Peppino Impastato nel ricordo di un suo giovane compagno

Faro Sclafani, che oggi vive a Cinisi, racconta il suo incontro con Peppino Impastato: le speranze di costruire una realtà contro la mafia e le delusioni della politica locale.
settembre 2003 - a cura di Enrico Natoli e Maria Mazzei
Collaborazione di Angelo Sicilia

 
Abbiamo incontrato Faro Sclafani nel luglio 2002, davanti al suo negozio di ferramenta, sul corso di Cinisi. Quella che doveva essere un'intervista si è trasformata in un racconto appassionato e partecipe di Faro, che davanti a noi è tornato indietro di venticinque anni per raccontarci la storia di resistenza antimafiosa di Peppino Impastato e del suo gruppo.
Il paese teatro di questo racconto è in provincia di Palermo e qui ha regnato per anni la mafia di Tano Badalamenti.

E allora Peppino con le sue idee e con il suo coraggio, ma soprattutto con l'onestà, aggregava queste persone.

Peppino era una persona meravigliosa, perchè era un leader, un intellettuale e allo stesso tempo poteva stare con un laureato come con la persona più umile che ci poteva essere.

Lui aggregava gli emarginati di Cinisi, ma allo stesso tempo la gente che pensava, che pensava "contro" il sistema. E per sistema intendo la porcheria che si vedeva perchè in un paese piccolo quando tu vedi il maresciallo dei Carabinieri che si prende un caffè con un mafioso, e il mafioso si sente come se avesse più peso del maresciallo, insomma rappresenta lo Stato, tu giovane che cresci e che a scuola ti senti dire di partecipare, che sarai l'Italia del futuro, ti chiedi: ma qual è l'Italia del futuro? Capisci?

E allora Peppino con le sue idee e con il suo coraggio, ma soprattutto con l'onestà, aggregava queste persone. Io sono stato uno degli ultimi ad aggregarmi a lui, nel periodo in cui andavo all'università. Volevo crescere anche come persona, quindi mi sono cominciato a comprare dei giornali, cominciai a comprare Lotta Continua, L'Unità e andò a finire che conobbi Vito Lo Duca, un compagno semianalfabeta che faceva l'edile a Cinisi.

Vito Lo Duca, anche se analfabeta, con la sua voglia di cambiare le cose - siccome in quel periodo a Cinisi c'era il sacco edilizio (chiunque si ritrovava con una pala in mano e si metteva a fare il costruttore), prendeva cinque o sei ragazzi e li pagava come voleva, non faceva no progetti nè niente, prendevano un terreno e costruivano, in tutti i posti. Il guadagno era enorme - Vito Lo Duca, dicevo, che aveva preso coscienza tramite Peppino della condizione dello sfruttamento umano, era riuscito, essendo del settore, ad aggregare almeno una cinquantina di giovani edili. Ci furono diverse riunioni, ma anche diverse minacce. Andò a finire che chi per paura, chi per ricatto, chi perchè gli andava il padre e gli diceva "non ti faccio lavorare" ... la cosa poco a poco scemò, come tutte le cose in Sicilia... sai come finiscono.

Io avevo conosciuto Vito Lo Duca perchè aveva fatto un lavoro a casa nostra. Io non ne sapevo niente di come diventare "di sinistra", e lui mi diceva "ma tu devi frequentare le persone, non è che arrivi e sei di sinistra". Io mi ero convinto che il Pci di allora era il partito della gente che soffre, dei poveri, della gente che è sfruttata. Allora mi ricordo che io, Vito e un certo Franco Norello, Matteo Giammanco e mio fratello, andammo alla sezione del Pci perchè c'era una riunione, in vista di elezioni provinciali o qualcosa del genere. L'anno prima Peppino Impastato e Lotta Continua si erano schierati - parlo del '75 - per dare il voto al Pci. Peppino fece vari comizi a Cinisi in cui diceva quello che doveva dire e poi alla fine diceva di votare per il Pci. Io a quell'epoca queste distinzioni non le capivo e non le sapevo.

Quella sera, allora, andammo nella sezione del Pci, c'era Stefano Venuti, il famoso pittore del film ("I cento passi" di Marco Tullio Giordana, ndr), eravamo una decina in tutto. Venuti comincia il discorso e dice che ci dobbiamo preparare per le elezioni, ma non dobbiamo fare come fa Peppino Impastato: non dobbiamo dire questo, dobbiamo essere prudenti, non dobbiamo toccare a quello... un discorso strano e brutto per una persona di sinistra; io dicevo: "ma scusa un minuto, Peppino Impastato era quello che diceva di votare per il Pci, era quello che ....”.

Quando lui decideva di fare un comizio, andava a chiedere il permesso, faceva tutto in conformità alla legge.... metteva un lenzuolo tra un paletto e un albero, un simbolo di Lotta Continua e cominciava.

Una sera Peppino fa un comizio - quando faceva i comizi lui c'erano sempre 500-600 persone... perchè le persone di qui sono abituate che ci piace sentire le cose ma poi vogliono che il carbone ardente lo prendano gli altri... allora succedeva che chi si metteva lontano, chi nella traversa, chi dentro al bar, però alla fine ascoltavano. Allora Peppino salì su questo sedile e dice che il Pci aveva dato la Camera del Lavoro di Cinisi in gestione a un certo Nardo Pizzo che era praticamente un portaborse dell'onorevole Pandolfo. Questo qui, con la seconda elementare, e con la sua arte d'arrangiarsi, era riuscito a campare con la politica.

Peppino disse chiaro e tondo che questo signore era un bandito, che quelli del Pci erano dei coglioni. Disse che lo avevano chiamato e gli avevano detto che se lui non disturbava la spartizione - non lo disse apertamente, ma questo era il discorso - , poteva, lui e altri cinque compagni, essere mandati a lavorare all'aeroporto. Ma dovevano finirla di rompere le scatole a Cinisi!

Peppino scelse la via più difficile in questa Sicilia. Fece un comizio e disse tutto pubblicamente. Io ero entusiasta, pensavo: "Questo è il mio leader, questo è il tipo di persona che voglio imitare!" Infatti mi avvicinai a lui, cominciai a diventare di sinistra. Anche se non capivo ancora le distinzioni.... un'altra cosa bella di Peppino è che lui lavorava con tutti, lavorava coi radicali, con i transessuali, con chiunque volesse fare controinformazione.
Lui ci spiegava tante cose, e soprattutto ci diceva che dovevamo saper leggere i giornali. "Dovete vedere le veline che scrivono i carabinieri, i democristiani".... un giornale si legge e poi ognuno deve pensare con la propria testa. "Picciotti, facciamo sempre controinformazione" diceva.

Quando faceva i comizi, c'era un bar qui di fronte dove c'erano sempre due o tre ladruncoli da strapazzo che chiaramente le caserme locali si tengono come informatori, che sono le persone che rovinano sempre tutto. Perchè a te magari scappa una cosa una volta, e questi chissà che ci vanno a dire tanto poi gli danno i soldi.... gli informatori sono la peggiore specie di persona... e quindi Peppino ci invitava sempre a fare controinformazione.
Quando ci fu la strage dell'Italicus (treno dove fu messa una bomba nell’agosto 1974. La bomba fece 12 morti e 44 feriti, i colpevoli sono ancora ignoti, ndr), la mattina dopo Cinisi era tappezzata di manifesti col treno e la scritta: "Strage di Stato".

Vedi questa casa qui di fronte? Ci abitava una famiglia che a forza di furberie, si fece ricca alle spalle degli ignoranti. Avevano un pozzo e gestivano l'acqua, capisci? Allora Peppino fece delle scritte su questa casa, il marmo era tutto pieno fino a sotto il balcone. Le scritte dicevano: "Requisiamo i pozzi, diamo l'acqua alla gente". E sai Peppino mi raccontò qualche tempo dopo quest'episodio che fu avvicinato da una persona del Pci, che gli guardò le mani per vedere se le aveva sporche di spray...

Se c'era da contestare, lui lo faceva. Organizzò una protesta contro la partita di Coppa di Davis di tennis Italia-Cile (la finale del 1976, ndr), perchè nel Cile c'era la dittatura di Pinochet e giustamente lui diceva che l'Italia non si doveva andare a infilare in questa situazione... con la sua intelligenza e il suo coraggio si fece il 1° festival "Nuove tendenze", insieme a suo cugino Francesco... prezzi proletari, io facevo i panini, arrivava la gente che mi diceva "Io non ho soldi" e io gli rispondevo "E va bene, prenditi il panino!", non guardavamo in faccia a nessuno con queste cose qua.

Tornando al mio avvicinamento al Pci, insomma, succede che queste quattro persone tra cui io e mio fratello si avvicinarono alla sezione.
La sera andammo alla sezione e questo Venuti fa questo discorso contro Peppino. E che razza di comunisti sono questi, c'è fior fiore di gente che ruba, che arricchisce in due giorni e questi se la prendono con Peppino?
Poi decidemmo comunque di fare le tessere del partito, era il 1976. Ma esco schifato dalla sezione... Finì che io frequentavo più Peppino e gli altri ragazzi che quelli del Pci, me ne andavo in giro con lui perchè io avevo la 500 e lui non guidava, facevamo "attacchinaggio".

Un giorno mi chiamano dalla sezione, due persone, e mi chiedono: "Ma tu che testa hai?" "Come che testa ho?" "Sei tesserato con noi e vai a fare propaganda per gli altri?" "Se proprio lo vuoi sapere, mi sento più con loro che con voi". E finì così, non mi chiesero di restituire la tessera. Dopo qualche mese, dopo le elezioni - con la borsa del ghiaccio in testa, perchè avevamo preso pochissimi voti! -, mi trovavo nel bagno, presi la tessera, la strappai e la gettai nel cesso.
Perchè io avevo sempre creduto a Gramsci, a Portella della Ginestra, queste situazioni qua, c'era la storia... ero deluso, davvero. Vedevo anche la gente che frequentava la sezione che non aveva niente di sinistra, Peppino diceva che "il personale è politico", non si può scindere... se tu sei umanamente onesto, sei anche politicamente onesto, se sei una merda nella vita lo sei anche nella vita.

Così dissi della tessera strappata a Peppino, e lui mi rispose che avevo fatto male, che queste cose non si fanno. Ci rimasi male, da lui volevo sentirmi dire "bravo"... ma lui mi disse che avrei dovuto scrivere una lettera, restituire la tessera spiegando i motivi nella lettera. Ma io non ero capace di fare così, non ero maturo.

A poco a poco finì che ci dividevamo pure il sonno...

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