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Trabia
(Palermo): la villa del boss diventa colonia estiva.
L'uso sociale di un bene mafioso confiscato
che ha ospitato, da giugno a settembre, centinaia
di bambini di Palermo e provincia. |
Agosto 2002 -
Intervista di Maria Mazzei e Enrico Natoli
Fotografie di Enrico Natoli |
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Elio, raccontaci qualcosa della presenza della
mafia nel territorio. Come si percepisce? Qual
è la differenza in un luogo ad "alto
inquinamento mafioso"?
In Sicilia il 75% dei siciliani è culturalmente
mafioso, il che non significa aderire o far parte
di una famiglia o di una cosca mafiosa. Il siciliano
si lega alla realtà in cui vive e preferisce
estraniarsi da tutto il resto. Penso al mio paese,
Trabia, dove negli anni '70 ci fu un sacco edilizio
evennero costruite case sulla costa e ovunque.
Le prospettive di sviluppo oggi sono completamente
bloccate.
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In
Sicilia il 75% dei siciliani è culturalmente
mafioso, il che non significa aderire o far
parte di una famiglia o di una cosca mafiosa.
Il siciliano si lega alla realtà in
cui vive e preferisce estraniarsi da tutto
il resto. |
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Grazie al sacco edilizio, Trabia ha perso la sua
connotazione agricola - eravamo il primo paese produttore
di nespole - ma non ha guadagnato la capacità
di trasformarsi in realtà turistica.
Sembrerà strano, ma purtroppo due strutture
ora sottoposte a amministrazione giudiziaria e condecreto
di confisca in corso sono le uniche due strutture
turistiche funzionanti: una è l'hotel Tonnara
e l'altra è il Torre Artale.
Significa che la mafia investe con oculatezza e
lungimiranza.
Sì, ti rendi conto che alla fine si tratta
di questo. E' difficile spiegarlo anche a chi sta
accanto a te, perchè se vai a vedere il tasso
di emigrazione dai paesi ti rendi conto che è
elevatissimo.
Mancano al paese circa 350 persone - dal '92 ad
oggi -, su 8000 abitanti, che sono andate a lavorare
al nord o all'estero.
Per i circa 1400 giovani in un'età compresa
dai 14 ai 26 anni non ci sono interessi socio-culturali
all'interno del paese, ma i giovani devono uscire
dal paese per andare al cinema, vedere un concerto,
trovare un luogo di aggregazione. La maggior parte
di questi ragazzi non sono coinvolti in nessun attività
socio-culturale, sono i classici "ragazzi del
muretto". Da un punto di vista sociale non
hanno alcuna prospettiva.
Abbiamo anche molte persone preparate intellettualmente
e culturalmente che preferiscono andarsene da qui.
Anche io ho avuto la possibilità di lavorare
fuori o di laurearmi subito, ma credo che bisogna
restare per lottare e lottare per cambiare. Ovviamente
è difficile, perchè vai a rompere
un sistema fortemente tradizionalista.
E tornando alla percezione della presenza mafiosa?
Costante e presente, anche se i boss sono latitanti
la presenza si sente e si avverte. Primo perchè
il tessuto economico è quello che è:
il concetto che passa è che la mafia dà
lavoro e lo Stato no. Durante il sacco edilizie
edilizio lavoravano moltissime ditte, abusivamente,
solo a Trabia circa 300 persone lavoravano nel settore
edilizio. Ora tutte queste persone non lavorano
più, se ne sono andate da Trabia.
E' un problema reale quello di far capire che la
mafia non dà lavoro, perchè passa
il concetto opposto. Questo non riguarda solo Trabia,
ma tutti i comuni.
L'antimafia sociale dovrebbe servire anche a cambiare
questo modo di pensare, perchè se esiste
il lavoro nero, o un disoccupato che non trova lavoro,
la mafia ha un terreno più fertile su cui
poter attecchire.
Il precariato, il lavoro nero, la scuola che ti
lascia a te stesso senza fornirti gli strumenti
per poter essere presente nel mondo del lavoro con
la tua dignità... è chiaro che un
lavoratore con la sua dignità è diverso.
C'è chi dice che bisognerebbe prendere tutti
i siciliani, farli lavorare per dieci anni nel nord
Italia e poi farli tornare tutti qui. Forse le cose
cambierebbero, ci sarebbero persone che farebbero
vertenze sul lavoro nero... attualmente questo è
improponibile perchè l'economia è
quella che è. Come si fa a cambiare?
Forse sarebbe più opportuno partire da bambini:
soltanto insegnando ai bambini un mondo diverso,
si può sperare in qualcosa di nuovo, una
Sicilia nuova dove ci sia posto per tutti, dove
i bambini possano giocare. Il lavoro minorile è
ancora oggi nel sud Italia un fenomeno largamente
diffuso, e la Sicilia da questo punto di vista è
all'avanguardia.
Quanti
operatori siete qui? Come siete stati selezionati?
Gli operatori sono 10, più un coordinatore.
Poi ci sono degli animatori specifici, che sono
un animatore sportivo, uno teatrale e uno musicale;
tre inservienti che si occupano della pulizia e
due bagnini. E' una struttura che ospita ogni settimana
tra i trenta e i quaranta bambini e ha generalmente
tre operatori in turno.
La selezione è un misto: ci sono operatori
di strada, educatori scout, studenti dell'Accademia,
operatori sociali. Questo serve anche a creare una
struttura che sia amalgamata, in modo che gli operatori
siano contenti di quello che fanno. Perchè
se non siamo contenti noi, non possiamo fare contenti
i bambini.
Siete tutti regolarmente pagati?
La cosa bella di questo progetto è che essendo
pagato dal fondo prefettizio, siamo tutti messi
in regola, gli operatori sono di quinto livello.Bagnini
e inservienti hanno il loro contratto specifico
e gli animatori sono prestatori di opera occasionale
e quindi vengono pagati in base alle ore di lavoro
svolte. Elio, una domanda che si sente
spesso fare in queste occasioni: ma chi te lo fa
fare?
Se fossi un ebreo, ti risponderei: perchè
no? Perchè non farlo?
Perchè è difficile, rischioso, faticoso...
Allora io sono una persona che ama il rischio, che
ama mettersi in gioco anche con se stesso. Credo
che tutte le persone che lavorano in questa struttura
lo stiano facendo anche con molta serenità.
Credo che questa sia una delle poche strutture in
Italia dove gli operatori rimangono anche molto
oltre l'orario di lavoro proprio perchè credono
in questo progetto e non badano solo all'aspetto
economico.
Dedico una parte del mio lavoro qui dentro come
volontario... se mi dovessero pagare per tutte le
ore che faccio, dovrebbero darmi 12.500 euro al
mese!
Visto e considerato però che non esiste alcun
contratto nazionale che lo possa permettere... mi
accontento!
Che idea ti fai della mafia più strettamente
legata alla politica, che passa più da Roma
che da Trabia? In quest'anno c'è
stato un continuo scambio di messaggi tra boss in
carcere e istituzioni: che lettura dai di questo
momento?
Credo che non esista realtà politica che
nel bene o nel male non abbia avuto contatti con
la mafia. La mafia gestisce economia, l'economia
si appoggia soprattutto su realtà burocratiche
- le amministrazioni comunali, provinciali o regionali
- : dove esistono queste realtà esistono
anche situazioni di illegalità.
La politica fino al '92 era fortemente intrecciata
con il tassello culturale ed economico della realtà
mafiosa siciliana, adesso forse molto di questo
non c'è. Le istituzioni hanno operato una
rottura, seppure a volte velata. Si percepisce forse
di più nei grandi comuni che in quelli piccoli
perchè nei piccoli comuni ci si conosce tutti.
E' chiaro che laddove esiste economia, esiste l'interesse
mafioso, su questo non c'è dubbio.
Esistono casi di piccoli comuni in cui vengono realizzate
opere edilizie costosissime. In un comune di 2000
abitanti, perchè costruire una palestra con
2000 posti a sedere?
Se devo costruire un Palatenda di 8000 posti in
un paese che ha 4000 abitanti, è chiaro che
ti sorge il dubbio: che interessi ci sono?
A Trabia c'è un caso molto particolare: un
parco suburbano costruito intorno al '90-'91 dalla
regione Sicilia. Non è l'unico: con un finanziamento
europeo si cominciarono a realizzare questi parchi
fuori dalle realtà comunali e ne vennero
fatti una quindicina, tutti allo stesso modo.
Il parco non è stato ancora collaudato perchè
la ditta - guarda caso - è inquisita , l'imprenditore
è sotto inchiesta. Il parco è stato
già vandalizzato decine di volte, le amministrazioni
comunali hanno cercato di ripristinarlo, ma non
ci riescono perchè finito quel finanziamento
non ci sono più soldi.
Questo discorso mi fa pensare al Ponte sullo Stretto,
che sembra una priorità assoluta per il governo.
Come si fa a spiegare alle persone che forse è
una priorità del governo, ma non della grande
maggioranza dei siciliani?
Non dovrebbe essere difficile spiegarlo. Dovrebbero
essere i messinesi e i reggini stessi a capire l'importanza
di non avere il ponte. Sono convinto che basterebbe
fare in modo che le realtà che vivono quei
luoghi sappiano essere presenti nel momento in cui
questo progetto dovesse andare avanti. Perchè
anche lì ovviamente ci sarebbero interessi
mafiosi con tutto quello che ciò comporta;
i grossi investimenti nazionali e internazionali
perchè penso che lo Stato non abbia tutti
questi soldi da investire, quindi li cercherà
fuori.
Il messaggio legato alla costruzione del ponte è
che funzionerebbe da "volano" per la costruzione
di infrastrutture in Sicilia: che ne pensi?
Per rispondere a questa domanda, riparto dal basso
e ripropongo un tema che è quello dei trasporti.
Essendo io un pendolare mi piace molto parlare col
personale che lavora sui treni. Mi raccontavano
qualche tempo fa che prima nella tratta Palermo-Messina
esistevano circa otto squadre di operai delle FFSS
addetti alla manutenzione. Poi con la riorganizzazione
delle Ferrovie le squadre sono diventate quattro.
Magari otto erano troppe, ma cosa comporta questo?
Che sulle tratte regionali, quelle dei pendolari
che portano i soldi nelle casse delle Ferrovie,
quelle più frequentate, ci sono stati notevoli
disagi per quel che riguarda gli orari, i costi,
la manutenzione. L'ultimo disastro, quello di Rometta,
penso sia un classico esempio di quello che si chiama
progresso e invece progresso non è.
Se dovessi seguire il progresso, dovrei migliorare
le tratte del sud Italia, migliorare i treni per
i pendolari e per i turisti, creare tariffe agevolate
per i giovani e gli studenti, invece questo non
esiste.
E' una questione di scelta politica da parte di
un governo. Si preferisce costruire un ponte sullo
stretto piuttosto che investire sulle tratte ferroviarie
più deboli.
Il ponte diviene solamente una "panacea"
per chi deve investire piuttosto che qualcosa che
porti un reale progresso per tutta la Sicilia.
Siamo alla fine dell'intervista. Vuoi aggiungere
qualcosa?
Sì, ci tengo a dire che non c'è dubbio
che questo progetto della colonia ricreativaha un
grosso merito: quello di aver destinato un bene
confiscato per un fine sociale poco diffuso. I bambini
non votano, quindi non portano consenso elettorale
e non possono scegliere...
Il progetto nasce da questa bellissima idea di Ignazio
Scaletta che è la mente di questa iniziativa.
Credo che sia l'unico progetto del genere che sia
stato approvato. Questa colonia probabilmente è
la più grande esistente in Sicilia. Il prossimo
anno ci piacerebbe realizzare delle colonie in tutti
i paesi delle province di Palermo, sempre sfruttando
i beni confiscati.
Io sono molto fiducioso, tutte le amministrazioni
comunali che hanno mandato i bambini qui sono rimaste
soddisfatte, sono propense a ripetere il progetto
il prossimo anno, ci chiedono consigli su come organizzare
colonie estive nei loro paesi. Questo penso sia
il risultato più bello. Le amministrazioni
comunali che hanno partecipato sono di diverso orientamento
politico?
Sì. Anche perchè il progetto non é
politico, ma ludico-ricreativo. Qui i sogni dei
bambini vengono realizzati, e lo facciamo anche
bene! |
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Beni
confiscati
la realtà di chi lavora sulla confisca e il riutilizzo
dei beni appartenuti alla mafia |
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Storia
e Memoria
Eventi recenti e meno recenti, persone che non possono essere
dimenticate |
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Testimoni
Persone che hanno affrontato le mafie a viso aperto |
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Cittadini
attivi
Il problema delle mafie affrontato quotidianamente |
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Cultura
Storici, giornalisti, scrittori, punti di vista a confronto
con le mafie |
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