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Intervista
a Luisa Bossa, sindaco di Ercolano - novembre 2001 |
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a cura di Marco Ciriello
L'intervista che presentiamo ha origine dalla lettura
di un piccolo articolo apparso sulla Repubblica, in cui
il sindaco Luisa Bossa denunciava l'assenza dello Stato
nel comune di Ercolano. Abbiamo mandato a Marco Ciriello,
un nostro lettore-collaboratore, delle domande, a cui
lui ne ha aggiunte altre di suo pugno, per realizzare
l'intervista che pubblichiamo qui sotto.
Le parti in neretto sono le domande di Cuntrastamu.
Ringraziamo Marco per l'impegno e ovviamente il sindaco
Luisa Bossa per la disponibilità offerta nei nostri
confronti.
(foto di Enrico Natoli) |
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Non t'immischiare
Apprendo dalla radio, mentre sono in viaggio,
che questa mattina si è dimesso Tano Grasso,
nel paese della memoria di parte e della democrazia
per ceti, i conti si stanno regolando - penso-
. Lo straordinario vento d'innovazione politica
del 1992 si è stemperato di fronte ai baroni
del niente che di nuovo imperano, non è
riuscito a spazzarli via, è stato ingoiato
dal buco nero della memoria che ciclicamente colpisce
l'Italia. Ora c'è una maggioranza che disegna,
disfa e costruisce secondo gli interessi di pochi.
Questo è lo sfondo, il resto è per
qualcuno una tragedia annunciata, per qualcun
altro una divertente commedia. Questa è
l'Italia d'oggi. Con il meridione che viene lasciato
a se stesso ai suoi mali. Se il Cristo di Levi
era riuscito almeno a raggiungere Eboli il nostro
vento d'innovazione politica si è fermato
molto prima del Garigliano. Terra di sconfitte
il meridione, sconfitte ed umiliazioni, terra
di frontiera, che accoglie diseredati ed esporta
disperati. Terra dove il silenzio ha vinto sulla
ragione e sui sentimenti, dove nemmeno più
gli intellettuali parlano e denunciano, terra
di smemorati e di ricattati, dove il lavoro non
ha un domani, dove le occasioni sono privilegio
di pochi. Terra di conquista, terra di dolore.
A contrastare sempre di meno. Così sono
andato dal sindaco di Ercolano, Luisa Bossa, una
donna che tutti i giorni certa di resistere. Qui
dove l'imperativo è non t'immischiare,
il non t'immischiare tante volte ripetuto dalle
mamme a Napoli come Palermo a Bari come a Reggio,
il non t'immischiare che la mamma raccomanda al
professore di "a ciascuno il suo" di
Sciascia
***
ERCOLANO. La bellezza delle sue ville, i suoi
scavi, la sua storia, i numerosi turisti che la
visitano, la gente che canta per strada con la
scioltezza dell'abitudine, il suo aspetto, sembrano
una scenografia fatta a posta per velare le brutture
la decadenza sociale e la profonda radicalizzazione
della camorra. Ercolano ha i palazzi dai colori
sgargianti, che si contendono con le strade, che
sono lingue nere bitorzolute e sconnesse (sono
pavimentate con le pietre di lava, ndr) l'ultimo
sguardo. La gente scivola tranquilla tra il traffico
e il sole caldo di un autunno che sembra non voler
smettere. Quasi sessantamila abitanti, di cui
un terzo orbita all'interno dell'economia della
camorra, due famiglie a spartirsi la città:
i Birra e gli Ascione, il loro è un vero
dominio militare, con scontri efferati e con una
diversificazione degli interessi: si va dal traffico
degli stupefacenti, alle armi e ai diamanti, tanto
da far parlare di processi di "mafiosizzazione"
del territorio. Sulle macerie delle sconfitte
passate, sull'abitudine consolidata del non t'immischiare,
sul rifiuto dello Stato e delle regole, sta lavorando
Luisa Bossa, sindaco Ds al secondo mandato, eletto
sempre al primo turno, insegnante. Presenza sofisticata
e gentile, pronta e disponibile con tutti. Parlando
con lei, viene voglia d'interessarsi, d'immischiarsi
.
Abbiamo letto in un piccolo
articolo, apparso sulla "Repubblica",
la sua denuncia sull'assenza dello Stato nel comune
di Ercolano. Qual é la situazione attuale?
La situazione è migliorata, dopo il mio
grido di allarme, lo Stato ha risposto. Ho avuto
due telefonate dal ministro dell'interno e dal
suo capo di gabinetto che hanno preso a cuore
la situazione, e sul territorio hanno raddoppiato
la presenza delle forze dell'ordine. La deterrenza
serve, serve la prevenzione, serve anche il controllo
del territorio ma tutto questo non basta perché
una città sia più sicura e cresca
in maniera positiva, sia più civile e socialmente
più evoluta, sono altri i fattori di evoluzione
di una città.
Cosa possono fare i cittadini
per agevolare lo Stato nel combattere la criminalità
organizzata?
Che significa concretamente l'espressione "presenza
dello Stato" nella vita di un cittadino qualunque?
Io credo che il cittadino almeno qui nella nostra
città, ma po' in tutto il sud, non abbia
molto forte il senso dello Stato, sarà
anche una questione storica sarà anche
una questione che in qualche maniera fa parte
del nostro patrimonio, però lo Stato qui
è visto come altro da sé, lo Stato
è sempre qualcun altro, paradossalmente
lo stato non inizia mai da se, questo è
il punto.
C'è sicuramente una mancanza del senso
civico di interiorizzazione di norme comportamentali
corrette e allora il senso dello Stato comincia
dalle piccole cose, dal rispetto delle regole
per lo sversamento della spazzatura nei cassonetti
al rispetto dei semafori, da piccoli gesti, che
poi avallano le holding della camorra: l'acquisto
di sigarette di contrabbando, di cassette, fino
ai grandi gesti come l'abusivismo, il fatto che
non si capisca che non tutto il suolo è
edificabile è emblematico, sicuramente
il cittadino può far molto se interiorizza
il senso dello Stato, ma i risultati sono lontani.
Qualche mese fa abbiamo
assistito tutti a una campagna elettorale dai
toni durissimi, con i candidati impegnati in un
"muro contro muro" aspro e senza esclusione
di colpi. Alla
fine ha vinto chi ha un'idea di stato diversa,
diciamo, convivenza con la mafia e la camorra
venuta fuori dalla parole di Lunardi, taglio delle
scorte ai magistrati e rimozioni gravi, di gente
come Tano Grasso, con Caselli, come emblema della
magistratura, assediato. Poi la legge sulle rogatorie.
Poi quella per il ritorno dei capitali dall'estero
ci
racconta come le vive queste sconfitte dello stato,
una donna come lei, che tutti i giorni sente,
vede e resiste
Le vivo con grande amarezza, vede, noi abbiamo
avuto tre grandi momenti nella storia d'Italia
di rivoluzione dal basso, di protesta forte, che
hanno sconvolto le regole "negative"
dello Stato: subito dopo l'uccisione di Guido
Rossa a Genova ucciso dai brigatisti, la gente
il partito scesero in piazza contro le Br facendo
sentire forte lo Stato, il secondo momento alla
morte di Falcone e Borsellino quando tutta Palermo
si è ribellata, la Palermo dei lenzuoli
bianchi, la terza con il popolo dei fax che protestava
per il decreto salva ladri, dell'allora ministro
Biondi. Questi sono stato tre grandi momenti civicamente
forti, se si esclude Genova dove si protestava
per motivi diversi, a me pare che oggi si sia
persa l'indignazione, siamo in un momento in cui
la gente è disincantata disinteressata,
forse non ne può più oppure si è
bevuta la storia del mondo bello. Che Palermo
non è più indignata se mandano via
le scorte, che a Napoli l'imperativo è
ancora l'arte dell'arrangiarsi, sebbene nella
prima fase dell'era Bassolino, il rinascimento
napoletano per capirci, le cose sembravano andare
meglio, sono dati di fatto, la realtà è
cambiata.
La compagine del presidente Berlusconi che ora
governa è alquanto strana, perché
il presidente fa coincidere le sue amicizie, i
fatti personali con le questioni dello Stato,
tutto lo stuolo di avvocati, ne ha portati più
di cento in parlamento, segnano un rimescolamento
delle carte, non si capisce dove sta il confine
tra privato e pubblico, noi assistiamo con amarezza
da un lato e dall'altro siamo gli irriducibili,
in qualche maniera continuiamo a stare qua a fare
il nostro dovere, e anche noi ci chiediamo almeno
un milione di volete perché siamo qua?
Per chi e Perché facciamo questo? Forse
siamo una razza in via d'estinzione che ancora
si ostina ad essere presente perché ritiene
che il proprio dovere si faccia nei luoghi del
disagio massimo, credo che la nostra storia, la
nostra tradizione culturale e politica non può
che farci stare qua.
Sono emersi dati molto inquietanti,
la scorsa settimana, riguardo alla presenza della
criminalità organizzata nel tessuto sociale
Italiano: 5200 morti dal 1983 ad oggi, 36.000
miliardi annui spesi dai commercianti per pagare
il "pizzo". Non vi sono stati commenti
ufficiali a questi dati da parte degli schieramenti
politici; nella campagna elettorale, inoltre,
almeno a livello nazionale, non ci sembra che
nessuno dei due schieramenti abbia posto un accento
netto su questo problema. Lei crede che ci sia
un abbassamento del livello di attenzione su questo
problema oppure é solo una nostra impressione?
Io credo che il problema sicurezza, il problema
criminalità, il problema anche morale ampiamente
detto, siano tra gli argomenti che hanno fatto
distinguere la sinistra almeno quella dell'Ulivo
di Prodi, dalla destra. In questo, tangentopoli
ci ha dato una mano, credo che questo era il crinale
dal quale si guardavano i due schieramenti, e
questa battaglia i cittadini l'hanno capita, perché
quando si va a chiedere il pizzo quando si entra
nel corpo vivo del commerciante muovi la vita
delle persone, muovi la vita non un fatto teorico
e noi abbiamo parlato a quelle persone per un
periodo, siamo stati accanto a loro. Un ragionamento
che riguarda il nord come il sud, quest'ultimo
in maniera maggiore. Poi, improvvisamente è
calata una nebbia, quali siano stati i motivi
che hanno colpito anche il mio partito, che hanno
allentato la presa, facendo si che la sinistra,
tutta la sinistra, rinunciasse a fare battaglie
di questo tipo, questo non lo so, forse perché,
presi come sono a contarsi le tessere a darsi
battaglia sul piano del potere, hanno perso di
vista questa questione. Sicuramente la tensione
è calata, questo lo sentiamo.
La rimozione di Tano Grasso disegna bene il periodo,
lui era l'emblema di quella che non ci stanno,
lui aveva fatto una cosa che nel sud non si era
mai vista, su questo bisognava lavorare, battersi.
La scelta di Ottaviano del Turco presidente all'antimafia
è un altro esempio, brava persona, ma non
era quello il luogo per una persona di quel tipo,
ci volevano altre persone che colpiscono l'immaginario
collettivo, che siano d'esempio, vi ricordate
il boom dei concorsi in magistratura dopo le inchieste
del pool di Milano, di Di Pietro, bisogna dare
figure da copiare, figure positive
come lo
era stato Violante.
e partendo proprio
dalle dichiarazioni di Violante, un vero esperto
di mafia e camorra (ha pubblicato molti libri
ed ha guadagnato sul campo questo titolo), che,
dopo le frasi equivoche del ministro Lunardi,
ha parlato di pericoloso assedio attorno alle
spese pubbliche, che piovono dall'Europa verso
il meridione, e di un connubio potere-spesa pubblica
allarmante, che cosa si può fare per evitarlo?
Sicuramente le regioni devono monitorare con attenzione
la destinazione dei finanziamenti, noi su questo
territorio per il patto territoriale del "Miglio
d'oro" facemmo un protocollo d'intesa sulla
legalità con tutte le parti sociali, in
procura, lo stesso Bassolino fece con Napolitano
allora ministro dell'interno un patto sulla sicurezza
regionale. Diciamo anche, che un osservatorio
sulla legalità di spesa dei fondi sarebbe
utile, un controllo continuo sui cantieri una
attenzione precisa a questi, non guasterebbe.
Spesso sento invocare, come soluzione per tutto,
nuove leggi fatte apposta, all'occorrenza, e mi
trovo a ripetere, l'ho detto anche all'università
della legalità, le leggi ci sono non c'è
bisogno di chiedere leggi speciali, bisogna applicarle
è questo il problema. Che si debbano controllare
con attenzione gli esiti dei finanziamenti, ma
questo è scritto nel tessuto civile di
un paese, non c'è bisogno di una "commissione
per", perché così non diventiamo
mai un paese normale, abbiamo sempre bisogno di
leggi speciali, e sono proprio queste che hanno
rovinato il meridione, la legge speciale sul terremoto,
la legge speciale sulla cassa del mezzogiorno,
noi dobbiamo lavorare per la normalità
su più parti.
In fondo, noi veniamo da soli dieci anni di superamento
di quel periodo in cui c'era il "partito
della spesa pubblica" quello della banda
dei quattro come li chiamava Bassolino, e dieci
anni sono pochi per cancellare i guasti e per
riaccarezzare l'idea della normalità, purtroppo.
Dieci anni sono pochi per innestare elementi di
immunizzazione della società. L'attenzione
deve essere alta, i presupposti per vincere ci
sono. Il problema è di dover lavorare in
un tessuto frammentato variegato e ancora per
larga parte marcio.
Può spiegare cosa
è la camorra, a ragazzi della mia età
che vivono in altri posti e non la sentono, che
non si interessano a questo male o che se lo fanno,
ne leggono attraverso i libri di Barbagallo o
nei film di Capuano intravedendone solo la punta
di un vertice, che ha mani basi e uomini in molta
parte della Campania, e che condiziona buona parte
della vita di persone che nascono in luoghi caldi
come il Napoletano o il Casertano?
Comincerei da Capuano il suoi sono buoni film,
anche l'ultimo (Luna Rossa, ndr) è
un buon film sulla camorra non oleografico che
rende bene l'idea.
Io credo, mi vado convincendo, in certi momenti
di straordinaria amarezza, questo è un
paese, che solo quest'anno, ha avuto 6 morti ammazzati
per camorra e dieci feriti e il settimo morto
una settimana fa, quindi si rende conto che i
momenti di amarezza sono molti. Io credo che la
camorra sia una "categoria dello spirito",
perché certi atteggiamenti certi modi di
essere sono talmente pervasivi, radicati da far
impressione. Le racconto un episodio che rende
bene ciò che intendo per categoria dello
spirito. Molti anni fa ero presidente di una commissione
per gli esame di stato ad Enna e mi capitò
fra le persone da esaminare la figlia di due miei
amici, che avevano fatto esperienze comunitarie
con me. La giudicai per quello che era e lei non
ebbe il massimo, questi mi chiamarono e mi chiesero
come mai non avevo dato il massimo, risentiti
dissero "eppure tu eri nostra amica, potevi
chiudere un occhio." C'è una invasione
delle coscienze che spiega anche perché
i livelli alti non si ribellano, le azioni di
protesta, di contrasto sono modeste dal punto
di vista numerico.
Tutti abbiamo paura: io vengo accompagnata fino
a casa fino alla porta, ed ho paura, ma non per
questo rinuncio. Per me, c'è una camorra
storica, criminale, quella che fa i grandi affari
i grandi traffici, che fa estorsione usura e spaccia,
con rappresentanti che sembrano capi di stato
per come sono trattati e come sono riveriti, capisce.
Questa è la camorra codificata, ma quella
che mi spaventa è la piccola camorra, le
piccole camorre quelle giornaliere, quella del
silenzio quella di chi vede e non denuncia, gli
esempi giornalieri, il non t'immischiare il motto
contrario a quello di Don Milani e dei giovani
americani migliori l'I care, il m'interesso,
m'importa, mi faccio carico, che deve venire dalla
scuola.
Io le frequento e non perdo occasione per parlare
con i bambini per spiegare, far capire. Le racconto
un altro episodio, che mi ha riferito un'insegnante:
un bambino figlio di camorrista ogni volta che
litigava fingeva di tagliare le mani ai bambini,
metaforicamente, ne faceva il gesto, la maestra
chiamò il padre e gli riferì l'episodio,
il padre le disse: io gli ho detto che queste
cose non si dicono si fanno e basta. Capisce che
l'ambiente familiare condiziona tanto, quel bambino
è segnato. Allora l'ente locale, la scuola
possono fare, ma bisogna che tutti stiano dalla
parte dello Stato e non nel silenzio, attraverso
la politica, attraverso l'associazionismo, le
parrocchie, possiamo batterli, diversamente il
sud è destinato a morire.
Cosa vorrebbe dire a chi cresce ad Ercolano?
È una domanda complicata. Vorrei dire che
le radici sono una parte assolutamente indissolubile
da noi, è difficile trovare radici in posti
lontani da quelli della propria crescita, diciamo
la fisicità dei luoghi e il carico di sentimenti
che ci condizionano comunque. Io mi batto affinché
le persone restino, più che andarsene,
e affinché si impegnino.
Sono per una partecipazione alla politica larga,
perché se la lasciamo fare ai mercanti
agli affaristi, a chi la usa per sé, il
nostro paese non sarà mai normale. Dico
a tutti di non andarsene da Ercolano. Spesso nelle
scuole spiego l'importanza della politica, che
è una cosa bellissima, io penso che sia
un servizio a termine, un tempo certo, che non
deve essere un tempo totalizzante della vita di
un individuo. Deve segnare e poi lasciare il testimone.
Se tutti danno un mano possiamo farcela, come
diceva Gabriel Garcia Marquez: le cose non vanno
male perché ci sono i malvagi ma perché
i buoni non fanno abbastanza.
Fare politica significa
dire al prossimo che non è solo (Cacciari)
ci dice che cosa è per lei fare politica,
ci racconta il rapporto con il suo partito e la
crisi di questo?
Per me è organizzazione della speranza.
Io ho iniziato con il volontariato, poi ho fatto
il consigliere come indipendente nel Pci, poi
mi sono iscritta al Pds. Capisce che la mia era
una doppia sfida ad un ambiente sfiduciato ad
un paese invivibile, e al fatto che ero donna,
che qui, non era certo una facilitazione. Per
me l'impegno non è una parola vuota ma
una prassi per dirla marxianamente. Stare e portare
aiuto in posti in cui ve ne era bisogno. Il punto
di riflessione importante per me è stato
quando mi è stato chiesto di candidarmi
a sindaco quindi di assumere in prima persona
un impegno, passare da un impegno modesto e diversificato
ad uno importante e specifico. Ho deciso leggendo
un testo del libro dei giudici del vecchio testamento.
Le riassumo la favola. Gli alberi volevano darsi
un re, e cominciarono a consultarsi fra di loro.
Chiesero all'ulivo, ma questo disse no, dopo un
lunga riflessione, dicendo che già aveva
il suo bel da fare con l'oliva a dare olio. Poi
si proseguì con il melo ma pure lui non
volle rinunciare alla sua funzione, poi il castagno
e così via, fino al rovo che accettò
subito. Il racconto spiega bene il significato
di potere e servizio. La mia generazione si vedeva
meglio come ulivo, come castagno, come servizio,
rinunciando al potere. Il rovo non sapendo che
fare, non sapendo che dare subito accetta di fare
il re, per troppo tempo abbiamo lasciato il potere
in mano ai rovi. Negli anni abbiamo capito che
il potere c'è, il problema è esercitarlo
bene, mettendo le mani in pasta e avendo la capacità
di tirarle fuori pulite.
Per chi voterà al congresso Ds e perché?
Ho già votato per Berlinguer. Perché
la sua idea di partito è molto vicina alla
mia. Vede, il partito creato da Occhetto creava
uno spazio nuovo per chi veniva da una storia
diversa, io sono entrata in quel partito, rimanendo
sempre sulle stesse posizioni, quindi sono gli
altri che sono venuti nel correntone, a sinistra
del partito. Ma non è questione di mozioni,
la sinistra ha bisogno di darsi una idea, delle
coordinate, delle scelte precise e un'anima, bisogna
rileggere e rivisitare il nostro rapporto con
la società, se vogliamo continuare ad occupare
un ruolo di rilievo.
Com'è il rapporto
con il presidente della regione Bassolino e la
sua travagliata giunta? Dopo un anno non brillante,
con la politica che sembra non evolvere, sempre
gli stessi viceré che non consentono cambiamenti,
gente come De Mita e Mastella che attraverso i
soliti metodi e i soliti ricatti non permettono
ad una regione di diventare "normale",
che cosa dobbiamo attendere, in che cosa dobbiamo
sperare se nemmeno Bassolino porta il cambiamento?
Io credo che ci siano due stagioni e sempre lo
stesso Bassolino. La prima stagione era quella
del cambiamento che lo vedeva bene a suo agio,
il terremoto di tangentopoli che gli dava ragione
rispetto alle tante battaglie fatte, il rinnovamento
della politica, dove i partiti erano messi da
parte erano defilati, soprattutto quei partiti
che ora tornano, poi il suo passato degnissimo
le sue capacità, la sua giunta era pressoché
perfetta, ma questa atmosfera è cambiata
non è cambiato Bassolino, la sconfitta
di Prodi, dell'ulivo, D'Alema che diventa presidente
in quel modo tradendo la sua tradizione, sono
cose che si ripercuotono, poi la vittoria delle
destre con le botte che queste stanno dando alla
magistratura come a certe parti della società,
che segnano, soprattutto al sud, con esempi non
degni, eccola la seconda fase, ecco perché
non si ripete in regione la bella esperienza di
Bassolino a Napoli. Comunque lui sta lavorando
e sodo, ma le sue buone iniziative vengono scavalcate
dai litigi giornalieri e dalle chiacchiere sui
giornali. Questa è l'atmosfera, non bella.
Ci racconti il progetto
meglio riuscito della sua amministrazione e quello
che invece non siete riusciti ad attuare.
Il progetto meglio riuscito e di cui sono orgogliosa
perché me ne sono occupata da quando ero
consigliere comunale, è lo smantellamento
dei campi containers, c'erano centinai di famiglie
che vivevano in condizioni pessime, una doppia
battaglia, perché la soluzione era legata
all'assegnazione degli alloggi popolari, che c'erano,
ma erano stati vandalizzati e non avevano le fogne.
Ho lavorato su due fronti: il recupero urbano
e l'azione legale e trasparente per l'assegnazione
degli alloggi, cosa difficile perché man
mano che le famiglie lasciavano il campo, altre
famiglie le rimpiazzavano nei container, senza
avere nulla a che fare con il sisma.
La cosa meno riuscita è fresca di amarezza,
quella di non avere ancora dotato la città
di luoghi di aggregazione di socializzazione,
perché, solo l'anno prossimo ci consegneranno
la casa della cultura, con un teatro di 400 posti,
un centro sociale per anziani e una ludoteca per
bambini. Purtroppo si tratta di essere amareggiati
ancora per un anno, i ritardi burocratici mi hanno
vinto.
Ercolano ha il piano regolatore?
ci racconta le difficoltà per far passare
le regole di crescita urbana, difficili da comprendere
nei paesi normali, figuriamoci in una zona di
forte crescita, così frammentata, con una
umanità eterogenea, così difficile
da amministrare?
Sì, ha un piano regolatore, ma questo non
arresta l'abusivismo. Pensi, ci sono seimila domande
di condono depositate presso l'ufficio tecnico.
Ma sono dovute ad un periodo precedente alla mia
amministrazione.
In un paese dove il
presidente del consiglio ha costruito la sua ascesa
su bugie enormi, dove i media sono al suo servizio
e un valore come la verità sembra non avere
importanza. Che cosa è la verità
per una donna di sinistra e per un politico? Che
ruolo occupa la verità nella sua vita politica?
Ha un ruolo centrale, perché proprio la
verità distingue la mia politica da quelle
che si sono avvicendate in questo posto. Spesso
con i miei collaboratori ne parlo. Trasparenza
e verità hanno avuto un ruolo centrale
anche nelle mie campagne elettorali.
"Chi vuole la parola?" era l'invito
che l'araldo rivolgeva allo stesso modo a tutti
gli ateniesi. Il privilegio della piena umanità
era, appunto che ogni cittadino potesse, nell'assemblea
popolare, offrire suggerimenti, sollevare dubbi,
proporre idee. Era questa in senso letterale,
"democrazia diretta".
Nell'Atene di Pericle tutti potevano prendere
la parola ed esprimere il loro pensiero, confrontarsi,
aprire un dibattito vero e proprio. Si dispiegava
interamente il diritto dell'individuo ad una partecipazione
concreta, impegnata, determinante che comportava
che si assumesse la parresia come misura di tutto
l'agire. Quanto di parresia, quanto di verità
esprimono oggi le parole della politica? Oggi
visto lo sfondo diventa urgente e necessario per
i politici parlare il linguaggio della verità.
Quale rabbia provoca l'apparizione del Signore
delle Comunicazioni che, con il suo sorriso suadente,
i modi garbati, la voce carezzevole, da Grande
Fratello, vende parola vuote e prostituite, parola
false e artificiali, parole costruite e illusorie,
le parole della menzogna. Quanto diverso dall'evangelico
"gridatelo sui tetti", il dire cioè
a voce alta e chiara le idee che devono animare
chi si occupa del bene collettivo, i progetti
che si intendono realizzare, la capacità
al confronto, al dialogo la pazienza nella speranza.
Questo è il mio concetto, questo cerco
di fare io.
Ero uscito di casa amareggiato dopo le dimissioni
di Tano Grasso, vi torno con molta speranza, dopo
il colloquio con Luisa Bossa, finché ci
saranno donne così, la sinistra potrà
ancora sperare, la società potrà
ancora ribellarsi, mi vengono in mente le parole
di Martin Luther King, "vi scongiuro di essere
indignati"
mi viene voglia di gridarlo,
ma i cittadini di Ercolano lo sanno già
Marco Ciriello
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