Intervista a Luisa Bossa, sindaco di Ercolano - novembre 2001
a cura di Marco Ciriello

L'intervista che presentiamo ha origine dalla lettura di un piccolo articolo apparso sulla Repubblica, in cui il sindaco Luisa Bossa denunciava l'assenza dello Stato nel comune di Ercolano. Abbiamo mandato a Marco Ciriello, un nostro lettore-collaboratore, delle domande, a cui lui ne ha aggiunte altre di suo pugno, per realizzare l'intervista che pubblichiamo qui sotto.
Le parti in neretto sono le domande di Cuntrastamu
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Ringraziamo Marco per l'impegno e ovviamente il sindaco Luisa Bossa per la disponibilità offerta nei nostri confronti.
(foto di Enrico Natoli)
 
Non t'immischiare

Apprendo dalla radio, mentre sono in viaggio, che questa mattina si è dimesso Tano Grasso, nel paese della memoria di parte e della democrazia per ceti, i conti si stanno regolando - penso- . Lo straordinario vento d'innovazione politica del 1992 si è stemperato di fronte ai baroni del niente che di nuovo imperano, non è riuscito a spazzarli via, è stato ingoiato dal buco nero della memoria che ciclicamente colpisce l'Italia. Ora c'è una maggioranza che disegna, disfa e costruisce secondo gli interessi di pochi. Questo è lo sfondo, il resto è per qualcuno una tragedia annunciata, per qualcun altro una divertente commedia. Questa è l'Italia d'oggi. Con il meridione che viene lasciato a se stesso ai suoi mali. Se il Cristo di Levi era riuscito almeno a raggiungere Eboli il nostro vento d'innovazione politica si è fermato molto prima del Garigliano. Terra di sconfitte il meridione, sconfitte ed umiliazioni, terra di frontiera, che accoglie diseredati ed esporta disperati. Terra dove il silenzio ha vinto sulla ragione e sui sentimenti, dove nemmeno più gli intellettuali parlano e denunciano, terra di smemorati e di ricattati, dove il lavoro non ha un domani, dove le occasioni sono privilegio di pochi. Terra di conquista, terra di dolore. A contrastare sempre di meno. Così sono andato dal sindaco di Ercolano, Luisa Bossa, una donna che tutti i giorni certa di resistere. Qui dove l'imperativo è non t'immischiare, il non t'immischiare tante volte ripetuto dalle mamme a Napoli come Palermo a Bari come a Reggio, il non t'immischiare che la mamma raccomanda al professore di "a ciascuno il suo" di Sciascia…

***

ERCOLANO. La bellezza delle sue ville, i suoi scavi, la sua storia, i numerosi turisti che la visitano, la gente che canta per strada con la scioltezza dell'abitudine, il suo aspetto, sembrano una scenografia fatta a posta per velare le brutture la decadenza sociale e la profonda radicalizzazione della camorra. Ercolano ha i palazzi dai colori sgargianti, che si contendono con le strade, che sono lingue nere bitorzolute e sconnesse (sono pavimentate con le pietre di lava, ndr) l'ultimo sguardo. La gente scivola tranquilla tra il traffico e il sole caldo di un autunno che sembra non voler smettere. Quasi sessantamila abitanti, di cui un terzo orbita all'interno dell'economia della camorra, due famiglie a spartirsi la città: i Birra e gli Ascione, il loro è un vero dominio militare, con scontri efferati e con una diversificazione degli interessi: si va dal traffico degli stupefacenti, alle armi e ai diamanti, tanto da far parlare di processi di "mafiosizzazione" del territorio. Sulle macerie delle sconfitte passate, sull'abitudine consolidata del non t'immischiare, sul rifiuto dello Stato e delle regole, sta lavorando Luisa Bossa, sindaco Ds al secondo mandato, eletto sempre al primo turno, insegnante. Presenza sofisticata e gentile, pronta e disponibile con tutti. Parlando con lei, viene voglia d'interessarsi, d'immischiarsi….

Abbiamo letto in un piccolo articolo, apparso sulla "Repubblica", la sua denuncia sull'assenza dello Stato nel comune di Ercolano. Qual é la situazione attuale?


La situazione è migliorata, dopo il mio grido di allarme, lo Stato ha risposto. Ho avuto due telefonate dal ministro dell'interno e dal suo capo di gabinetto che hanno preso a cuore la situazione, e sul territorio hanno raddoppiato la presenza delle forze dell'ordine. La deterrenza serve, serve la prevenzione, serve anche il controllo del territorio ma tutto questo non basta perché una città sia più sicura e cresca in maniera positiva, sia più civile e socialmente più evoluta, sono altri i fattori di evoluzione di una città.

Cosa possono fare i cittadini per agevolare lo Stato nel combattere la criminalità organizzata?
Che significa concretamente l'espressione "presenza dello Stato" nella vita di un cittadino qualunque?


Io credo che il cittadino almeno qui nella nostra città, ma po' in tutto il sud, non abbia molto forte il senso dello Stato, sarà anche una questione storica sarà anche una questione che in qualche maniera fa parte del nostro patrimonio, però lo Stato qui è visto come altro da sé, lo Stato è sempre qualcun altro, paradossalmente lo stato non inizia mai da se, questo è il punto.

C'è sicuramente una mancanza del senso civico di interiorizzazione di norme comportamentali corrette e allora il senso dello Stato comincia dalle piccole cose, dal rispetto delle regole per lo sversamento della spazzatura nei cassonetti al rispetto dei semafori, da piccoli gesti, che poi avallano le holding della camorra: l'acquisto di sigarette di contrabbando, di cassette, fino ai grandi gesti come l'abusivismo, il fatto che non si capisca che non tutto il suolo è edificabile è emblematico, sicuramente il cittadino può far molto se interiorizza il senso dello Stato, ma i risultati sono lontani.

Qualche mese fa abbiamo assistito tutti a una campagna elettorale dai toni durissimi, con i candidati impegnati in un "muro contro muro" aspro e senza esclusione di colpi. Alla fine ha vinto chi ha un'idea di stato diversa, diciamo, convivenza con la mafia e la camorra venuta fuori dalla parole di Lunardi, taglio delle scorte ai magistrati e rimozioni gravi, di gente come Tano Grasso, con Caselli, come emblema della magistratura, assediato. Poi la legge sulle rogatorie. Poi quella per il ritorno dei capitali dall'estero…ci racconta come le vive queste sconfitte dello stato, una donna come lei, che tutti i giorni sente, vede e resiste…

Le vivo con grande amarezza, vede, noi abbiamo avuto tre grandi momenti nella storia d'Italia di rivoluzione dal basso, di protesta forte, che hanno sconvolto le regole "negative" dello Stato: subito dopo l'uccisione di Guido Rossa a Genova ucciso dai brigatisti, la gente il partito scesero in piazza contro le Br facendo sentire forte lo Stato, il secondo momento alla morte di Falcone e Borsellino quando tutta Palermo si è ribellata, la Palermo dei lenzuoli bianchi, la terza con il popolo dei fax che protestava per il decreto salva ladri, dell'allora ministro Biondi. Questi sono stato tre grandi momenti civicamente forti, se si esclude Genova dove si protestava per motivi diversi, a me pare che oggi si sia persa l'indignazione, siamo in un momento in cui la gente è disincantata disinteressata, forse non ne può più oppure si è bevuta la storia del mondo bello. Che Palermo non è più indignata se mandano via le scorte, che a Napoli l'imperativo è ancora l'arte dell'arrangiarsi, sebbene nella prima fase dell'era Bassolino, il rinascimento napoletano per capirci, le cose sembravano andare meglio, sono dati di fatto, la realtà è cambiata.

La compagine del presidente Berlusconi che ora governa è alquanto strana, perché il presidente fa coincidere le sue amicizie, i fatti personali con le questioni dello Stato, tutto lo stuolo di avvocati, ne ha portati più di cento in parlamento, segnano un rimescolamento delle carte, non si capisce dove sta il confine tra privato e pubblico, noi assistiamo con amarezza da un lato e dall'altro siamo gli irriducibili, in qualche maniera continuiamo a stare qua a fare il nostro dovere, e anche noi ci chiediamo almeno un milione di volete perché siamo qua?
Per chi e Perché facciamo questo? Forse siamo una razza in via d'estinzione che ancora si ostina ad essere presente perché ritiene che il proprio dovere si faccia nei luoghi del disagio massimo, credo che la nostra storia, la nostra tradizione culturale e politica non può che farci stare qua.

Sono emersi dati molto inquietanti, la scorsa settimana, riguardo alla presenza della criminalità organizzata nel tessuto sociale Italiano: 5200 morti dal 1983 ad oggi, 36.000 miliardi annui spesi dai commercianti per pagare il "pizzo". Non vi sono stati commenti ufficiali a questi dati da parte degli schieramenti politici; nella campagna elettorale, inoltre, almeno a livello nazionale, non ci sembra che nessuno dei due schieramenti abbia posto un accento netto su questo problema. Lei crede che ci sia un abbassamento del livello di attenzione su questo problema oppure é solo una nostra impressione?

Io credo che il problema sicurezza, il problema criminalità, il problema anche morale ampiamente detto, siano tra gli argomenti che hanno fatto distinguere la sinistra almeno quella dell'Ulivo di Prodi, dalla destra. In questo, tangentopoli ci ha dato una mano, credo che questo era il crinale dal quale si guardavano i due schieramenti, e questa battaglia i cittadini l'hanno capita, perché quando si va a chiedere il pizzo quando si entra nel corpo vivo del commerciante muovi la vita delle persone, muovi la vita non un fatto teorico e noi abbiamo parlato a quelle persone per un periodo, siamo stati accanto a loro. Un ragionamento che riguarda il nord come il sud, quest'ultimo in maniera maggiore. Poi, improvvisamente è calata una nebbia, quali siano stati i motivi che hanno colpito anche il mio partito, che hanno allentato la presa, facendo si che la sinistra, tutta la sinistra, rinunciasse a fare battaglie di questo tipo, questo non lo so, forse perché, presi come sono a contarsi le tessere a darsi battaglia sul piano del potere, hanno perso di vista questa questione. Sicuramente la tensione è calata, questo lo sentiamo.

La rimozione di Tano Grasso disegna bene il periodo, lui era l'emblema di quella che non ci stanno, lui aveva fatto una cosa che nel sud non si era mai vista, su questo bisognava lavorare, battersi. La scelta di Ottaviano del Turco presidente all'antimafia è un altro esempio, brava persona, ma non era quello il luogo per una persona di quel tipo, ci volevano altre persone che colpiscono l'immaginario collettivo, che siano d'esempio, vi ricordate il boom dei concorsi in magistratura dopo le inchieste del pool di Milano, di Di Pietro, bisogna dare figure da copiare, figure positive…come lo era stato Violante.

…e partendo proprio dalle dichiarazioni di Violante, un vero esperto di mafia e camorra (ha pubblicato molti libri ed ha guadagnato sul campo questo titolo), che, dopo le frasi equivoche del ministro Lunardi, ha parlato di pericoloso assedio attorno alle spese pubbliche, che piovono dall'Europa verso il meridione, e di un connubio potere-spesa pubblica allarmante, che cosa si può fare per evitarlo?

Sicuramente le regioni devono monitorare con attenzione la destinazione dei finanziamenti, noi su questo territorio per il patto territoriale del "Miglio d'oro" facemmo un protocollo d'intesa sulla legalità con tutte le parti sociali, in procura, lo stesso Bassolino fece con Napolitano allora ministro dell'interno un patto sulla sicurezza regionale. Diciamo anche, che un osservatorio sulla legalità di spesa dei fondi sarebbe utile, un controllo continuo sui cantieri una attenzione precisa a questi, non guasterebbe.

Spesso sento invocare, come soluzione per tutto, nuove leggi fatte apposta, all'occorrenza, e mi trovo a ripetere, l'ho detto anche all'università della legalità, le leggi ci sono non c'è bisogno di chiedere leggi speciali, bisogna applicarle è questo il problema. Che si debbano controllare con attenzione gli esiti dei finanziamenti, ma questo è scritto nel tessuto civile di un paese, non c'è bisogno di una "commissione per", perché così non diventiamo mai un paese normale, abbiamo sempre bisogno di leggi speciali, e sono proprio queste che hanno rovinato il meridione, la legge speciale sul terremoto, la legge speciale sulla cassa del mezzogiorno, noi dobbiamo lavorare per la normalità su più parti.

In fondo, noi veniamo da soli dieci anni di superamento di quel periodo in cui c'era il "partito della spesa pubblica" quello della banda dei quattro come li chiamava Bassolino, e dieci anni sono pochi per cancellare i guasti e per riaccarezzare l'idea della normalità, purtroppo. Dieci anni sono pochi per innestare elementi di immunizzazione della società. L'attenzione deve essere alta, i presupposti per vincere ci sono. Il problema è di dover lavorare in un tessuto frammentato variegato e ancora per larga parte marcio.

Può spiegare cosa è la camorra, a ragazzi della mia età che vivono in altri posti e non la sentono, che non si interessano a questo male o che se lo fanno, ne leggono attraverso i libri di Barbagallo o nei film di Capuano intravedendone solo la punta di un vertice, che ha mani basi e uomini in molta parte della Campania, e che condiziona buona parte della vita di persone che nascono in luoghi caldi come il Napoletano o il Casertano?


Comincerei da Capuano il suoi sono buoni film, anche l'ultimo (Luna Rossa, ndr) è un buon film sulla camorra non oleografico che rende bene l'idea.
Io credo, mi vado convincendo, in certi momenti di straordinaria amarezza, questo è un paese, che solo quest'anno, ha avuto 6 morti ammazzati per camorra e dieci feriti e il settimo morto una settimana fa, quindi si rende conto che i momenti di amarezza sono molti. Io credo che la camorra sia una "categoria dello spirito", perché certi atteggiamenti certi modi di essere sono talmente pervasivi, radicati da far impressione. Le racconto un episodio che rende bene ciò che intendo per categoria dello spirito. Molti anni fa ero presidente di una commissione per gli esame di stato ad Enna e mi capitò fra le persone da esaminare la figlia di due miei amici, che avevano fatto esperienze comunitarie con me. La giudicai per quello che era e lei non ebbe il massimo, questi mi chiamarono e mi chiesero come mai non avevo dato il massimo, risentiti dissero "eppure tu eri nostra amica, potevi chiudere un occhio." C'è una invasione delle coscienze che spiega anche perché i livelli alti non si ribellano, le azioni di protesta, di contrasto sono modeste dal punto di vista numerico.

Tutti abbiamo paura: io vengo accompagnata fino a casa fino alla porta, ed ho paura, ma non per questo rinuncio. Per me, c'è una camorra storica, criminale, quella che fa i grandi affari i grandi traffici, che fa estorsione usura e spaccia, con rappresentanti che sembrano capi di stato per come sono trattati e come sono riveriti, capisce. Questa è la camorra codificata, ma quella che mi spaventa è la piccola camorra, le piccole camorre quelle giornaliere, quella del silenzio quella di chi vede e non denuncia, gli esempi giornalieri, il non t'immischiare il motto contrario a quello di Don Milani e dei giovani americani migliori l'I care, il m'interesso, m'importa, mi faccio carico, che deve venire dalla scuola.

Io le frequento e non perdo occasione per parlare con i bambini per spiegare, far capire. Le racconto un altro episodio, che mi ha riferito un'insegnante: un bambino figlio di camorrista ogni volta che litigava fingeva di tagliare le mani ai bambini, metaforicamente, ne faceva il gesto, la maestra chiamò il padre e gli riferì l'episodio, il padre le disse: io gli ho detto che queste cose non si dicono si fanno e basta. Capisce che l'ambiente familiare condiziona tanto, quel bambino è segnato. Allora l'ente locale, la scuola possono fare, ma bisogna che tutti stiano dalla parte dello Stato e non nel silenzio, attraverso la politica, attraverso l'associazionismo, le parrocchie, possiamo batterli, diversamente il sud è destinato a morire.

Cosa vorrebbe dire a chi cresce ad Ercolano?


È una domanda complicata. Vorrei dire che le radici sono una parte assolutamente indissolubile da noi, è difficile trovare radici in posti lontani da quelli della propria crescita, diciamo la fisicità dei luoghi e il carico di sentimenti che ci condizionano comunque. Io mi batto affinché le persone restino, più che andarsene, e affinché si impegnino.

Sono per una partecipazione alla politica larga, perché se la lasciamo fare ai mercanti agli affaristi, a chi la usa per sé, il nostro paese non sarà mai normale. Dico a tutti di non andarsene da Ercolano. Spesso nelle scuole spiego l'importanza della politica, che è una cosa bellissima, io penso che sia un servizio a termine, un tempo certo, che non deve essere un tempo totalizzante della vita di un individuo. Deve segnare e poi lasciare il testimone. Se tutti danno un mano possiamo farcela, come diceva Gabriel Garcia Marquez: le cose non vanno male perché ci sono i malvagi ma perché i buoni non fanno abbastanza.

Fare politica significa dire al prossimo che non è solo (Cacciari) ci dice che cosa è per lei fare politica, ci racconta il rapporto con il suo partito e la crisi di questo?

Per me è organizzazione della speranza. Io ho iniziato con il volontariato, poi ho fatto il consigliere come indipendente nel Pci, poi mi sono iscritta al Pds. Capisce che la mia era una doppia sfida ad un ambiente sfiduciato ad un paese invivibile, e al fatto che ero donna, che qui, non era certo una facilitazione. Per me l'impegno non è una parola vuota ma una prassi per dirla marxianamente. Stare e portare aiuto in posti in cui ve ne era bisogno. Il punto di riflessione importante per me è stato quando mi è stato chiesto di candidarmi a sindaco quindi di assumere in prima persona un impegno, passare da un impegno modesto e diversificato ad uno importante e specifico. Ho deciso leggendo un testo del libro dei giudici del vecchio testamento. Le riassumo la favola. Gli alberi volevano darsi un re, e cominciarono a consultarsi fra di loro. Chiesero all'ulivo, ma questo disse no, dopo un lunga riflessione, dicendo che già aveva il suo bel da fare con l'oliva a dare olio. Poi si proseguì con il melo ma pure lui non volle rinunciare alla sua funzione, poi il castagno e così via, fino al rovo che accettò subito. Il racconto spiega bene il significato di potere e servizio. La mia generazione si vedeva meglio come ulivo, come castagno, come servizio, rinunciando al potere. Il rovo non sapendo che fare, non sapendo che dare subito accetta di fare il re, per troppo tempo abbiamo lasciato il potere in mano ai rovi. Negli anni abbiamo capito che il potere c'è, il problema è esercitarlo bene, mettendo le mani in pasta e avendo la capacità di tirarle fuori pulite.

Per chi voterà al congresso Ds e perché?


Ho già votato per Berlinguer. Perché la sua idea di partito è molto vicina alla mia. Vede, il partito creato da Occhetto creava uno spazio nuovo per chi veniva da una storia diversa, io sono entrata in quel partito, rimanendo sempre sulle stesse posizioni, quindi sono gli altri che sono venuti nel correntone, a sinistra del partito. Ma non è questione di mozioni, la sinistra ha bisogno di darsi una idea, delle coordinate, delle scelte precise e un'anima, bisogna rileggere e rivisitare il nostro rapporto con la società, se vogliamo continuare ad occupare un ruolo di rilievo.

Com'è il rapporto con il presidente della regione Bassolino e la sua travagliata giunta? Dopo un anno non brillante, con la politica che sembra non evolvere, sempre gli stessi viceré che non consentono cambiamenti, gente come De Mita e Mastella che attraverso i soliti metodi e i soliti ricatti non permettono ad una regione di diventare "normale", che cosa dobbiamo attendere, in che cosa dobbiamo sperare se nemmeno Bassolino porta il cambiamento?

Io credo che ci siano due stagioni e sempre lo stesso Bassolino. La prima stagione era quella del cambiamento che lo vedeva bene a suo agio, il terremoto di tangentopoli che gli dava ragione rispetto alle tante battaglie fatte, il rinnovamento della politica, dove i partiti erano messi da parte erano defilati, soprattutto quei partiti che ora tornano, poi il suo passato degnissimo le sue capacità, la sua giunta era pressoché perfetta, ma questa atmosfera è cambiata non è cambiato Bassolino, la sconfitta di Prodi, dell'ulivo, D'Alema che diventa presidente in quel modo tradendo la sua tradizione, sono cose che si ripercuotono, poi la vittoria delle destre con le botte che queste stanno dando alla magistratura come a certe parti della società, che segnano, soprattutto al sud, con esempi non degni, eccola la seconda fase, ecco perché non si ripete in regione la bella esperienza di Bassolino a Napoli. Comunque lui sta lavorando e sodo, ma le sue buone iniziative vengono scavalcate dai litigi giornalieri e dalle chiacchiere sui giornali. Questa è l'atmosfera, non bella.

Ci racconti il progetto meglio riuscito della sua amministrazione e quello che invece non siete riusciti ad attuare.

Il progetto meglio riuscito e di cui sono orgogliosa perché me ne sono occupata da quando ero consigliere comunale, è lo smantellamento dei campi containers, c'erano centinai di famiglie che vivevano in condizioni pessime, una doppia battaglia, perché la soluzione era legata all'assegnazione degli alloggi popolari, che c'erano, ma erano stati vandalizzati e non avevano le fogne.

Ho lavorato su due fronti: il recupero urbano e l'azione legale e trasparente per l'assegnazione degli alloggi, cosa difficile perché man mano che le famiglie lasciavano il campo, altre famiglie le rimpiazzavano nei container, senza avere nulla a che fare con il sisma.

La cosa meno riuscita è fresca di amarezza, quella di non avere ancora dotato la città di luoghi di aggregazione di socializzazione, perché, solo l'anno prossimo ci consegneranno la casa della cultura, con un teatro di 400 posti, un centro sociale per anziani e una ludoteca per bambini. Purtroppo si tratta di essere amareggiati ancora per un anno, i ritardi burocratici mi hanno vinto.

Ercolano ha il piano regolatore? ci racconta le difficoltà per far passare le regole di crescita urbana, difficili da comprendere nei paesi normali, figuriamoci in una zona di forte crescita, così frammentata, con una umanità eterogenea, così difficile da amministrare?

Sì, ha un piano regolatore, ma questo non arresta l'abusivismo. Pensi, ci sono seimila domande di condono depositate presso l'ufficio tecnico. Ma sono dovute ad un periodo precedente alla mia amministrazione.

In un paese dove il presidente del consiglio ha costruito la sua ascesa su bugie enormi, dove i media sono al suo servizio e un valore come la verità sembra non avere importanza. Che cosa è la verità per una donna di sinistra e per un politico? Che ruolo occupa la verità nella sua vita politica?

Ha un ruolo centrale, perché proprio la verità distingue la mia politica da quelle che si sono avvicendate in questo posto. Spesso con i miei collaboratori ne parlo. Trasparenza e verità hanno avuto un ruolo centrale anche nelle mie campagne elettorali.
"Chi vuole la parola?" era l'invito che l'araldo rivolgeva allo stesso modo a tutti gli ateniesi. Il privilegio della piena umanità era, appunto che ogni cittadino potesse, nell'assemblea popolare, offrire suggerimenti, sollevare dubbi, proporre idee. Era questa in senso letterale, "democrazia diretta".

Nell'Atene di Pericle tutti potevano prendere la parola ed esprimere il loro pensiero, confrontarsi, aprire un dibattito vero e proprio. Si dispiegava interamente il diritto dell'individuo ad una partecipazione concreta, impegnata, determinante che comportava che si assumesse la parresia come misura di tutto l'agire. Quanto di parresia, quanto di verità esprimono oggi le parole della politica? Oggi visto lo sfondo diventa urgente e necessario per i politici parlare il linguaggio della verità. Quale rabbia provoca l'apparizione del Signore delle Comunicazioni che, con il suo sorriso suadente, i modi garbati, la voce carezzevole, da Grande Fratello, vende parola vuote e prostituite, parola false e artificiali, parole costruite e illusorie, le parole della menzogna. Quanto diverso dall'evangelico "gridatelo sui tetti", il dire cioè a voce alta e chiara le idee che devono animare chi si occupa del bene collettivo, i progetti che si intendono realizzare, la capacità al confronto, al dialogo la pazienza nella speranza. Questo è il mio concetto, questo cerco di fare io.

Ero uscito di casa amareggiato dopo le dimissioni di Tano Grasso, vi torno con molta speranza, dopo il colloquio con Luisa Bossa, finché ci saranno donne così, la sinistra potrà ancora sperare, la società potrà ancora ribellarsi, mi vengono in mente le parole di Martin Luther King, "vi scongiuro di essere indignati"…mi viene voglia di gridarlo, ma i cittadini di Ercolano lo sanno già…

Marco Ciriello
 
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