che il Pci aveva dato la
Camera del Lavoro di Cinisi in gestione a un certo
Nardo Pizzo che era praticamente un portaborse
dell'onorevole Pandolfo. Questo qui, con la seconda
elementare, e con la sua arte d'arrangiarsi, era
riuscito a campare con la politica.
Peppino disse chiaro e tondo che questo signore
era un bandito, che quelli del Pci erano dei coglioni.
Disse che lo avevano chiamato e gli avevano detto
che se lui non disturbava la spartizione - non
lo disse apertamente, ma questo era il discorso
- , poteva, lui e altri cinque compagni, essere
mandati a lavorare all'aeroporto. Ma dovevano
finirla di rompere le scatole a Cinisi!
Peppino scelse la via più difficile in
questa Sicilia. Fece un comizio e disse tutto
pubblicamente. Io ero entusiasta, pensavo: "Questo
è il mio leader, questo è il tipo
di persona che voglio imitare!" Infatti mi
avvicinai a lui, cominciai a diventare di sinistra.
Anche se non capivo ancora le distinzioni....
un'altra cosa bella di Peppino è che lui
lavorava con tutti, lavorava coi radicali, con
i transessuali, con chiunque volesse fare controinformazione.
Lui ci spiegava tante cose, e soprattutto ci diceva
che dovevamo saper leggere i giornali. "Dovete
vedere le veline che scrivono i carabinieri, i
democristiani".... un giornale si legge e
poi ognuno deve pensare con la propria testa.
"Picciotti, facciamo sempre controinformazione"
diceva.
Quando faceva i comizi, c'era un bar qui di fronte
dove c'erano sempre due o tre ladruncoli da strapazzo
che chiaramente le caserme locali si tengono come
informatori, che sono le persone che rovinano
sempre tutto. Perchè a te magari scappa
una cosa una volta, e questi chissà che
ci vanno a dire tanto poi gli danno i soldi....
gli informatori sono la peggiore specie di persona...
e quindi Peppino ci invitava sempre a fare controinformazione.
Quando ci fu la strage dell'Italicus (treno dove
fu messa una bomba nell’agosto 1974. La
bomba fece 12 morti e 44 feriti, i colpevoli sono
ancora ignoti, ndr), la mattina dopo Cinisi era
tappezzata di manifesti col treno e la scritta:
"Strage di Stato".
Vedi questa casa qui di fronte? Ci abitava una
famiglia che a forza di furberie, si fece ricca
alle spalle degli ignoranti. Avevano un pozzo
e gestivano l'acqua, capisci? Allora Peppino fece
delle scritte su questa casa, il marmo era tutto
pieno fino a sotto il balcone. Le scritte dicevano:
"Requisiamo i pozzi, diamo l'acqua alla gente".
E sai Peppino mi raccontò qualche tempo
dopo quest'episodio che fu avvicinato da una persona
del Pci, che gli guardò le mani per vedere
se le aveva sporche di spray...
Se c'era da contestare, lui lo faceva. Organizzò
una protesta contro la partita di Coppa di Davis
di tennis Italia-Cile (la finale del 1976, ndr),
perchè nel Cile c'era la dittatura di Pinochet
e giustamente lui diceva che l'Italia non si doveva
andare a infilare in questa situazione... con
la sua intelligenza e il suo coraggio si fece
il 1° festival "Nuove tendenze",
insieme a suo cugino Francesco... prezzi proletari,
io facevo i panini, arrivava la gente che mi diceva
"Io non ho soldi" e io gli rispondevo
"E va bene, prenditi il panino!", non
guardavamo in faccia a nessuno con queste cose
qua.
Tornando al mio avvicinamento al Pci, insomma,
succede che queste quattro persone tra cui io
e mio fratello si avvicinarono alla sezione.
La sera andammo alla sezione e questo Venuti fa
questo discorso contro Peppino. E che razza di
comunisti sono questi, c'è fior fiore di
gente che ruba, che arricchisce in due giorni
e questi se la prendono con Peppino?
Poi decidemmo comunque di fare le tessere del
partito, era il 1976. Ma esco schifato dalla sezione...
Finì che io frequentavo più Peppino
e gli altri ragazzi che quelli del Pci, me ne
andavo in giro con lui perchè io avevo
la 500 e lui non guidava, facevamo "attacchinaggio".
Un giorno mi chiamano dalla sezione, due persone,
e mi chiedono: "Ma tu che testa hai?"
"Come che testa ho?" "Sei tesserato
con noi e vai a fare propaganda per gli altri?"
"Se proprio lo vuoi sapere, mi sento più
con loro che con voi". E finì così,
non mi chiesero di restituire la tessera. Dopo
qualche mese, dopo le elezioni - con la borsa
del ghiaccio in testa, perchè avevamo preso
pochissimi voti! -, mi trovavo nel bagno, presi
la tessera, la strappai e la gettai nel cesso.
Perchè io avevo sempre creduto a Gramsci,
a Portella della Ginestra, queste situazioni qua,
c'era la storia... ero deluso, davvero. Vedevo
anche la gente che frequentava la sezione che
non aveva niente di sinistra, Peppino diceva che
"il personale è politico", non
si può scindere... se tu sei umanamente
onesto, sei anche politicamente onesto, se sei
una merda nella vita lo sei anche nella vita.
Così dissi della tessera strappata a Peppino,
e lui mi rispose che avevo fatto male, che queste
cose non si fanno. Ci rimasi male, da lui volevo
sentirmi dire "bravo"... ma lui mi disse
che avrei dovuto scrivere una lettera, restituire
la tessera spiegando i motivi nella lettera. Ma
io non ero capace di fare così, non ero
maturo.
A poco a poco finì che ci dividevamo pure
il sonno... |