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Intervista ai registi di Biùtiful Cauntri

 

Pubblicato il 5 giugno 2008

di Ilaria La Commare


sardo“La criminalità ambientale ha attori borderline: tra la criminalità organizzata e una criminalità che fa profitti”: intervista ai registi di Biùtiful cauntri

Incontriamo i registi di Biùtiful cauntri, Esmeralda Calabria, Andrea D'Ambrosio e Peppe Ruggiero, a Parigi, all'indomani della proiezione in anteprima organizzata dall'Istituto italiano di cultura. Il documentario uscirà in Francia il 16 luglio, Cuntrastamu se ne fa sponsor e discute con i registi sulla longa manus dell'ecomafia.

Cominciamo con la lettura di una proprio di stamattina (29 maggio): “Rifiuti: smaltimento abusivo, 7 arresti a Torino – Per risparmiare sullo smaltimento dei rifiuti gestivano abusivamente rifiuti pericolosi e non, tra cui l'amianto: 7 persone sono state arrestate dai carabinieri di Torino, tra le quali il direttore dell'Asa di Castellamonte (TO), consorzio a partecipazione pubblica che si occupa dello smaltimento e il recupero dei rifiuti per circa 90 comuni della provincia di Torino, ritenuto dagli inquirenti la mente dell'organizzazione. Altre 4 persone, coinvolte a vario titolo nel ciclo illecito parallelo dei rifiuti, sono state indagate a piede libero. (...) Riscontrati anche danni ambientali dovuti alle infiltrazioni tossiche nei terreni e nelle falde acquifere. L'organizzazione operava da almeno tre anni”. E da qui passiamo alle intercettazioni telefoniche che abbiamo ascoltato nel vostro Biùtiful cauntri: l'ecomafia, come la mafia in generale, non sta dunque soltanto negli epicentri di mafia e camorra, ovvero Sicilia e Campania?

Peppe Ruggiero: “Non mi meraviglia, visto che quotidianamente ci sono lanci d'agenzia sullo smaltimento illecito dei rifiuti in tutta Italia. Però l'esperienza che ho maturato mi fa dire che non tutto può sempre essere collegato, quando si parla di smaltimento illecito di rifiuti, alla criminalità organizzata. E' una criminalità ambientale che, nel caso delle regioni del Sud, come è stato dimostrato dalle carte della magistratura e dalle relazioni parlamentari dell'antimafia, subisce l'interesse diretto di camorra, 'ndrangheta e mafia, mentre in altre regioni è più una criminalità ambientale, in cui l'interesse della criminalità di stampo mafioso non è detto che ci sia, ma è ancora prima una questione di profitto, di mercato. Per smaltire illegalmente e abbattere così i costi del 70-80%. Non è quindi un caso che negli ultimi tre anni laddove ci sono state inchieste, soprattutto da Roma in su, i primi ad essere stati coinvolti siano stati i dipendenti pubblici e gli industriali: rappresentanti del mercato, del luogo in cui convergono offerta e domanda. La criminalità ambientale ha attori borderline: tra la criminalità organizzata e una criminalità che fa profitti”.

Con che obiettivo avete realizzato questo documentario? Con quello di un'inchiesta o con uno spirito più narrativo-denunciatorio di una realtà che non è nota in tutte le sue sfaccettature?

Esmeralda Calabria: “L'intento – parlo per me e spero sia stato così anche per Andrea e Peppe – era quello di raccontare attraverso le immagini qualcosa di cui si era sentito parlare e che si era letto su giornali e libri. Io penso che la notizia di queste discariche abusive nel Nord Italia sia importante perché denota un'apertura sull'argomento, del quale si comincia finalmente a parlare, per poi denunciare e quindi lavorarci anche dal punto di vista legale. E credo che Biùtiful cauntri sia stato utile perché ha un po' rivelato i meccanismi che regolano questi traffici illegali ambientali. Che volevamo raccontare attraverso le immagini, che spesso hanno una forza superiore a quella delle parole: con la speranza quindi di informare più gente e di smuovere di più le coscienze”.

Come giudicate l'impatto che Biùtiful cauntri sta avendo al momento in Italia, e quali sono gli effetti che vi aspettate che sortirà in Francia e all'estero in generale?

Andrea D'Ambrosio: “In Italia è uscito in venti copie in 7 marzo, e certo ha avuto una distribuzione più limitata rispetto a quella d'un film normale: a Napoli è stato un mese al Modernissimo, un grande cinema che sta in centro, poi l'hanno tolto e ora stiamo facendo proiezioni capillari in varie città, dove noi tre presenziamo regolarmente. L'impatto è stato positivo: è importante innanzitutto il fatto che, in quanto documentario, sia uscito in sala, e conta tanto anche il fatto che abbia ottenuto tanta eco nei giornali e nei media in generale. E certo speriamo che aiuti a far prendere coscienza del problema, come diceva Esmeralda, in Italia come in Francia e all'estero”.

Il Parlamento europeo ha appena conferito agli ecoreati il rango di reati ambientali, punibili con sanzioni pecunarie o reclusione. L'Italia deve ora integrarli nel suo codice penale, vi sentite ottimisti in materia? Chiedo soprattutto a te, Peppe, che sei uno dei curatori del rapporto Ecomafia di Legambiente...

Peppe Ruggiero: “E' un film già visto, l'ennesimo tentativo della Comunità europea, che ha emesso una direttiva che adesso deve essere recepita a livello nazionale. In Italia sono dieci anni che la proposta di legge per introdurre i delitti ambientali nel codice penale è bloccata e a ogni nuovo governo s'invoca affinché tale proposta goda di un canale preferenziale, con gli esiti noti. Però quando il governo Berlusconi si è trovato davanti alla gente che protestava sulla questione dell'emergenza dei rifiuti, è riuscito ad essere risolutivo e nel giro si due giorni ha emanato un decreto legge che prevedeva pene fino a cinque anni di arresto per chi vieta lo smaltimento in discarica: allora perché non si riesce a tenere contro gli ecocriminali? La notizia di stamattina sullo smaltimento abusivo a Torino mi solleva, per il solo fatto che la cosa non sia passata in sordina. C'è un articolo nel decreto di Berlusconi, che concede alle discariche campane di smaltire i rifiuti tossici pericolosi, cosa che non esiste in nessun paese europeo. Era passato inosservato, nonostante qualcuno l'avesse forse denunciato, mentre oggi i giornali aprono con la notizia di cui sopra".

Nel documentario c'è un dialogo che colpisce tantissimo: “Questa è proprietà privata” – “E di chi è?” – Dello Stato”. Qual è secondo voi la ricetta che potrebbe essere l'antidoto a quello che è un deficit italiano, prima che economico, proprio di Stato, e sul quale s'innestano, a livello nazionale, le varie forme di mafia, camorra e 'ndrangheta? I film, i documentari, le associazioni e tutti gli attori che agiscono a livello sociale, possono essere così efficaci al punto di imprimere una nuova direzione al tessuto sociale?

Esmeralda Calabria: “Quella frase è effettivamente emblematica, fa anche ridere un po'. D'un emblematico che riflette anche una sorta d'ingenuità delle persone: la proprietà privata non può essere dello Stato, e quello che è dello Stato è di tutti. Riconoscendo allo Stato una specie di autorità a cui è permesso tutto: segnale, questo, che fa ben capire quanto sia difficile il rapporto tra le istituzioni e il cittadino. Che, anche quando prova a protestare, arriva a dubitare del fatto di averne diritto, essendo spesso evasivala risposta delle istituzioni. E' questo secondo me il buco più grosso che c'è, e che fa sì che la gente acquisisca e interiorizzi una mentalità di questo tipo, per cui quello che fa lo Stato, al di là delle critiche, lo si percepisce come impossibile da cambiare. C'è quindi una difficoltà nel sostenere i propri diritti. Non penso che un documentario, un film, un libro possano cambiare delle cose così radicate, ma è comunque importante il fatto che si cominci a parlare di questi argomenti...”

Si veda il successo di Gomorra, vincitore a Cannes del Gran premio della giuria...

Esmeralda: “Certo, già il libro ha costituito un'apertura fondamentale: io penso che la cosa più importante di quel libro sia quello di aver fatto rendere conto alla gente che esiste la camorra, che non è affatto stata debellata e a quale livello si è solidificata, radicata nelle istituzioni, diventando al contempo qualcosa di culturalmente più elevato rispetto all'idea che se ne poteva avere prima. Questo è stato una specie di shock per tutti, e se n'è cominciato a parlare. E credo che il nostro documentario abbia, a suo modo, chiarito delle cose, mostrato con le immagini una realtà scioccante, anche per noi quando andavamo in loco a girare”

Infatti ci sono scene che attaccano allo schermo e colpiscono allo stomaco...

Esmeralda: “Certo, perché non puoi credere che sia così vero e sotto gli occhi di tutti... E ripensando alla notizia di oggi su Torino, il rischio è che si guardi la Campania come la sola regione intossicata. Mentre le regioni del Nord non ne sono immuni, e noi quando andiamo in giro a presentare Biùtiful cauntri ce ne rendiamo conto, nel momento in cui le persone in sala dicono Anche noi qui a Padova abbiamo questo problema... anche noi qui a Venezia... E il fatto che se ne parli comincia a dimostrare che questo è un problema che riguarda l'intero paese. Che in quanto tale implica una responsabilità molto più ampia”.

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La scheda del film sul sito Kinoweb